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Sei cappelli colorati. Quale cappello indossate?

Come affrontare e risolvere una discussione con un metodo “meno occidentale”? Basta scegliere di indossare un dei sei cappelli colorati

Sei cappelli: tanti cappelli
Tanti cappelli colorati

Uno dei miei impegni professionali mi vede attualmente coinvolta come Relatrice in un ciclo di interventi di formazione per Insegnanti della scuola secondaria di secondo grado.

È un’attività che sto svolgendo in presenza, recandomi, secondo il calendario previsto, a Brescia, una città che non conoscevo e di cui ho imparato ad apprezzare la ricchezza del tessuto storico e la configurazione urbanistica: tutte “doti” che “arrivano” al visitatore gradatamente, senza ostentazione, come il fascino di una persona bella per sé stessa, che non ha bisogno di atteggiarsi o di stupire chi la avvicina.

Sei cappelli colorati

Nel corso degli interventi, centrati sulla psicologia dello sviluppo, ho avuto modo di presentare il metodo dei sei cappelli colorati, ideato da Edward de Bono, medico e psicologo contemporaneo scomparso nel 2021, considerato l’esponente più significativo nel campo del pensiero creativo: quel modo di pensare divergente, capace di trovare soluzioni diverse, e tutte plausibili, allo stesso problema. In particolare, il sistema dei sei cappelli, propone un esercizio per affrontare le questioni da prospettive diverse: ogni componente di un gruppo di discussione dichiara la sua posizione rispetto ad una tematica, indossando un cappello di un particolare colore.

Il cappello bianco è neutrale e non esprime alcun giudizio; il cappello blu è la razionalità che stabilisce le regole del gioco; il cappello nero è l’avvocato del diavolo e rileva gli aspetti negativi di ogni cosa; il cappello giallo è l’avvocato dell’angelo che fa emergere gli aspetti positivi; il cappello rosso rappresenta l’emotività̀ e i sentimenti; il cappello verde, infine, indica creatività, nuove idee, visioni inusuali. Per trovare soluzioni davvero innovative, quindi, bisogna uscire dagli schemi predefiniti e lasciare la strada libera per associazioni di idee inedite. I sei cappelli per pensare potrebbero, ad una prima lettura – magari indossando il copricapo rosso! – sembrare un artificio o un gioco puerile. In realtà, consentono di esplorare un argomento e condividere ipotesi, senza che le idee individuali abbiano la meglio.

Se si cambia cappello si cambia ruolo

Come ha osservato De Bono, è tipica dell’approccio occidentale alla discussione l’urgenza di convincere della bontà della propria posizione piuttosto che il mettersi in ascolto delle ragioni di tutti i partecipanti al confronto: indossando i cappelli colorati prevale, invece, la possibilità di affrontare il tema trattato sotto diversi punti di vista, anche quello più lontano dalle proprie convinzioni. Inoltre, mentre il pensiero senza il filtro del cappello espone chi lo esprime in maniera diretta e spesso scomoda, specialmente in contesti lavorativi o comunque formali, l’uso del cappello consente di rappresentare solo una delle possibili prospettive perché “quando si cambia cappello si cambia ruolo”. L’efficacia del sistema nelle relazioni interprofessionali ha fatto sì che sia stato introdotto in diverse aziende prestigiose, dove la capacità costruttiva delle riunioni è fondamentale per produrre risultati innovativi.

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In questo modo, infatti, i singoli “pensatori” riescono ad “adottare un modo di pensare per volta”, attenendosi alle regole del gioco. Tutti coloro che partecipano ad un’organizzazione, indossando – anche metaforicamente – i sei cappelli per pensare, contrastano efficacemente il rischio di farsi prendere la mano da dissensi e discussioni sterili e amplificano il risultato degli incontri collegiali. Inoltre, nel corso della discussione diventa più agevole la richiesta di un’inversione di rotta, rispetto, ad esempio, ad una tenuta eccessivamente “calcata” del cappello nero: anche l’interlocutore più permaloso non troverebbe offensivo l’invito ad indossare un altro cappello! Dal punto di vista educativo, infine, è indubitabile l’importanza di coltivare tra i più giovani il valore della capacità di esplorare diversi punti di vista, piuttosto che arroccarsi su convinzioni chiuse al confronto e alla possibilità di arricchirle con gli apporti degli altri.

Che cappello indossate?

In una società in cui le ragioni sono spesso urlate e brandite come armi offensive volte a prevalere sulle convinzioni altrui, la scelta di indossare ogni tanto i cappelli colorati scompagina le carte, libera dalle certezze dal perimetro angusto, ottimizza il tempo e incrementa le risorse, nel nome di una creatività che non è solo un aspetto della personalità, ma una competenza educabile. …E voi, che cappello indossate?

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