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Siamo tutte Beth Harmon? Tutte regine di strategia

Beth Harmon - ragazza e scacchiera
C’è di più in una partita a scacchi – By Rhalf Ryan Gejon

Beth Harmon? Ovvero, vogliamo tutte essere regine di strategia. Tante donne allo specchio per riconoscersi in Beth, alias Anya. Così uguali e così diverse da Tiffany o dalla beata toscana?!

Beth Harmon

Durante una gara di scacchi il campione deve essere una combinazione tra un monaco buddista e una tigre siberiana…

Beth Harmon - tigre
Nulla da aggiungere

e allora non possiamo che riconoscerci, immedesimarci e tifare dal primo momento che vediamo passare sullo schermo il visino dell’orfanella pluripremiata: Beth Harmon.
Nella mini serie TV Netflix: “la regina di scacchi” vengono immaginate la vita e le sfide di una campionessa statunitense di scacchi a metà del ‘900.
Una reinterpretazione della vita travagliata dell’autore dello stesso romanzo “the Queens gambit” degli anni ’80, Walter Tevis. Dalle cui proiezioni l’attrice Anya Taylor-Joy fa ribrillare la sua storia sugli schermi TV di tutte le case.

La scacchiera – By W.Bajda

The gambit da copiare

Ancora meglio qualcuno aspetterà fino alla fine di vedere sperimentato il suo gambetto, the gambit, da copiare, solo se si ha cautela: attenzione, ci vuole fegato! Se non lo avete, procuratevi qualche pastiglia. O almeno una scacchiera. Provate! Gli scacchi come la vita, la scacchiera come una tavolozza immaginaria che ci accompagna e ci insegna a muoverci passo dopo passo tra tranelli, mosse vincenti, avversari e controllo di noi stessi. Ossessioni, distruzioni, auto-sabotaggi, passeggeri e paure momentanee comprese. Alleniamoci allora tra fantastiche scenografie, abiti sdruciti da orfanotrofio e vestiti da dive, acconciature da star e recitazioni perfette. Il tutto nella brillante cornice tra USA e Russia degli anni ’60 che solo registi come Scott Frank e Allan Scott hanno reso epici con dialoghi e colonne sonore da hit. Un vero tormentone da quarantena!

“Whatever it takes!”

Racconto di formazione, ma non solo. È la storia che vogliamo cogliere in questo periodo. Whatever it takes, a tutti i costi, con tutte le forze. Gli scacchi e la vita hanno bisogno di crescita, genio-sregolatezza, di costanza e amore, di ossessioni delle mente ed esercizio della testa, così dicono. Sì, infatti, la protagonista non lascia nulla al caso, nulla le sfugge quando è padrona di sé stessa. Lotta per amore di un’idea, per riscattarsi, per superare gli uomini e i russi nei loro giochi. E le piace tantissimo!


Autodidatta, cresciuta in un orfanotrofio trova la sua forza nella logica di un gioco che le viene insegnato di nascosto dal custode del palazzone dove è costretta a vivere nell’attesa che qualche famiglia la adotti.
Forse i geni non mentono, forse quel che siamo in procinto di diventare poi lo diventiamo in tutti i casi, circostanze esterne incluse. L’ eterno divenire, le nostre infinite lotte karmiche. I blocchi che le impone la società saranno per lei una fonte di ispirazione, di rinascita e vittoria.

Non vince solo lei

Non vince solo lei. Vinciamo noi con lei attraverso un percorso di purificazione, introspezione, riscatto, di lotta di classe, di genere. Vincono tutte le Beth che ancora non sanno che a breve vinceranno. Vincono il perfezionismo, la tenacia, l’audacia, il self control ma soprattutto il coraggio di cambiare!
In fondo è solo un gioco, o no?