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San Francesco alla Rocca. Rara architettura mendicante

San Francesco - Esterno della Chiesa
San Francesco alla Rocca a Viterbo

 San Francesco alla Rocca

La chiesa medievale di San Francesco alla Rocca è un raro esempio di architettura mendicante ancora in ottimo stato. Un altro gioiello prezioso in cui ci si può imbattere camminando per le strade di Viterbo. La città laziale raccoglie in sé tanto patrimonio culturale. Lo abbiamo analizzato molte volte grazie ad Arianna e al suo gruppo di lavoro dell’Università della Tuscia, la facoltà di beni culturali.

La Chiesa dedicata a San Francesco

La chiesa, come ci ricorda il suo nome, è stata dedicata a S. Francesco (che le cronache ricordano in visita a Viterbo nel 1209) e la sua costruzione ha avuto inizio nel 1236 per volontà del pontefice Gregorio IX che donò ai frati minori un terreno sul colle di Sonsa, presso l’attuale piazza della Rocca, per costruirvi un complesso conventuale.

I caratteri stilistici

L’architettura mendicante francescana presenta dei tratti stilistici unici e originali sviluppati grazie ai contatti con l’arte gotica francese e l’architettura modulare cistercense, tuttavia questi tratti sono stati rielaborati ed adattati alle peculiarità architettoniche locali con singolare creatività.

Internamente

San francesco - l'interno
L’interno della Chiesa

La chiesa internamente è costituita da un’unica grande navata con il soffitto rivestito da una copertura lignea e da una zona absidale a copertura voltata.

La differenza di copertura stabiliva simbolicamente una zona riservata ai laici (navata centrale) e una zona riservata ai religiosi (abside). Un ulteriore mezzo di separazione era rappresentato dalla presenza di un tramezzo, ora scomparso tra transetto e navata.

Inoltre l’ampiezza della zona presbiteriale si adattava perfettamente all’occupazione principale dei frati minori e cioè predicare al popolo, attività che il clero secolare non svolgeva.

Altro elemento distintivo della chiesa francescana è la disposizione del coro in modo rettilineo, di chiara derivazione cistercense.

 In esterno

La facciata, presenta la tipica forma a capanna dello stile romanico con un unico, ampio, portale d’ingresso delineato da colonne tortili, al di sopra del quale spiccano tre finestre monofore allineate e un piccolo loculo.

L’angolo destro della facciata è invece dominato da un magnifico pulpito in pietra a pianta esagonale, successivo alla costruzione della chiesa e databile al 1428 in ricordo della predicazione di San Bernardino da Siena.

Un campanile a vela affianca il fianco destro e completa la visione d’insieme della chiesa. 

I bombardamenti alleati

La facciata originale doveva essere costituita anche da un portico e decorata da diversi affreschi oggi del tutto scomparsi. Specifico “originale” in quanto la ricostruzione è avvenuta interamente negli anni cinquanta.

Accadde infatti che durante i bombardamenti alleati del ‘44 sulla città, il San Francesco fu praticamente distrutto. Rimase soltanto un cumulo di macerie al suo posto.

I lavori di ricostruzione servirono non soltanto a riportare la chiesa in vita ma anche a ripristinare l’architettura medievale originaria, eliminando gli interventi barocchi dei secoli successivi. La decisione presa dalla Sovrintendenza dimostra l’assoluta necessità di restaurare la struttura così come era stata progettata, spogliandola della sua veste alterata e inappropriata.

Le opere d’arte al suo interno

San Francesco - Papa Clemente
L’opera di Pietro Oderisio in memoria di Papa Clemente IV

Nonostante i devastanti danni causati dalla guerra la chiesa conserva al suo interno straordinarie opere d’arte che ancora sanno affascinare dopo secoli e di cui voglio ricordare due esempi.

Mi riferisco ai due monumenti funebri, oggi collocati ai lati del transetto. Dedicati a Papa Clemente IV (opera di Pietro di Oderisio) e ad Adriano V.

Quest’ultimo attribuito a uno degli scultori duecenteschi più illustri, Arnolfo di Cambio, che con grande maestria unì una sapiente lavorazione del marmo a quella della splendida decorazione cosmatesca dal chiaro rimando gotico.

Entrambi i monumenti presentano la raffigurazione scultorea del defunto addormentato sotto ai baldacchini, aspetto del tutto originale per l’epoca, e la fedele rappresentazione del volto dei pontefici, dai tratti fortemente umanizzati. Ciò a dimostrazione dell’alto livello qualitativo degli artisti.

San Francesco - monumento Adriano
Il monumento funebre di Adriano V

In aggiunta a ciò’ la decorazione cosmatesca del monumento di Clemente IV risulta somigliante a quella della tomba di Enrico III nell’abbazia di Westminster. Se ne evince che Oderisio lavorò in Inghilterra. Segno che già allora le maestranze italiane, viaggiando, “esportavano” la propria arte in Europa garantendo un proficuo scambio culturale e artistico.

La chiesa di San Francesco come esempio

La chiesa di San Francesco alla Rocca è un notevole esempio di ripristino e salvaguardia di un bene culturale unico nel suo genere. I bombardamenti hanno creato danni quasi irreparabili, ma grazie ai finanziamenti ottenuti è stata possibile la ricostruzione . Come spesso ripeto, la ricchezza del nostro paese sono le opere d’arte che gli artisti del passato ci hanno lasciato e che noi abbiamo il dovere di proteggere. A mio parere il San Francesco ci ricorda che ogni monumento, architettura o dipinto deve essere tutelato e nel caso dovesse essere necessario anche restaurato.

È il nostro passato, la nostra storia e anche il nostro futuro!