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Runners e fieui. Si avvicina tra feste e cori la città dei fiori

Il runner Carlo, fiero, deciso,determinato alla conquista della città dei fiori

Runners e il runner Carlo. Certo sempre lui. Sta per giungere al confine con la provincia di Imperia. La provincia della città dei fiori che lo aspetta, per accoglierlo e festeggiarlo (forse). Tra feste, canzoni, fionde, corse, pesto e quant’altro scritto qui a caso, siamo alla tappa 14, che segue la 13 che se visite distratti potete rileggere cliccandoci sopra.

 Il runner Carlo a Loano

Ce l’ho fatta! Sono arrivato a Loano in tempo per il pranzetto (pasta al pesto!) e per la performance, eseguita in strada con alcuni loanesi affacciati a guardare dal terrazzino di casa.

Ce l’ho fatta, a conferma che la mia forma fisica regge ancora, a conferma che non ho nulla da invidiare a certi trentaduenni che continuano a seguirmi e riprendermi, anche alla vigliacca. Max regge bene il mio ritmo anche se dice cose che non mi convincono. Ad esempio sostiene che il documentario che farà potrebbe non piacermi, in quanto usciranno lati del mio carattere che non conosco. Insomma, questo viaggio a piedi verso Sanremo potrebbe darmi tanta popolarità e altrettanto sputtanamento.

Dopo il pranzetto più veloce della storia di Denei siamo ripartiti verso Borghetto e quindi Ceriale, dove ci attendono i runners.

Ceriale, i runners

Ed eccoci all’appuntamento, accusando solo dieci minuti di ritardo, con Fabrizio Fattor e i numerosi componenti degli “Albenga Runners”!

Quattro. Quattro componenti, compreso Fabrizio Fattor. Ho chiesto dove fossero nascosti gli altri “Albenga Runners” e loro m’hanno confermato che non c’era nessun altro. Con un briciolo di disperazione, Max ed io abbiamo accettato la realtà: gli “Albenga Runners” sono quattro, come i Beatles. Solo che i Beatles erano i Beatles, gli “Albenga Runners” non sono neanche di Liverpool.

Con la coda tra le gambe ho seguito i tre volenterosi ragazzi condotti lì da Fabrizio Fattor, che non oso pensare cosa avrà detto loro di me. Magari saranno rimasti male, nel vedere che come cantautore non sono né Vasco né Zucchero; al massimo un lontano parente di Pupo.        

Tutti e sei con la coda tra le gambe (Max, io e i quattro “Albenga Runners”) ci siamo diretti verso Albenga, meta del viaggio odierno, il peggiore per adesso.  

Albenga

Il percorso di oggi è stato davvero difficile, ma qui mi sento a casa. Albenga non è soltanto la città dove in questi anni ho fatto più cose di palco, dove ho conoscenti che ormai posso tranquillamente definire cari amici. Il centro storico di Albenga è uno dei più suggestivi della mia Liguria.
Appena ci entri ti vien voglia di perderti oppure di giocare a nascondino. In ogni angolo, in ogni vicolo c’è una sorpresa da lasciarti muto, basta guardare in alto per tornare bambino e poi correre un po’ spaventato fino all’angolo del vicolo più buio, per sfociare quasi senza fiato, lungo un’altra viuzza stretta come un ruscello, alla piazza che non ti aspetti, grande come il mare, grigia e luminosa di pietra chiara. Alzi gli occhi ancora increduli e trovi le torri, che svettano boriose e fiere come gambe in passerella, di ragazze che sanno della loro bellezza.

Se chiudo gli occhi, Albenga la vedo così. Certo, cotto come sono dalla fatica, se chiudo gli occhi vedo anche dei draghi, ma devo essere più forte dei crampi per non gettare, proprio oggi e proprio qui, la fatidica spugna.

L’arrivo e il saluto a Giuliana

Distrutti dalla fatica, con la spugna saldamente nelle mani, ma con i piedi da gettare nel contenitore dell’umido, abbiamo allungato il cammino per andare a salutare tal Giuliana, la moglie del mio amico ed ex collega di quando lavoravo alla Sip, Dino Vio, che è anche il titolare della famosa “Cantina dei Fieui di Caruggi”.

Così ci siamo lasciati il lungomare alle spalle per percorrere la via dei carciofi sulla sterminata piana di Albenga. Annebbiato dalla stanchezza, vedevo carciofi ovunque ed ero così infastidito dalla situazione che mi sembravano tutti carciofi all’inferno.

Ci saremmo sicuramente persi, se fossimo stati da soli; per fortuna con noi due c’erano gli “Albenga Runners” che, prendendoci per mano, ci hanno condotto davanti al palazzo dei signori Vio. Una volta lì, sono andato fin sotto il loro terrazzino a chiamare Giuliana e cantare canzoni partenopee, ma senza esito. S’è affacciato tutto il condominio, compreso il portinaio e l’amministratore.

Tutti, tranne lei. Con la coda sempre più tra le gambe siamo andati al ponte romano, detto anche Pontelungo, dove ci siamo incontrati con l’amico Gino Rapa e i rappresentanti dei “Fieui”… quattro, pure loro. Certo, il mio sogno era diverso, io prevedevo un’ala di folla a far da cornice al mio ingresso in Albenga, con la gente che gettava ramoscelli d’ulivo a terra affinché i miei poveri piedi abbrustoliti potessero trovar ristoro. E invece per adesso quattro “Albenga Runners” e quattro “Fieui di Caruggi”. Mettiamola così: sempre meglio che quattro gatti.

Gino Rapa ci ha poi accompagnato all’hotel dove dormiremo stanotte, e abbiamo scoperto che siamo sistemati in un bellissimo bed and breakfast chiamato “Palazzo al Mare”, all’interno di “Palazzo Oddo”, dove è custodito il “Piatto blu”, una pregiata suppellettile dell’antica Roma. Praticamente ci mettono a dormire in un museo. Un po’ vecchio lo sono, ma questo mi pare troppo!

Cantina

Pure oggi nessuna tv ci ha intercettato per intervistarci e magari sbatterci in una prima serata nazionale. Ci sostengono però le piccole emittenti radiofoniche, come R24 con Donatella Durando, Radio Sanremo con Claudio Gambaro e Radio Arenzano con Antonio Vallarino.

Mi chiamano ogni sera telefonandomi in diretta con un tempismo che ha dell’incredibile: tutti e tre alla stessa ora e nel momento in cui sto facendo pipì, oppure sgranocchiando qualcosa o chiedendo un’informazione.

Mentre mi preparavo ho saputo dell’arrivo di due grandi chitarristi ma soprattutto amici, Davide De Muro con suo figlio Alessandro, che non vedo da sabato, giorno della presentazione. Quelli che se gli chiedi un “la minore”, lo fanno usando tre dita vicino alla paletta. Stasera canterò con il loro accompagnamento e questo mi rassicura parecchio. L’esibizione che volevo è salva.

Poco prima di andare in scena abbiamo fatto visita alla Cantina dei “Fieui di Caruggi”, un luogo sacro che conserva quaderni con dediche di artisti, quadri con fotografie e poi bottiglie di Pigato, antichi liquori d’erbe e all’occorrenza focaccia e dolcetti. Insomma, proprio come diverrebbe casa mia se Laura mi lasciasse, anche solo per una settimana. Qui nel 2011 i “Fieui di Caruggi” m’hanno dedicato una piastrella che mostro sempre con malcelato orgoglio. Ma il simbolo dei Fieui, però non è la piastrella, bensì la fionda, uno dei tanti giochi antichi rispolverati dall’associazione culturale e divenuta metafora di ribellione contro le ingiustizie. Tant’è vero che, ogni anno a marzo, i “Fieui di caruggi” organizzano una manifestazione e consegnano un premio detto semplicemente la “Fionda di legno” al personaggio che nei dodici mesi precedenti s’è distinto per aver scagliato “fiondate” contro le ingiustizie, le prepotenze o l’illegalità.

Gli albenganesi, gli amici dei Fieui, o semplicemente quelli che conoscono la cantina, portano fionde da tutto il pianeta. Queste vengono appese al soffitto e sembrano la barba di qualche personaggio mitologico che scende verso di noi dando a questo luogo il fascino del tempo andato.   

Dopo un altro “gottu” di Pigato ci siamo ritirati a meditare e preparare al meglio il concerto.

San Carlo

Davide,il gigante Golia e la fionda

Serata riuscitissima! Grazie ai Fieui, che hanno organizzato tutto in un piccolo, grande spazio come l’Auditorium San Carlo: una chiesa sconsacrata con un’ottima acustica e una bella cornice di pubblico. Ho fatto lo spettacolo che volevo, diverso da quello di ieri. Ho cominciato parlando del mio viaggio verso Sanremo, poi ho usato battute di repertorio (alcune qui ad Albenga le avevo già fatte, ma in certi casi punto molto sull’Alzheimer), ed ho concluso invitando sul palco Davide e Alessandro per le canzoni. Così abbiamo eseguito nell’ordine “Amici miei”, “Alberi”, “Occhiali cinesi”, “Miele Amaro” e “Secolo e focaccia”. Giunto apposta da Milano, al San Carlo c’era anche Maurizio che s’è complimentato dicendo che i miei pezzi sono molto belli e che ho cantato da pelle d’oca; insomma, ci mancava poco che dicesse che il vero San Carlo sono io.

Gongolando, sono andato al ristorante con gli altri, ma con tutti quei complimenti fatti da un collaboratore di Bocelli, avevo la pancia già piena.      

Complimenti a RicaRoka

Non so bene se è una promessa oppure una minaccia, ma domattina alcuni dei Fieui mi accompagneranno fino ad Alassio.

Verrà anche il famigerato Feroce (il Gigirizzi di Albenga, lo sciupafemmine del Ponente, l’ingauno Dongiovanni). Con me e Max ci sarà anche Sergio, il compagno di Albertina, la commercialista che collabora con Striscia la Notizia, colei che mi prepara lo stipendio. Sergio verrà addirittura fino a Diano Marina. Il mio timore è che Albertina abbia ricevuto da Ricci l’ordine di controllare che io vada veramente a piedi.   

Al ristorante RicaRoka stasera c’eravamo proprio tutti ed abbiamo mangiato bene, come sempre. Non è la prima volta che Gino e i suoi boys mi portano in questo locale, una cosa però stavolta m’ha turbato ed è il fatto che, verso la fine della cena, Maurizio ha rivolto al titolare elogi sull’eleganza del locale (notate bene, il locale è carino, ma la veranda è sulla strada!) e sui piatti così raffinati (pizze, focacce e un primo di pasta con sugo e melanzane). Tutti questi elogi m’hanno ingelosito, ma anche fatto riflettere su ciò che poco prima Maurizio aveva detto a me. Sarà vero che sono il San Carlo della musica italiana? Avrò capito bene quando lui diceva che ho cantato da pelle d’oca? Avrà mica detto “come un’oca”? Magari sto diventando sordo, ma questo sarebbe un buon segno.

Beethoven era sordo, Bocelli è cieco… i più grandi musicisti sono sordi, ciechi… e poi c’è Riccardo Muti.

Questo ho pensato tornando a piedi verso il museo dove dormirò stanotte. Sì, a piedi. Due passi per riflettere ogni tanto ci vogliono.

E a questo punto, vi do l’appuntamento alla prossima per continuare il viaggio insieme.