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ROCKSTAR E FITNESS OCCULTO

Rockstar FitnesSecrets 3: Lo sport dei figli e dei nipoti

Alle grandi rockstars piace andare a vedere i figli e i nipoti che giocano le loro partite.

“Lusso” concesso ai genitori normali (e non sono rari quelli che lo elencano come un peso) ma non così automatico per chi attrae massicciamente l’attenzione. Ci sono casi diversi, eccezioni, e luoghi più o meno portati a rispettare la privacy dei personaggi iper-pubblici.

PER UNA VOLTA FACCIAMO I NOMI

Famoso è il caso di Rod Stewart, il cui figlio Liam ha giocato a Hockey ghiaccio da professionista e ha spesso rappresentato la Gran Bretagna a mondiali o tornei.

Ai tempi del salto “grosso”, in Canada, Rod andava a vederlo con gli Spokane Chiefs, club “fornitore” di varie stelle NHL: semplicemente Sir Rod si metteva un bel cappello, si piazzava in tribuna e nessuno lo disturbava, al massimo un autografo o una foto. Punto.

Perché quello era il contesto e quelli i genitori presenti.

AH, SÌ, “NOSE ON THE WATER”

Su questo episodio abbiamo varie versioni da vari membri dei Deep Purple, quindi vado per la più probabile.

In piena Deep Purple Mania, il batterista Ian Paice aveva il figlio James nel club locale di Rugby. In precedenza James si era rotto il naso, quindi, per preoccupazione e per passione, Ian (fanatico di rugby) e la moglie sono andati a vederlo giocare. Ricordiamo sempre che, con qualche rara eccezione, le rockstar sono molto più umili di quanto crediamo e hanno molta più necessità di famiglia di quanto ci racconti la vulgata scandalistica.

Minimo contatto di faccia, e a bordo campo subito una sacca di ghiaccio per il naso di James, e subito dopo un’immersione nel classico secchio d’acqua gelata: “Noooose on the Water”, avrebbe detto un amico e membro dello staff.

Magari credeva di averlo “cantato” sottovoce, ma è stato sufficiente perché il “raduno ovale” (che tranquillamente in Inghilterra può raggiungere i 200 ragazzini, con relative famiglie) riconoscesse il batterista di Smoke On The Water, Highway Star, Burn, Made In Japan e via sfottendo.

Il naso era a posto, la privacy del raduno no.

A volte chi recita in un film e chi paga per vederlo al cinema hanno i figli nella stessa squadra

IN ALTRE TERRE È DIVERSO

La macro star ha voglia di vedere il bimbo/a che gioca, ma non di spostare l’attenzione su di sé, creando problemi di concentrazione in campo o di imbarazzo per il piccolo o la piccola.

Di solito si avvisano gli allenatori, chiedendo qualche misura precauzionale, che viene scambiata magari con una maglia o una dedica, in certi casi gli allenatori consigliano di “andare il lunedì che ci sono meno squadre intorno” o comunque forniscono suggerimenti perché tutto vada il più liscio possibile.

La mimetica classica è oggetto di strategia e humour: cappellini, vestiti modesti e opposti a quelli più rappresentativi, se ci sono muscolature particolari, allora funzionano bene tute oversize o cappotti che appiattiscono.

SPESSO NON BASTA

Inevitabile, sempre e comunque, che qualcuno riconosca. In questo caso sta al partner o a quella figura mista (a cavallo tra autista, bodyguard e preparatore atletico/medico) chiedere discrezione se si passa qualche limite.

E se proprio la temperatura sale troppo, quando il/la giovane atleta esce dallo spogliatoio non vede più quel nonno, zia o padre che ha preferito togliersi dai piedi per generosità e prudenza. “Ha detto che ti aspetta in auto perché l’hanno riconosciuto/a”.

Un classico.

Pubblicato il: 2 Giugno 2026
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