Relazione “disfunzionale” difficile da gestire, ma si può

Relazione “disfunzionale”
Le motivazioni per cui una persona accetta una relazione non sana, anche malata, sono molteplici. Uno dei motivi principali è dovuto al fatto che il soggetto il più delle volte non è in grado di riconoscere la situazione che sta vivendo con la giusta “oggettività”. Non è consapevole che quella che sta vivendo è una relazione definibile come “tossica”, anche perché non sempre la violenza si manifesta in modo esplicito. Esistono forme di violenza subdole e mascherate e questa è una di quelle. La donna rimane legata al ricordo “bello”, per così dire, di quell’uomo, quando all’inizio della relazione era perfetto e appariva come l’uomo ideale. Quel compagno che attraverso regali, sorprese, complimenti e lusinghe era riuscito a conquistare completamente la sua fiducia.
Un secondo fattore di accettazione
Un altro dei motivi per cui la donna resta ancorata alla relazione è il senso di colpa e la vergogna per essere finita in una determinata relazione. La vittima teme di essere etichettata tra l’esercito di “donne cretine” che hanno scelto di stare insieme a un uomo violento. Teme di far parte della schiera di donne incappate in una relazione disfunzionale che hanno accettato di essere maltrattate. Questo pensiero stereotipato e patriarcale fa leva sui sentimenti e le emozioni di coloro che vorrebbero esternare una violenza subìta, ma si convincono che poi sarebbero sicuramente giudicate se decidessero di farlo.
Un terzo motivo per accettare una relazione “disfunzionale”
Un altro fattore determinante è la paura di perdere i figli, la casa, perché la maggior parte delle volte, il maltrattante ha reso la vittima dipendente economicamente. Non le ha concesso di creare la propria autonomia economica e questo sarà un concreto motivo per lei per continuare a subire questa forma di sudditanza psicologica. Al contrario lui avrà la sicurezza di averla in pugno.
La dipendenza affettiva
La dipendenza della vittima è talvolta anche affettiva. Si ritrova sola con il suo maltrattante che come da copione, porta all’isolamento relazionale della donna. La tiene il più lontano possibile dalle sue amicizie, dal lavoro e dalla famiglia, ponendosi come unico punto di riferimento per lei e innescando una sorta di “sindrome di Stoccolma”. Paradossalmente per quanto male faccia, risulta quasi impossibile riuscire ad uscire dalla relazione tormentata. Vige l’asservimento totale, la partner è stata completamente annullata, non ha più autostima né autonomia. Vive completamente nella proiezione del suo maltrattante, che è riuscito a innestare in lei il dubbio di non valere niente, di non saper fare nulla, con conseguenze devastanti dal punto di vista psicologico.
Se ti riconosci in questa descrizione, se senti di essere vittima di violenza, rivolgiti ad un centro antiviolenza e/o chiama il 15 22 numero gratuito attivo 24 h su 24.
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