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Saint George Bridge. Ecco la canzone del ponte di Genova

Saint George Bridge - Il ponte
Dietro “Gli Pseudonimi” si celano tre grandi artisti

Saint George Bridge

Saint George Bridge. Come Globe abbiamo trattato in modo estensivo tutto il percorso – doloroso ma anche di speranza – del vecchio Ponte Morandi e del nuovo Ponte San Giorgio. Ne abbiamo raccontato la crescita, le rifiniture, i particolari ed infine l’inaugurazione. Da quando raccontavamo con emozione della città “ricollegata”, all’inaugurazione del “Saint George Bridge” nell’agosto dello scorso anno.

Eravamo presenti

Eravamo presenti anche noi quella sera, quando le note del famoso pezzo “Halleluja” di Leonard Cohen, si alzavano verso il cielo durante il momento di commemorazione delle 43 vittime. Poi, giustamente, lo abbiamo lasciato andare. Ci siamo passati sopra, sotto, ammirato e forse anche un po’ temuto. Nei mesi trascorsi in effetti, ci siamo chiesti come mai nessun artista si fosse espresso – artisticamente – sulla vicenda. Di certo non è facile trattare un fatto di cronaca di tale proporzione ed impatto. Ancora meno, farlo in modo delicato, senza dare l’impressione di volerci speculare sopra.

Gli Pseudonimi”

Ma come spesso ci ha insegnato il mondo della musica, sono le persone che meno ti aspetti quelle in grado di riuscire in tale impresa. Creare qualcosa di onesto, sentito e rispettoso. In questo caso, i protagonisti sono un trio dal nome “Gli Pseudonimi”. Hanno deciso infatti di presentarsi con le mascherine, usando pseudonimi inglesi, un po’ per gioco, un po’ per lasciare la parola alla propria canzone. Brano che hanno intitolato “Saint George Bridge” (“Ponte San Giorgio”).

Titolo in inglese che non ha manie di grandezza, ma questioni di semplice metrica. Nonostante i tre cantanti siano anonimi, si sa invece chi ha curato l’arrangiamento. Si tratta di Marco Grasso, che nel corso degli anni ha diretto al Festival di Sanremo nomi del calibro di Caterina Caselli, Miriam Makeba, Rosalinda Celentano e Bianca Atzei. Si tratta di una base musicale classica, ma non per questo monotona. Impersona infatti in modo adeguato l’atmosfera riverente, toccante ed intima di tutto ciò che si lega a quel ponte.

Il testo di Saint George Bridge

Il testo è una narrazione altrettanto onesta ed emozionante nella sua semplicità. Non ci sono febbri da “grandeurs” o desideri di volerne trarre una hit. Non ci sono tentativi di speculazione e monetizzazione della tragedia e del dolore. Solo un racconto diretto e confidenziale di quanto tanti genovesi hanno vissuto e sentito nel loro intimo. In questa ottica, appare ancora più sensata la scelta del trio di rimanere anonimi. Il pezzo potrà avere magari successo, ma rimarrà comunque legato al brano e non necessariamente a loro. Non c’è solo dolore per quanto accaduto però, tra le note e le parole di “Saint George Bridge”, ma anche speranza e voglia di riscatto. Come dalla tragedia del Morandi e la costruzione del nuovo ponte, Genova può essere in grado di risollevarsi dagli effetti del Covid. La condizione, però, è che lo si faccia insieme e con empatia.

Il video musicale

Il video che accompagna la canzone è un diario fotografico delle varie tappe del ponte. Dall’abbattimento dei resti del vecchio ponte Morandi, all’inaugurazione del nuovo. Anch’esso molto semplice ma che trasmette adeguatamente lo spirito stesso della canzone. Perché come abbiamo detto all’inizio, non è facile trattare qualcosa che ha segnato in modo così profondo ed indelebile la vita di una città intera. Tutti noi, per almeno un anno, ci siamo ricordati di quando a passare lì sopra – o sotto – siamo stati noi. La semplicità, ed in un certo senso anche l’austerità del video musicale è comprensibile e completa il quadro di questo pezzo.

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Gli Pseudonimi – Saint George Bridge