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Si dice “ amico per la pelle”, ma s’intende il sapone!

Un po’di DNA

Il sapone è il prodotto di una reazione chimica dovuta a due differenti sostanze: una grassa di origine animale o vegetale e l’altra alcalina. La reazione di queste due sostanze genera una nuova molecola organica (anfipatica, per gli addetti ai lavori), la cui proprietà è quella di interagire sia con molecole amanti dell’acqua (idrofile) che con molecole che la odiano (idrofobiche).  

La combinazione di queste proprietà permette alla molecola di “catturare” lo sporco.

Immaginate, grossomodo, la forma di un girino.

La “coda” respinge lo sporco sino alla “testa” che invece lo ingloba. Il tutto viene portato via.

Origine e storia del sapone

L’uso  del  sapone risale  agli antichi  sumeri, nel 2200 A. C.

 E’ stata infatti rinvenuta una tavoletta scritta in caratteri cuneiformi  contenente una ricetta che indicava  gli ingredienti del primo sapone di cui si abbia traccia:  oli vegetali, precisamente  olio di cassia,  e sostanze alcaline.  Da allora  le testimonianze sull’impiego del sapone si trovano un po’ ovunque, sia ad Oriente che a Occidente.

Ad esempio, nel I sec. D.C., abbiamo i resoconti di Plinio il Vecchio che riporta come i Germani chiamassero bukete,da cui bucato,  la tinozza dove i legionari erano soliti lavare i vestiti.

I Germani stessi ripulivano le proprie chiome e barbe con una miscela di cenere di faggio aggiunta a grasso di animale.

Marziale ci riferisce invece come le matrone usassero il sapo”, che grazie ad una sovrabbondanza  di cenere alcalina,  schiariva le capigliature.

Nell’era antica, quindi, il sapone era largamente diffuso.

Con la caduta dell’ Impero Romano e la conseguente disgregazione delle infrastrutture, si determina un progressivo abbandono dell’igiene personale.

Questo vale solamente per l’Occidente Cristiano.

Le teorie anti sapone ..

Alla fine del 1400 nacque addirittura una teoria secondo cui l’acqua  e, ancor di più il sapone, erano fortemente deleteri e quindi da evitare.

Soprattutto l’acqua calda  apriva i pori e permette l’ingresso di miasmi mefitici e mortiferi, veicolo di malattie quali il vaiolo e il colera.

Abbiamo molti aneddoti drammaticamente divertenti attorno all’igiene personale.

Una cronaca risalente alla fine del ‘400 riferisce come nobili inglesi, giunti alla corte spagnola per un matrimonio, si siano presentati con abiti appropriati all’evento ma indossati sin dal giorno della partenza dall’ Inghilterra.

Le critiche sono rivolte esclusivamente ai loro vestiti  sporchi, macchiati di fango e sudore mentre non si accenna agli effluvi corporali: chiaro segno di una certa “tolleranza” riguardo al corpo.

Ancora.

“Il Re puzza come una carogna” – dice di Enrico IV la sua ex favorita, forse anche spinta dal fatto che il sovrano ha deciso di sposare  Maria De Medici (1600).

Sappiamo che spulciare e spidocchiare sono attività perfettamente accettate anche dalla buona società.

Le mode si evolvono mentre vestiti stretti, le camicie all’ultimo grido,  impongono ulteriori sudorazioni.

Ma la “teoria dei pori” è più forte del naso.

..e quelle pro pulizia

Tuttavia,  nel 1810, il  “Trattato elementare di chimica generale” ad opera  del professor Brugnatelli, chiarisce come gli esseri viventi assumano ossigeno attraverso i pori che quindi vanno mantenuti puliti e pervi. Giungiamo a Vienna nel 1847, quando Ignac Semmelweis dimostrò che la febbre puerperale non era altro che il risultato delle mani sporche.

Finalmente nel 1861 nasce il sapone per pulire ed igienizzare il proprio corpo: l’evento non è legato alla solerzia igienica dei popoli ma alla  guerra di Secessione americana.

I soldati del Nord venivano dotati, anche di una saponetta. La gara per la fornitura viene vinta da una piccola fabbrica a conduzione famigliare: Procter& Gamble, due cognati che impressero, finita la guerra, i loro nomi sulle saponette.  Oggi quella fabbrica fattura 79,7 miliari di dollari.

In Europa è invece la Francia ad imporsi nella produzione industriale del sapone.

Il sapone fatto in casa

Quei tempi sono ormai lontani  e, nonostante tutti i problemi che affliggono la vita quotidiana, possiamo almeno rasserenarci notando la vasta offerta di saponi a nostra disposizione.

Fare il sapone in casa può essere un passatempo divertente, magari per favorire nei nostri bambini l’abitudine a lavarsi le mani.

La saponificazione a caldo è un processo piuttosto pericoloso perché richiede alte temperature e soda caustica, quindi assolutamente sconsigliabile.

Diversa è  la saponificazione a freddo con base di glicerina: divertente e facile, è esente da  rischi.

I materiali per fare graziose saponette trasparenti e colorate sono facilmente reperibili in casa o sul Web: molti siti vendono la base di glicerina che ha lo scopo di fornire la parte grassa. Basta prelevare la giusta dose di questo composto e scioglierla a bagnomaria o, se preferite, si può utilizzare il forno a microonde. Una volta sciolta la glicerina basta incorporare i coloranti e le essenze preferite in modo omogeneo e versare il composto ottenuto in stampi al silicone che lasceremo raffreddare e solidificare per circa 1 ora.

Ecco che la nostra “dose di igiene” è assicurata.

Chissà se il Re Sole avrebbe gradito!