Globe Today's

Notizie quotidiane internazionali

Saremo a Sanremo primo episodio

Saremo a Sanremo: a vedere Carlo pare ci sia riuscito!

Saremo a Sanremo secondo episodio. Come sarà così ogni venerdì, ecco a voi la prima lettura del diario che scrissi in occasione del mio viaggio a piedi da Genova a Sanremo durante la settimana del 68^ Festival. Ogni venerdì ne potrete leggere un pezzetto, fino alla fine del viaggio!  

Diario di un curioso lancio discografico o qualcosa di più

Il 3 febbraio del 2018 partivo a piedi dalla mia Genova per un folle viaggio di otto giorni che mi avrebbe portato a Sanremo con la sola forza delle gambe. Non che fosse un’impresa epica, ma avevo già sessant’anni e in più non avevo mai fatto performances di quel tipo. Il viaggio l’avevo intrapreso per promuovere il mio cd musicale presentato proprio quel giorno, poche ore prima ella mia partenza.

Avevo scelto la settimana del Festival di Sanremo sperando di avere una maggior visibilità. Come andarono le cose è scritto su questo diarietto che pubblicherò a puntate.

Se qualcuno ha fretta di sapere, può linkare e vedersi il film realizzato da Max Gaggino e intitolato “Il mondo di Carlo”.

Premessa (scritta il 4 marzo del 2018)

Non è passato molto tempo dal mio folle viaggio, tutto a piedi da Genova a Sanremo e spesso mi ritrovo a pensare non al viaggio vero e proprio, ma a me. Penso a me, più avanti negli anni mentre racconto a ignari fanciulli ciò che ho combinato in quella settimana, una delle più belle della mia vita.

Oggi sto dicendo a tutti che l’idea era nata dalla lettura di un romanzo (“L’imprevedibile viaggio di Harold Fry” di Rachel Joyce, una scrittrice inglese che narra di un tranquillo pensionato inglese che, quando viene a sapere che una sua amica sta morendo in un paesino ai confini con la Scozia, decide di recapitarle una lettera ma, arrivato alla prima buca, comincia a camminare incurante della fatica), sto anche raccontando che la decisone di intraprendere il cammino l’ho presa per promuovere “L’ora di te”, il mio nuovo disco e poi, che è servito per aggiungere contatti alla mia agenda e quindi fare un’estate più ricca di serate.

In realtà, e me ne sono reso conto mentre camminavo, avevo solo bisogno di acciuffare per i capelli quel briciolo di gioventù che non m’ha mai abbandonato e che non voglio abbandonare a mia volta.

Ecco perché ho la penna continuamente in mano: non importa se scrivo canzoni, monologhi o diari, io scrivo per controllare e frenare il tempo che passa e mentre lo faccio m’illudo che sia davvero così. Un tempo rallentato e scandito da immagini, poesiole, disegni e poi viaggi. Viaggi fatti spesso in macchina e quasi mai in aereo, un po’ perché mi fa impressione volare, e un po’ perché i posti amo “guadagnarmeli”, come ho fatto soprattutto stavolta, anche se in questo caso, più che di un viaggio s’è trattato di una scommessa con me stesso.

Scommessa vinta e con un finale fatto ancora di immagini, che per una volta non ho fotografato, ma che restano ugualmente nitide dietro i miei occhi e non si cancellano più.

L’immagine di quel sabato sul Red Carpet, a Sanremo, poco prima dell’intervista con Gianni Rossi, mentre cerco in mezzo al pubblico la telecamera di Max Gaggino, il regista che m’ha seguito per tutto il tragitto, e grido come un pazzo: “Max!… Guardami!! Sono davanti all’Ariston, porca puttana!! Max ce l’abbiamo fatta! Siamo i più forti!”

E poi le immagini di tutti noi in Piazza Colombo, davanti a Radio Italia mentre col nostro monitor a rotelle facciamo partire la canzone “Saremo a Sanremo” e distribuiamo ciclostili col testo per far cantare la gente, quelle degli amici venuti fin qui solo per vedermi arrivare, e poi le interviste con Claudio Gambaro di Radio Sanremo e Luca Cevasco di Antennablù e di me, quasi tremante, sfinito per la fatica, che vado a fare un pezzo di cabaret per @unavitadasocial, iniziativa voluta dalla Polizia Postale per mettere in guardia i ragazzi dalle minacce della rete.

Un’altra immagine che mi piace è quella di me e Max, la sera del nostro arrivo, soli dopo i festeggiamenti in uno dei bar più desolati di Sanremo a bere un Gin Tonic ridendo di personaggi conosciuti in quella settimana e mangiando pezzetti di pizza riciclata da aperitivi lasciati lì.

E poi, sempre con Max, in uno dei ristoranti più fumosi nei sobborghi Sanremesi a mangiare carne puzzolente e guardare il Festival in tv, dove non siamo stati invitati nonostante la grande impresa. E quella di un energumeno che si alza e dice: “Ma voi, se siete di Genova, cazzo ci fate qui a Sanremo? Potevate guardarvelo a casa il Festival!”.

Andare a Sanremo per vedere il Festival, ma in tv. Anche questo, nel suo piccolo, è un record.   

 Fine primo episodio!  Carlo vi aspetta venerdì prossimo