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Quel giocatore è come Dottor Jekyll e Mister Hyde

Jekyll Hyde - Luca Tramontin: super-aggressivo in campo e molto rilassato fuori
Luca Tramontin: super-aggressivo in campo e molto rilassato fuori

«Quel giocatore è come Dottor Jekyll e Mister Hyde». Una frase che si sente spesso nelle telecronache o nei commenti sportivi, e che ha un senso, anche se contiene un’imprecisione psichiatrica. Quando si cita il romanzo di Robert Louis Stevenson si parla di un lato buono e uno malefico della stessa persona, compresenza frequente, ma in realtà ce n’è una più relativa ai nostri sport: quella del giocatore super-aggressivo in campo e molto rilassato fuori.

È molto anglosassone, quindi molto rugbistico, pugilistico, hockeistico e pallanuotistico, concentrare l’aggressività dentro il periodo breve e sigillato di un match. È proprio una scuola di pensiero, con radici antiche, nel “Cristianesimo Muscolare”, nei college di Oxford, Cambridge, Eaton e limitrofi, in una logica di suddivisione che determina molti aspetti sociali.

Discosta in parte dalla tendenza mediterranea a distribuire e tollerare l’aggressività nell’arco di una giornata e fingere in qualche modo che non esista. Mi è capitato spesso che persone che mi hanno visto solo in campo preferissero “non conoscermi” fuori. Esaurire l’aggressività (attenzione che qui entra la chiave di tutto) senza trasformarla in vigliaccheria e uscire dal match in pulizia catartica è una benedizione.

OVVIAMENTE SONO DI PARTE

Il luogo comune infatti dice «sfoga la cattiveria». No, faccio spesso l’esempio del dito nell’occhio: è un gesto vigliacco, che non richiede nessun coraggio. Invece placcare basso, corretto, pulito un colosso di 130 kg, o schivare i suoi colpi sul ring richiede coraggio.

Qui torniamo all’imprecisione della metafora Jekyll/Hyde. Che è immensamente utile perché ha dato confidenza al mondo con il concetto di subconscio, e in qualche modo ha accelerato la comprensione della sfaccettatura psichica. Ma Stevenson parlava di “disturbo dissociativo dell’identità”. Sindrome non gestita.

Lo “sdoppiamento” dei nostri hockeisti, rugbisti e pugili invece è pilotato, schermato, trasformato in salute e spettacolo. Sindrome (ammettiamo pure che lo sia nei casi più estremi, tra i quali mi classifico senza vergogna) assolutamente gestita.

Jekyll Hyde - La grinta in campo di Luca Tramontin, prerogativa del suo“sdoppiamento”.
La grinta in campo di Luca Tramontin, prerogativa del suo“sdoppiamento”.

EDIMBURGO/LONDRA, LA GENESI DELLO SDOPPIAMENTO

Da adolescente ho visitato Heriot Row (dove ha abitato Louis Stevenson) di notte fonda e buia e il giorno dopo sono andato a vedere Heriot’s-Hawicks di Rugby, nel sole invernale di Edimburgo (anche se Jekyll/Hyde è ambientato a Londra) arricchito dalla nobile aggressione ovale.

Le due facce, lo sdoppiamento, di una città, come di un cervello. Era cresciuto così Louis Stevenson, con i racconti della nonna, con il fascino e le paure di una scienza emergente e a volte macabra. Lo ringrazio per il romanzo, per il contributo, e se la sua opera viene nominata con imprecisione dal mondo sportivo va bene lo stesso.

Pubblicato il: 18 Aprile 2026
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