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Si chiama violenza assistita intrafamiliare. Ora basta!

Violenza - Bimbo e orsacchiotto
La solitudine in una immagine

Testimoni della violenza

Quando i bambini diventano testimoni delle violenze tra mamma e papà. La violenza assistita rientra tra le forme di violenza domestica. I minori sono testimoni passivi costretti ad assistere a un continuum di risse fisiche o verbali, tra genitori o tra persone a cui il minore è legato affettivamente.

La violenza invisibile

È una forma di violenza invisibile che comprometterà inevitabilmente, il futuro del piccolo testimone. Questa coercizione continua a cui il minore è sottoposto viene il più delle volte ignorata o addirittura sottovalutata. Di tale violenza il bambino può fare esperienza direttamente, (quando la vede e la sente) o indirettamente quando ne è a conoscenza e ne percepisce gli effetti. Gli effetti che si possono rilevare, generalmente si ripercuotono sulla sfera psicologica ed emotiva, ma anche nei comportamenti e nelle relazioni.
Questi bambini, vittime di violenza assistita, risultano spesso invisibili agli occhi dei propri genitori, incapaci di comprendere la grande sofferenza che portano dentro, nel vivere in un clima di forte tensione ed incertezza.

La percezione dei piccoli e le conseguenze

Possono dunque sviluppare la percezione che il loro dolore non venga considerato. Vivendo esperienze di svalutazione, di mancato riconoscimento e di perdita di fiducia nel fatto che gli adulti si prenderanno cura di loro. Questo si ripercuoterà inevitabilmente nelle relazioni future. Si innesca un pattern adattivo per cui il bambino percepisce forme di amore erronee che metterà in campo divenendo a sua volta violento, nel caso del genere maschile. Per contro una ragazza andrà sempre alla ricerca di quell’amore e di quelle attenzioni che gli sono state negate. Accetterà anche l’amore opprimente e violento, poiché è un modello che conosce e ritiene consono.

Un legame d’affetto “rovesciato”

Questi bambini sviluppano un “disturbo dell’attaccamento”. Negli studi dello psicologo britannico John Bowlby, si indaga il legame che si instaura tra madre e bambino e sulla cura e attenzione che la madre nutre verso i figli. La madre che per il bambino dovrebbe rappresentare la base sicura in questa situazione rappresenta una base insicura. Inconsciamente avviene un ribaltamento dei ruoli in cui il minore nutre un senso di protezione verso la madre. E una costante dicotomia tra mamma e papà.

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Bowlby sostiene che i comportamenti di attaccamento si riproporranno durante tutta la vita, in quanto rispondono al bisogno umano di affiliazione. Saranno influenzati dalle modalità apprese nel modello specifico di attaccamento con la madre.

Il disturbo post traumatico

Un altro disturbo che si sviluppa nelle vittime è il disturbo post-traumatico. Il DSM-IV (manuale diagnostico dei disturbi mentali) indica che la persona che sviluppa il disturbo post-traumatico da stress (Ptsd) «ha vissuto, ha assistito o si è confrontata con un evento o eventi di pericolo. Conseguentemente in questi casi la paura diventa un’emozione costante, totalizzante che occupa il bambino anche quando non è di fronte all’esplosione violenta, mantenendolo in uno stato generale di allerta e angoscia, dato dall’incertezza di ciò che potrebbe accadere. La violenza domestica «pervade la quotidianità, condiziona la percezione della vita e del futuro, crea sofferenza».

Il trauma si cronicizza

In questo modo il trauma diviene acuto di fronte agli eventi e si cronicizza nel corso del tempo. I sintomi tipici della sindrome post-traumatica da stress, che possono investire il bambino, riguardano disturbi del sonno, dell’alimentazione. Irritabilità o continui scoppi di collera. Risposte di allarme esagerate, iper-vigilanza, disturbi dell’attenzione.

Sia i maschi che le femmine apprendono modelli relazionali disfunzionali, in cui la connotazione di affettività è strettamente connessa alla sopraffazione dell’uno sull’altro e dove l’uso dell’aggressività e della violenza è ammesso e giustificato. Viene così a crearsi l’idea che la violenza sulle donne è un modo accettabile e normale di relazionarsi all’interno dei rapporti affettivi, giustificando una diseguaglianza di genere che è tutt’oggi radicata nella società.

I figli sono da tutelare

Tutelate i vostri figli tenendoli lontani dalle discussioni e dai conflitti familiari. Tutelate voi stesse qualora vi troviate in una situazione di violenza domestica, rivolgendovi ad un centro antiviolenza, e/o iniziando un percorso psicologico per i minori e per voi stesse.

Per qualsiasi dubbio è attivo h 24 il numero nazionale antiviolenza 15 22.