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Si viaggiare evitando le buche più dure. Dolcemente viaggiare

Si viaggiare. Certamente non volare , ma viaggiare…

Si viaggiare. Lui saprebbe cosa fare, lui saprebbe come aggiustare, con un cacciavite in mano fa miracoli. Si viaggiare , dolcemente viaggiare. Una coppia Alessandro e Irene. Una scelta di vita per due. Una casa viaggiante costruita con un cacciavite in mano e come residenza: il mondo. Citiamo Battisti perchè in “si viaggiare”, c’è l’essenza di questo racconto e della scelta di vita di due ragazzi.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle…

La testa appoggiata sulla recinzione di un campetto dismesso. Nella rete stracciata della porta si è incastrato un foglio di giornale sbiadito che annuncia la caduta del Governo. Da una parte la valle di Loreto con la sua Basilica, dall’altra Recanati, la città Natale di Giacomo Leopardi. Se qui non si fosse scritto “Sempre caro mi fu quest’ermo colle” la mia penna scorrerebbe densa d’inchiostro,invece, provo imbarazzo e inferiorità, lo ammetto.

Si viaggiare sul furgone restaurato

Viaggio senza sosta da 15 giorni sul furgoncino Volkswagen che ho pazientemente restaurato insieme alla mia compagna di tutto. Tre i mesi necessari per completare il lavoro, molte le notti insonni accompagnati dalla paura di non farcela. Restaurare è arte di perseveranza e pazienza, affari a cui noi giovani non siamo più avvezzi. Il lavoro finito lo abbiamo contemplato il necessario, mano nella mano, poi siamo montati su perché avevamo un’impellenza da ascoltare: scoprire tutte le regioni italiane in un viaggio unico, senza limiti di tempo.

La felicità di Irene

D’altronde, si rifletteva con Irene, come è possibile che si sia visto un’isola deserta in Cambogia e mai la costiera amalfitana? Talvolta, i viaggi nascono dai paradossi che la vita ci offre. Prima Umbria, adesso Marche e poi via verso sud, musica scema e finestrino abbassato. È l’estate più zingara della nostra vita.

Si viaggiare dando un senso alla vita

Vivere in van. O meglio, vivere su un furgoncino Volkswagen anni 80. Vivere la vita. Assurdo a pensarci: a 18 ho cercato il senso della mia esistenza nelle doppio malto ,un po’ per gioco e parecchio per inquietudine giovanile. A 20 negli stadi strillando all’arbitro che sua madre era una poco di buono, poi nel lavoro senza sosta, azzerando la mia vita per la causa di qualcun altro. Chi poteva immaginare mi stesse aspettando, il senso intendo, su quattro ruote tedesche?

Non ho una meta, ma il cielo è casa mia

La verità è che adesso che non ho meta, che tutti i cieli sono casa mia, io mi sento padrone della mia esistenza più di quando avevo il contratto indeterminato. Provo una sensazione potente, quasi da vertigini. 

Il van è libertà estrema, banalità, lo so bene. Ma badate bene, libertà è quando la senti, non quando la scrivi. Ogni mia riga non sarebbe sufficiente a spiegarvi quella sensazione. Vivere qui sopra fa di un parcheggio, un bosco, una vigna, un campo di girasoli, casa tua. Dal finestrino osservi ogni sera la nuova veduta da casa tua. 

Vivere in van è riconsiderare il tuo rapporto con l’acqua. Ogni goccia diventa sacra nel serbatoio, così come dovrebbe essere ogni giorno nella nostra esistenza. 

Si viaggiare anche per questo

Per la strada si incontrano persone amichevoli, perché il furgoncino muove una curiosità spontanea. Osservare le facce stupite di chi vede l’arredamento interno ci fa sorridere di gioia. Conosciamo ogni goccia di sudore versata qui dentro e i complimenti della gente sono risarcimento degno alla fatica spesa. Ci piace accogliere su chi lo desidera. Davanti ad un bicchiere di vino locale si impara che non sempre la parola sconosciuto significa pericolo. Vivere e imparare, siamo in viaggio per questo. L’unica fissa dimora che abbiamo è la felicità.