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RACKET? SISTEMA? COMMENTOPOLI

Globetodays si accolla il rischio di ri-pubblicare le righe che hanno “rotto l’omertà” sulle assegnazioni delle telecronache in Italia. Il nostro Luca Tramontin dalla data di pubblicazione del suo libro* ha commentato e scritto solo all’estero, unica eccezione Sportitalia. Un senso di tenebra sulle “innocenti” telecronache che ci arrivano in casa e ci riguardano. Ma anche in questo caso il Ribelle del Rugby riesce – “iiincredibbbbilmente” – a farci ridere.

2010, COMMENTOPOLI

Italianiarsi in cabina, sociologia macabra dell’incompetente

Sono curioso di vedere chi scoccherà la prima denuncia, in pratica chi ammetterà il riferimento alla sua TV e alla sua gestione. Ovviamente lo farà chi troverà delle somiglianze nette con i suoi malcostumi. Facile. Io e Dani (Daniela Scalia) abbiamo taroccato nomi e date, ma i fatti (lo giuriamo tranquillamente) sono rigorosi. Ho pescato da tante situazioni televisive, davvero tante, quindi chi esclamerà: «Quel bastardo parla di me» farà una pura e indelebile ammissione di colpa. Be my guest. Se vuoi firmare la frase: «Stai tranquilla, il Monco ha bisogno di soldi» vai pure dal tuo legale. In Italia ho lavorato in 4 TV nazionali nell’arco di una quindicina abbondante di anni. Tenete presente che le TV (anche concorrenti) spesso dividono le stesse sedi produttive, quindi ci si trova nella cabina a fianco di un’altra rete, oppure a utilizzare la stessa sala di montaggio, lo stesso bar. Immaginate quante ne ho viste, da quante TV e produzioni posso aver pescato gli esempi.

Leggete i giornali: quando troverete “Luca denunciato da X” saprete che X è uno dei corrotti di cui vi parlerò tra poco. Credo che nel linguaggio dei manager si chiami self-inculing.

UNTO IN CABINA

La data è quella della scrittura e non quella dell’episodio, per togliere riferimenti e nascondere l’identità della “vittima”. Buona parte dei telecronisti vengono da passioni e storie sportive molto lunghe, da decenni vissuti giocando, allenando o anche solo seguendo e studiando uno sport. Ci sono ottimi telecronisti che per vari motivi non hanno mai giocato, magari mancano di esperienza di trincea, ma a fianco di un co-commentatore “col vissuto” rendono molto bene. A volte è proprio il loro desiderio di gioco irrealizzato a farne degli ottimi narratori. Nelle cabine di commento il meccanismo leopardiano del “desiderio oltre la siepe” della pratica ha dato dei bei frutti, non frequenti ma positivi, viceversa l’assioma “era forte in campo, sarà forte in cabina” ha dato alla TV italiana delle pagine dannose alle orecchie e alla diffusione. Ovviamente sto generalizzando, i casi particolari non mancano.

Difficile da capire per gli spettatori e per i colleghi stranieri, ma le cuffie del commento tricolore spesso si appoggiano su orecchie completamente digiune di competenze, di gentaglia che, a volte pagata, a volte pagante, a microfoni spenti disprezza la disciplina che commenta.

Li senti urlare di finto entusiasmo durante il “commento”, poi però li senti anche deridere gli atleti durante le pubblicità, con le stampe di Wikipedia in mano. Li ascolti che si chiedono come si faccia a giocare a cricket o a rugby o a hockey, devi sopportare il loro sdegno sprezzante per il fango o per i colpi. Cambiano faccia imbarazzati solo quando si accorgono che tu sei “uno di quelli”.

È una sofferenza ascoltarli, vederli, sapere i loro stipendi e pensare ai giovani disoccupati.

Il meccanismo delle pressioni e delle raccomandazioni

Il mio lavoro ha molti lati positivi, ma sentire un raccomandato che sarcasma il tuo sport mentre “si fa conoscere dal pubblico” commentandolo è imbestiante, diventi violento. Contenere la violenza è imperativo, è la base del rugby, ma in questi casi è molto difficile. Una volta sono andato molto vicino all’aggressione: una frase (riferita all’hockey prato che mi piace moltissimo) mi ha fatto caricare un pugno terribile che per fortuna e autocontrollo sono riuscito a trattenere: «Ho letto le regole, adesso entro, urlo un po’ per fingere entusiasmo poi vado a vedere il Milan, ah ah ah!».

Brutto viscido schifoso, io facevo ore di coda per portare mio figlio a Cernusco, a giocare quello sport veloce, anglosassone, nobile, antico e aerobico. E Mario, l’allenatore non pagato, è rimasto una figura fondante nella mitologia infantile di decine di bambini. Quindi: Mario che alimenta lo sport non viene pagato, il “commentatore” che lo ignora sì. Un uppercut sinistro dei miei lascia il segno per tutta la vita, sulle ossa, sulla psiche e sulla fedina penale. Bisogna inghiottire, controllarsi. In genere per ottenere lo scopo mi canto “My Sweet Lord di George Harrison, qualche volta mi aiuta a non farmi coinvolgere dalla meschinità.

Mi chiederete perché accada questo. Brevemente (anche perché la rabbia sale) vi spiego il meccanismo. I direttori di rete sono sottoposti a grosse pressioni, gli sport maggiori sono molto blindati e prenotati, quindi il personaggio che “deve emergere per forza perché ha grandi appoggi” viene dirottato agli sport “minori”. Fa telefonare dal padre, da un politico o da un alto prelato, e chiede di poter fare delle telecronache.

Gli sport minori e l’assalto dei dilettanti

Ci sono direttori che ci sguazzano, altri che si oppongono finché possono, ma in Italia nessuno può sfilarsi del tutto da questa dinamica. Chi affitta la sede alla TV (esempio reale) può infilare in cabina praticamente chiunque, chi vende materiale sportivo per conto di un’inserzionista (altro esempio fresco) anche. O più banalmente: c’è chi si intorta una segretaria (spesso “le assegnazioni” vengono fatte dai sottoposti, e anche li c’è un bel sottobosco) e come per caso capita “un errore” nella griglia dei commenti. In pratica, gli sport più penalizzati sono quelli con meno “difese” politiche. Di conseguenza gli spettatori più bastonati sono quelli che hanno meno occasione di vedere il loro sport, la loro religione fisica, in TV. Chiaramente il calcio e la Formula 1 sono i punti d’arrivo, ma sport come il rugby, l’hockey, la pallanuoto e il cricket sono più accessibili, più attaccabili dalle spinte. Di fronte alle accuse i travet se la cavano con il classico avverbio “ormai…”.

Capisco lo shock

Capisco il vostro shock, ma succede anche che, stressati dai complimenti e dalle preghiere, i redattori da 900 euro al mese assegnino una telecronaca di Floorball (Unihockey) a chi non lo ha mai visto nemmeno in TV. Sì, davvero, succede. Prima di una finale importantissima (non indico lo sport, per fortuna ne commento molti) ho ricevuto una telefonata: al posto di Gianluca “volevano” un tizio senza esperienza sportiva né pratica, ma che “aveva molta passione” e “doveva fare esperienza e vedere se gli piaceva lo sport x”. Ho detto di no, che non se ne parlava, ma nel frattempo hanno telefonato a Gianluca inventando una scusa contrattuale e dicendogli di stare a casa. A quel punto credevo, dispiaciuto, di commentare da solo, ma all’ultimo mi sono trovato il viscido in cabina. Impaurito dai miei occhi ha detto di essere stato chiamato all’ultimo secondo in emergenza, che era un grande onore commentare con me, che ammirava molto Gianluca e gli dispiaceva per lui, e che non aveva capito bene cosa fosse successo. L’ho preso in giro terribilmente, il pubblico si è divertito, lui non ha mai più chiesto di “affiancarmi” e la mia gente ha scritto scandalizzata e solidale con Gianluca. La telecronaca è stata poco tecnica ma molto comica, ho perso spesso il filo del gioco, ma mai quello dell’offesa, qualcosa dovevo pur fare, no?

Nell’episodio 4 della stagione 2 di Sport Crime (gratis su Chili) Il sarcasmo tagliente di Dabs (Luca Tramontin) per “𝗖𝗢𝗠𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢𝗣𝗢𝗟𝗜”, un sistema diffuso e dannoso della TV italiana:

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ITALIANARSI IN CABINA, SOCIOLOGIA MACABRA DELL’INCOMPETENTE

L’“Italianarsi” in cabina di commento senza competenza si riconduce sostanzialmente a due percorsi distinti per tipologia personale e presenti in ogni TV italiana. Ve li sbrigo con un paio di esempi reali.

Il  Mafio-Burocratico

Il nipote del Cardinale fa mandare gli auguri al Direttore facendogli sapere che il rampollo vuole commentare l’hockey da quella data a quella data. Protetto e protettore hanno cognome diverso, quindi è cura del segretario cardinalizio indicare la relazione parentale. Se al posto di “Cardinale” scrivi “politico” e al posto di “nipote” scrivi “amico” o “figlio” ottieni almeno una trentina di esempi nazionali che ti entrano in casa ogni giorno. Con i “M-B” rischi grosso, potrei aver messo in pericolo una parte del mio lavoro, vedremo.

L’Alberto-Sordiano

L’incapace che ossequia, chiede-assilla-civetta-supplica finché il/la burocrate “commette un errore nella griglia degli orari” e lo infila dentro per un paio di telecronache. E qui andiamo sul classico: immagino che la tua mente avrà associato l’esempio a molte altre vicende che hai vissuto o subito negli uffici italiani.

Gli Albert-Sordians sono facilmente eliminabili, i Buro-Mafio no, anche le curve di durata hanno un grafico molto diverso. Gli Alberts spesso si spaventano e si defilano con le immancabili contestazioni del pubblico appassionato o con una rispostaccia della segretaria “imprecisa”. Sai che li avrai in mezzo ai microfoni (metafora) per determinati periodi, ma che in fondo hanno anche molta paura di disturbare “il titolare”, perché avendo personalità molto perdenti non vogliono esattamente entrare in competizione con il competente escluso.

Ti guardano i muscoli, ti chiedono se conosci Lomu o Gretzky, insomma hanno soggezione, ammirazione e si sentono traballanti. È abbastanza difficile arrivare a odiarli, forse grazie anche al cinema di Sordi che ha reso più narrativa che irritante l’onnipresente figura del travet. A differenza dei Buro-mafios, non hanno alcuna protezione e si vede dall’andatura fisica e verbale molto impaurita. Al massimo gli Alberts chiedono di ripetere l’esperienza dopo 6 o 7 mesi, pensando più al curriculum o al risultato episodico che a una vera sistemazione. «Un giorno vengo a vederti giocare…» ecco, arrivano anche a questo. E fanno perfino un po’ pena.

Il peggio dell’Italia tra arroganti e manovratori

Tutto diverso con i Mafios. Il loro enunciato è: «Se ti metti contro rischi grosso, ma se fai finta che io sia bravo potrei aiutarti molto». “Vogliono” il tuo sport per raggiungere uno status e per piantare la bandierina dell’impresa, ma in realtà puntano a discipline e argomenti più conosciuti. O si autoeliminano per promozione (per esempio passando dal Cricket al Calcio o all’economia), o dobbiamo tutti imparare a conviverci, io commentatore e tu spettatore. Sono arroganti, annunciano e diffondono in rete le loro telecronache, alludono a grandi connessioni con uno sguardo macabro che vuole essere sia intimidatorio sia rassicurante, ma che a me ricorda Olmo di “Mai dire Gol”. Se non lo conosci vattelo a vedere in rete che vale la pena.

Ti offrono collaborazioni e regali strizzandoti l’occhio, ti parlano di “opportunità al di fuori di questa rete che ormai accetta cani e porci”, mettendo loro stessi fuori dai cani, dai porci e dagli Albert-Sordians che crudelmente deridono: «Eh Tramon, come ti sei trovato con quello scienziato a commentare la Pacific Cup? Ah ah ah, credevo che lo strozzassi, ma perché non lo hai fatto?».

I Buro-mafios

I Buro-mafios non rappresentano ma costituiscono il peggio dell’Italia, si sentono molto superiori agli Alberts, perché loro “c’hanno la possibilità di darti una mano”. Che vuol dire “riga dritto”, specialmente se hai pochi soldi, è un avvertimento. Non fanno mai minacce pesanti, ma allusioni al futuro, al «vedremo quando chiude ‘sta baracca, mi hanno detto che non manca molto» che vuol dire e dirti «se non ci pestiamo i calli metto una buona parola». Vanno a nozze con gli affitti, le multe “da togliere” e le visite specialisticheconosco il primario, ti faccio saltare la lista»). Se hai un’angoscia o un parente malato l’opzione migliore (tecnicamente) è rivolgersi a chi  commenta da anni gli sport che odia.

Parlano del Direttore come di una figura manovrabile. Se è un tuo amico ci soffri: «Senti, io sono via dopo Capodanno, vuoi che dica a XY di assegnarti tutta l’Under 20?». Una frase così significa che loro possono imporre e rubare, ma al contempo tenerti al sicuro con quello che lasciano indietro. E poi, per il futuro, ti danno una mano loro.

A volte si sbagliano: so di un ibrido Albert-Mafio (caso raro) che ha fatto recapitare una specie di protesi a una segretaria di redazione. Credo che, parlando alle macchinette del caffè, la “sbagliatrice di griglie” abbia scherzato o esagerato su una pubalgia (a Milano ogni dolore è “allucinante”), ma so che un mese più tardi  si è vista arrivare a casa una specie di “smudandone di castità” da indossare di notte. Mi dispiace non saperne di più, prometto di indagare, ma, ironia della sorte, da quello che possiamo immaginare, “al mudandon”  dovrebbe somigliare a un bragone da hockey. Yu-hu!

POPULISMO, WIKITUTTO E IGIENE SCARSO

Certo, i telecronisti raccomandati non sono il problema più grave del 21esimo secolo, nemmeno il più urgente, ma l’effetto sui soldi pubblici e sulla salute non è secondario come sembra. E l’idea ingenua che (senza congiuntivo) “basta cambiare canale” può suonare saggia ma non lo è.

Da Mafios e Alberts dipende la diffusione di molti sport, l’orientamento di finanziamenti e la mappa dell’indotto che gira intorno all’industria della competizione. Parliamo di gente che occupa interi palinsesti e che entra in milioni di case portandosi in allegato la poetica dell’urlo e della leccata di piedi.

Tra i vari trucchi per sfangarsi una telecronaca senza sapere un pistacchio c’è anche il collaudato repertorio del piccolo populista. Intendiamoci: nessuno ha studiato Guy Hermet per commentare le freccette a scrocco (figurati), ma ci sono molte convergenze di linguaggio con i leader dei partiti tristemente specializzati nel parlare male del potere.

Fantozziani e cheguevariani

Fantozziani con i direttori, cheguevariani con le cause degli sport minori, sempre pronti a parlare male di astratti personaggi politici che negano il campo ai cricketer pakistani. E, ovviamente, pronti alla retromarcia quando si rischia davvero di sollevare un caso. «E solo in Italia si può negare un misero campetto a uno sport così puro!!!!». Frasi che non costano niente, in Italia il populismo paga sempre, a patto che il bersaglio sia così vago da portare i vantaggi dell’alleanza tra poveri&puri, ma non gli svantaggi di una vera contestazione. Vedi che bello? Si capisce anche un pezzo di politica italiana.

E come ci si sfanga la telecronaca? Grazie alle nuove tecnologie e a Wikipedia l’accesso alle informazioni, e di conseguenza il taroccamento delle competenze, è diventato più facile. L’utente non esperto fatica un po’ a capire se sta ascoltando (e di conseguenza stipendiando) un impostore o una persona che ha dato la vita allo sport.

Un giorno sono entrato in cabina e ho raccolto i fogli di chi usciva. Non ho violato nessuna privacy perché erano lì, sparsi vicino alle cuffie, a due metri dal riciclo della carta. Le stampe riguardavano le regole di base, le nozioni più elementari tipo il numero di giocatori in campo. Quindi non biografie di giocatori esordienti, statistiche degli ultimi match o commenti di analisti, ma l’attrezzatura narrativa che permetterebbe anche a uno di voi di commentare l’Hockey sui sassi (che non esiste, lo ha inventato Walter Cristofoletto del Benetton per fare uno scherzo).

I tecnicismi dell’usurpazione sportiva

Un buon telecronista usa internet per integrare, per imparare, per approfondire quotidianamente, da casa sua o dal suo ufficio. O anche dalla cabina per la notizia dell’ultimo momento o per il nome degli anni ‘80 che proprio non viene in mente. Il ladro di soldi (anche vostri) invece usa Wikipedia o qualche sito simile come fonte unica e primaria. Come fareste anche voi se aveste barattato la dignità con lo status di personaggio televisivo.

La diffusione delle notizie in rete però ha anche un ricasco giusto: è più facile controllare il vissuto di chi racconta lo sport. Anche qui so che intervengono con una certa furbizia a crearsi delle passioni retroattive, ma se cerchi foto o filmati del signor Dentimarci con un bastone da floorball ti uscirà la verità, cioè il nulla. Lo troverai (se è un Alberts) iscritto a qualche blog o in posa, ma certo non in campo. Se è un Mafio nemmeno quello. Usurpare uno sport che non si conosce è un gesto da ostentare, come parcheggiare in terza fila nell’Italia di Cetto La Qualunque. Può darsi che il suo curriculum reciti “ha commentato i mondiali di Floorball dal 2001”, e questo è un altro problema: in Italia è il curriculum a creare la competenza e non la competenza a creare il curriculum.

“La spuzza”

I pezzi si stanno assemblando e vi state spiegando molte cose, adesso però vi accenno a un fattore che non si spiega e non si assembla: la spuzza.

Non ho una teoria in proposito, ma per le mie statistiche personali quel tipo di telecronista non si lava un granché, te ne accorgi quando entri in cabina di commento dopo di loro. Se avete una spiegazione fatemela avere. Gianluca dice che essendo sporchi dentro lo sono anche fuori. Non mi convince, aspetto il vostro contributo.

Ancora ironia tagliente in Sport Crime sui malcostumi della TV italiana:

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I TECNICI IGNORANTI E MISTER MUSCOLO

Che strana la TV italiana. I tecnici della regia e gli stagisti del sito dovrebbero, da cliché, essere meno colti e sensibili di noi divulgatori e parlatori da studio-cabina. “Loro” dovrebbero venire da studi tecnici e scuole professionali, “noi “da nobiltà sportive e studi umanistici. Questa è la teoria. A me invece capita spesso di trovare competenza (anche sportiva) tra i giratasti e ignoranza strabecca in cabina di commento. Con tutte le eccezioni del caso, questa contro-statistica si applica anche alla sensibilità. Procedo con un paio di casi.

Il direttore mi aveva affidato il commento di un grande torneo di un tipo di hockey, secondo un format che in gergo si chiama “Commento e contenuti”. Significa commentare, ma anche convocare delle spalle tecniche, organizzare delle interviste e, molto importante in questi anni, un bel lavoro di preview e commento sul sito internet. La fiducia del direttore si legge anche dalla brevità dei messaggi: «Per il sito arrangiati con i ragazzi, sono bravissimi e so che andate d’accordo». Sembra un messaggio pigro ma è esattamente il contrario, e introduce alle situazioni lavorative che mi appassionano di più. Sotto controllo e sfiducia tendo a sbuffare, sotto libertà ed euforia tendo a contagiare e a sentirmi fortunato.

Parlo col bòcia

Il giorno dopo parlo con il “ragazzo del sito” che per brevità e soprannome chiamerò bòcia. Avremmo lavorato durante le feste, saltando qualche pausa e facendo qualche sforzo aggiuntivo. Lui ringrazia, contento di affrontare un format nuovo e uno sport che non mastica, mi chiede un consiglio bibliografico e mi dichiara (con testimoni) che è meglio lavorare con me che andare in ferie. Parlo con i tecnici audio annunciando che il loro panettone sarà inframmezzato da interviste aggiuntive, da canali audio improvvisati (le interviste telefoniche non sono facili per i tecnici, soprattutto dai cellulari). Il mio tecnico preferito (lo chiameremo e lo chiamo teròne) prende nota degli atleti che intervisteremo, e dopo un’ora mi raggiunge con un’espressione del viso che significava “finalmente”.

I DANNI STRUTTURALI

Nei giorni seguenti mi sono goduto, come sempre, la preparazione dell’evento. Passavo gli appunti e le curiosità al bòcia e al teròne. Il fascino di quella competizione e le biografie di quei campioni ci avevano avvolti. Facciamo un bel lavoro, siamo fortunati. Due giorni prima del match di apertura una segretaria mi arriva con un sorrisone da televendita annunciandomi qualche possibile cambiamento di scheda nel palinsesto. Rispondo scherzando che per qualche minuto di anticipo o ritardo cercherò di sopravvivere. Poi la lettera: «Caro Luca, per motivi di alternanza abbiamo deciso di suddividere le telecronache nel seguente modo…». La suddivisione in realtà era una sforbiciata di quasi metà torneo.

Ovviamente ho dovuto disdire tutte le interviste e gli speciali. La lega organizzante mi ha premiato con dei biglietti per andare in loco, con l’opportunità di vedere gli allenamenti e con molta stima. Forse alla fine, banca a parte, ci ho ancora guadagnato. Ho ancora tutti gli appunti e tutte le schede.

Qualche giorno dopo,  per ironia del caso, la stampante (forse si era inceppata e aveva sparato le stampe quando non doveva) ha sputato una comunicazione “interna” che conservo ancora: «Ehilà, tutto a posto? Ho pensato di fare io i seguenti commenti da questa data a questa data, poi il giorno X me ne vorrei andare di pomeriggio, quindi la telecronaca XY se la smazza Mister Muscolo». Era un “invito/ordine” del Mafio alla segretaria. Ho conservato la stampa. Neanche male, più tardi da Mister. Muscolo sarei stato promosso a Capitan Uncino o addirittura a Il Monco.

Il bòcia ha fatto una faccia triste che non dimenticherò mai. «Non è giusto» ha detto. E si è sforzato di non aggiungere altro. Il teròne mi chiama ancora Mister Muscolo, non l’ha mai digerita.

LA CONTA DEI DANNI

Dani mi ha chiesto di provare a quantificare la quantità di telecronisti, di Mafios e di Alberts in Italia. Impossibile. Sparo: 60% buoni e 40% completamente incompetenti. I casi “di mezzo” sono pochi. Certo, non ho cifre precise e ho il grosso limite di potermi esprimere solo su una gamma di discipline, ma grosso modo credo che siamo lì.

Altra domanda da parte di un collega svizzero: «Si può parlare di racket?». Direi di no, non ci sono gruppi organizzati, ognuno si fa il suo rackettino col suo politico o cardinale o cardiologo, il direttore pensa giustamente (dal suo punto di vista) che: A) possa tornare utile, B) con quella gente meglio non fare i furbi. Racket quindi no, malcostume diffuso, casomai.

Attento però: il valore complessivo del fenomeno è lo stesso di un racket, anche se la dinamica non si condensa in una sola figura o in una sola cifra: purtroppo questo tiene lontana la magistratura e la stampa che si occupa di corruzione.

UN FENOMENO CHE RIGUARDA TUTTI

Un celebre giornalista di indagine mi ha detto che i toni e gli effetti del crimine ci sono tutti, ma purtroppo mancano alcuni elementi di spettacolarizzazione, e che le cifre in ballo sono troppo spezzettate, insomma, non c’è il botto da 10 milioni, o meglio c’è, ma è disseminato in giro per i palinsesti e tutto sommato è sancito da contratti abbastanza legali.

Ho già detto che se potessi cancellare Commentopoli o l’inquinamento dei fiumi opterei per l’acqua pulita, ma non vorrei che voi chiudeste queste pagine pensando a un fenomeno che non vi riguarda. I telecronisti capaci perdono soldi e (peggio) posti di lavoro. Le opportunità per i giovani si riducono di circa (ripeto, non ho cifre precise) la metà. Le Federazioni, soprattutto quelle piccole, ci rimettono in termini di diffusione del loro sport. Gli sponsor sono meno interessati agli eventi e agli accordi economici abbassando così tutto l’indotto.

Dovete pensare anche a chi pulisce gli stadi, vende le bibite, accompagna i bambini, lavora nella birreria di fianco al campo. Contano tutti sulla TV per la diffusione del loro sport. Le televisioni e le Federazioni si riempiono di raccomandati (il raccomandato a sua volta “deve favori” quindi porterà altre persone ricche di appoggi e povere di esperienza). Purtroppo su questo non c’è niente da ridere. Ho cercato il lato comico con la lanterna e la lente di Sherlock, ma niente da fare, qui non si ride.

Pubblicato il: 17 Febbraio 2026
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