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Serie TV e percezione: ciao famiglia vecchia (a mai più)

BeliEVIL CredereMALE

Che scherzi ci fa la nostra percezione? Sono sempre stato attratto e spaventato da come una frase casuale, uno slogan, un fumetto, una battuta fraintesa o un errore di battitura formino e incrostino una percezione sbagliata per l’eternità. Succede in ogni campo. Quante cose crediamo verissime solo perché le sentiamo spesso? Quante volte ci troviamo a dire “wow, credevo l’esatto contrario”? E quante volte siamo disposti a fare marcia indietro? Purtroppo quasi mai”. Luca Tramontin

Serie TV

Serie TV. Ci risiamo si parla e si scrive dal punto di vista di uno degli autori più “schietti” che ci siano in Italia. Luca non le manda a dire , neppure in questa occasione. Ma sono in tanti che lo apprezzano, per cui continuiamo…

Piaccia o no

E so che non piace. I personaggi delle serie TV stanno diventando i nuovi parenti dei giovani. La percezione parentale si sovrappone, ormai si guarda una stagione in una notte, si “frequentano” di più i protagonisti della serie preferita che i cugini della stessa età.

Serie TV - Fonzie
L’iconico Fonzie e Jaden e Jasmine, i due giovani protagonisti di SPORT CRIME (toussaint Mavakala e Nabila Jaziri)

Nome proprio

Fai caso al linguaggio, quando parlano di un protagonista i ragazzi usano il nome proprio, non più la perifrasi “quello del film (o della serie) X”. C’è un avvicinamento al personaggio virtuale e un allontanamento dal contatto familiare.

Dall’imposto allo scelto

Rientra in una dinamica più generale del transito dall’imposto (i parenti mica li scegli) al liberamente scelto. La forza genitoriale non è più (generalizzo) in grado di imporre pomeriggi con persone “obbligatorie” e unicamente motivate da parentela e dovere, le serie TV si scelgono liberamente, si decidono o scartano insieme agli amici preferiti, si discutono insieme.

I pochi genitori che capiscono

C’è un’unione nella divisione: come gli appassionati di calcio che tifano squadre diverse, i fiction-addicted si dividono sul protagonista preferito ma si uniscono nella passione per la serie.

“Come fa a piacerti quello?”. “E a te come fa a non piacere quella?”.

Discorsi passati dal cuginame al cortile, e adesso alle serie TV.

Divisionale ma unente, c’è un referente comune, un confronto.

I genitori intelligenti e poco piagnoni hanno capito che guardare le serie TV preferite dei loro ragazzi è una necessità, su un piano più alto è anche fondamentale capire che personaggio “tifano”. Altro che triste.

C’era (anche) una volta

C’era anche una volta ma non era una costante imprescindibile come adesso. A pensarci bene accadeva già con “Happy Days”, chi preferiva Fonzie, chi credeva di somigliargli, chi gli avrebbe sparato.

Ok, ma quello è stato un grande caso esemplare e innovativo, prima e dopo niente di simile per anni e anni. Adesso un 16enne vive in quattro Happy Days sovrapposte, e non è detto che ci siano solo lati negativi.

Dai, arrrrrrabbiatevi

Essendo grande e grosso posso scrivere una cosa che tutti negano: i giovani leggono meno libri di carta e non bevono più documentari in grosse quantità. Chi è nel campo lo sa bene, anche se non deve dirlo perché sennò cala il costo degli spot. Ma (vedi elasticamente qualche legge dell’entropia) l’attenzione giovanile non si è autodistrutta, si è solo spostata e trasformata: la narrazione e la documentazione geo-scientifica sono slittate dentro le serie TV.

Quello che si spiegava a Quark entra nelle Netflix-sceneggiature di secchioni simpatici, medici trasgressivi, entomologi ribelli, hacker geniali, etc. etc. Ed è scienza, tecnica, ricerca. Fa solo un giro diverso per arrivare alle persone e alle percezioni. Come si fa a negare che sia così?

Quantità ( e serie TV…)

Come una volta si guardava un episodio, adesso si beve una stagione intera. A che episodio sei? Non so, guardo di seguito.

Sicuri che sia così triste?

Io no. Infatti sto lavorando a una serie TV che racconta e semplifica migliaia di cose utili, con la responsabilità di essere in questo secolo. Per natura intrinseca in una fiction potremmo fare tutto falso, ed è giusto che sia così, la letteratura deve essere libera e la fiction è letteratura su schermo. Infatti ci sono molte serie su alieni, tempi paralleli, magie e fanta-magie. Con l’obbligo del vero e la censura non ci sarebbero né la Divina Commedia né Spazio 1999.

Noi invece spieghiamo le uova, gli strappi muscolari, la differenza tra agenti buoni e agenti ladri, la costruzione di uno spot, la differenza tra una produzione cinematografica e una ripresa con lo smartphone, facciamo vedere posti sconosciuti, magnifici e poco costosi nei quali (prendete nota) i giovani andranno in vacanza a partire dal 2022.

E dai focus group (visioni sperimentali pre distribuzione) emerge un enorme interesse giovane. Non sono degenerati, sono cambiati.

Poi casomai guardano il documentario

Quando hanno visto un super-giallo sui grassi Omega3 e le uova, allora sì che vanno a vedere un documentario o comunque a studiarsi un fenomeno. Se speriamo ancora che partano dal sussidiario (brutti ricordi), o da Rai Educational speriamo (cerco di essere fine) a vuoto.

Ha, ha, ha, quanto hai speso per lo spot inutile?

Le Pro loco, gli Enti del turismo (mica tutti, parlo in generale per risparmiare righe e ciance) continuano a spendere soldoni dei contribuenti in pubblicità scaduta, che non serve, che quando va bene crea antipatia.

Vedi gli spottoni su Youtube che ti fanno detestare il prodotto, o quelli che quando passano in TV (se non puoi saltarli perché hai registrato) ignori e intanto guardi le mail sul telefono.

Parliamo invece dello spot lungo un’ora che crea guadagno e felicità

Si va in vacanza dove sono stati girati Montalbano, Rocco Schiavone, Gomorra, il Signore degli anelli. A Povegliano Veronese, Porto Tolle, Mestre, Casale sul Sile lo hanno capito. Il resto dell’Italia preferisce spendere 8-10.000 euro per farsi odiare ed evitare dai giovani, e per sovvenzionare le plasticone labiali stile Sagrada Familia delle ex qualcosa.

E si sentono anche furbi.