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Puntata 12 lo ricordiamo. Se no Sanremo non lo vediamo

Troppi giri. Il rischio è di non arrivare a Sanremo – Foto A. Barta

Puntata 12, lo ripeto 12, perché il rischio che questo viaggio ci faccia perdere la bussola è elevato.

Questo percorso a piedi è più lungo a scriverlo che a farlo davvero. Ecco perché scriviamo 12 e 12 deve rimanere impresso nella memoria. La puntata precedente (abbiamo corretto sappiatelo) avevamo indicato come 12 il numero di episodi. No! Prima di questo erano 11; leggete qui la 11 ecco. Chiaro no? Insomma questa è la 12. Punto, fine, stop!!

Varigotti

Varigotti che perla della Liguria! – Foto Hansiline

Superato anche questo livello ad alto coefficiente di difficoltà e rischio, ecco la meravigliosa Baia dei Saraceni, una spiaggia molto ambita dai turisti in estate ed erroneamente snobbata in inverno.

Bè, lo dico soprattutto ai nuovi appassionati di fotografia, figli di Instagram, non perdetevi queste inquadrature invernali perché faranno salire di molto i vostri like e riceverete un sacco di complimenti quando tornerete a Milano. Lo dico senza vergogna: lo spettacolo della natura in questa zona, lascia pure me che sono ligure, imbambolato come un bimbo. E scusate il gioco di …parole.

Terminata la baia c’è una galleria pedonale (tutte le gallerie pedonali sono tunnel ferroviari in pensione) e poi Varigotti, altro paesino spettacolare. Essendo partiti molto tardi da Spotorno, ci siamo ritrovati in loco alle 2 del pomeriggio senza aver mangiato una fava.

Eccoci in paese

Entrando in paese, abbiamo chiesto asilo al primo ristoratore e qui, finalmente, ci siamo imbattuti in un ligure scontroso che non perde le proprie villanie neppure in inverno, facente parte dei cosiddetti “sempreverde”. Alla domanda: “Possiamo sederci per mangiare?” la sua risposta, preceduta da un interminabile silenzio, è stata questa: “Eh belin, son già le due…”   Disperato per il poco tempo e troppa fame, ho chiesto lumi alla prima persona che ho incontrato: una suora.

La monaca m’ha ascoltato attentamente e poi, con un mistico sospiro, ha risposto: “Sono turista pure io”. Insomma, con il papato Bergoglio molte cose sono cambiate, ed oggi persino le suore hanno le ferie!

Falënderim

L’intento mio e di Max, e pure di Angelo che nel frattempo ci aveva raggiunto abbandonando per un momento l’auto, era quello di metterci a tavola prima dell’incontro con Marco Fregonese e le due atlete di Finale.

Il desiderio s’è avverato in una trattoria semplice, dove il ristoratore, non solo ci ha accolti con entusiasmo, ma ci ha pure invitato, anzi quasi obbligato, a mettere magliette e felpe sudate sulle sedie libere della trattoria ad asciugare al sole, trasformando la veranda del locale in un campo nomadi. Gli ho detto che quella era l’ennesima, bellissima dimostrazione della cortesia invernale dei liguri che riscontravamo nel viaggio, e il gestore mi ha risposto: “Falënderim”. Vuol dire grazie in albanese.

L’ingresso in Finale

Ad accompagnarci alle porte di Finale Ligure è arrivata una coppia di amici e fan locali: Andreana e Pilli. Pilli Roccatagliata, allievo prediletto di Walter Tomaselli, è uno stimato pittore, noto per i ritratti ed i soggetti dedicati alla bellezza della terra ligure. Pilli – dice di lui il critico d’arte Adalberto Guzzinati – esprime la sua arte attraverso varie forme, affiancando all’attività di pittore, quelle di grafico fumettista ed illustratore.
E con questo sono tre i pittori incontrati sulla mia strada verso Sanremo! Se pure lui mi fa un ritratto posso giocarmela con Gesù.
Pochi passi dopo, ecco l’atteso incontro con Marco Fregonese della FIDAL e le due ragazze, Laura e Patrizia, maratonete locali, che mi accompagneranno negli ultimi 5 chilometri e magari mi sosterranno come accadde a Dorando Pietri alle Olimpiadi di Londra nel 1908.

… Apprendo or ora da Wikipedia che Pietri è morto a Sanremo, quindi rimuovo ogni paragone.

Nove sculture

Le due atlete m’hanno accompagnato senza sostenermi lungo la strada che porta a Finale, mostrandomi durante il percorso nove sculture in acciaio raffiguranti diversi cetacei e una tartaruga, realizzate dagli artigiani GRAL di Finalborgo, Albano Frediani e Graziosa Bertagnin.  Le sculture (capodoglio, globicefalo, grampo, tursiope, stenella striata, zifio, delfino, balenottera e tartaruga marina) sono state posizionate sulla passeggiata a mare in corrispondenza dei luoghi di maggior frequenza di avvistamento. Grazie ad un sistema interno, l’asta e la scultura possono lentamente ruotare, come banderuole segnavento e nella parte sottostante una fascia segnala la posizione dei punti cardinali. 

Per rallegrare la combriccola ho spiegato che i due artisti, Frediani e Bertagnin, hanno anche realizzato alcuni ninnoli decorativi in ceramica per abbellire cetacei, i cosiddetti “soprammobidik”. Dopo questa battuta volevano linciarmi.  

La passeggiata seducente

La passeggiata che porta a Finale Ligure è una delle più seducenti da noi calpestate. Davvero spettacolare, la giornata limpida di oggi aiuta e il sole, inclinato come solo in inverno sa fare, rende l’acqua trasparente, più di quella di una piscina, lasciando intravvedere sassi e qualche pesciolino. Un luogo ideale per ritrovare serenità. Col telefonino ho immortalato qualche scorcio e facendo ciò ho avuto un’illuminazione: la Liguria è l’unico posto al mondo dove le foto vengono belle anche a chi non sa fotografare.

Pure Max, che manca dall’Italia da dieci anni, m’ha confessato di sentirsi sempre più un “brasiliano pentito” e un ligure desideroso di recuperare il tempo perduto. Ad accoglierci nella cittadina è arrivato anche il mio amico Fabrizio Fasciolo, genoano doc e titolare del Patio, storica discoteca in cui tra il 1997 e il 1999, noi Cavalli Marci facevamo uno spettacolo settimanale. Con Fabrizio c’è pure l’assessore al turismo Claudio Casanova. Tutto è pronto per una serata col botto. Da Milano è giunto pure Maurizio, però manca Nicola per suonare la chitarra: pare abbia la febbre.

Me la caverò? Sì, anche perché, se è vero che sono un comico che diventa cantautore, che diventa atleta, che diventa commerciante di dischi, è anche vero che sto diventando un discreto cialtrone.

Hotel Medusa

Stavolta l’albergo ce lo offre il Comune di Finale. L’accoglienza in hotel è di quelle da star: nella hall, proprio di fronte alla reception c’è il mio manifesto, quello che cita “Denei a Sanremo… a piedi!” La portiera, indicando il cartellone, m’ha accolto con un sorriso, dicendo: “Signor Denei! È un onore averla qui!”. Poi m’ha chiesto un documento di riconoscimento. Sono sistemato in una camera con Max Gaggino, mentre Maurizio e Angelo tornano alle loro rispettive dimore. La stanza dell’hotel “Medusa” è molto bella, all’ultimo piano con una vista mare che è un vero spettacolo. Ormai io e Max siamo una coppia di fatto, lo sanno anche gli albergatori che ci hanno dato una… matrimoniale!! In men che non si dica ho chiamato la reception e ho ordinato di separare i letti.

Va bene dormire con un regista, ma addirittura sotto le stesse lenzuola, questo mai. L’ho già detto chiaramente in altri diari, amo far carriera, ma senza scorciatoie.

Serata in piazza

Come spiegavo prima, la mia cialtroneria mi precede. Potrei aprire una scuola di cialtroneria applicata e probabilmente avrei successo.

Stasera, davanti al bar Van Gogh di Piazza Vittorio Emanuele e di fronte ad un pubblico eterogeneo (ricchi, poveri, anziani, bambini, in tutto 4 persone) ho dato il meglio di me facendo cabaret, canzoni comiche del mio vecchissimo repertorio e poi due pezzi seri, come “Secolo e Focaccia” e “Occhiali cinesi”. La conclusione, manco a dirlo, è stata “Saremo a Sanremo”. Il pezzo piace proprio a tutti: ricchi, poveri, anziani, bambini. Tutti e quattro.    

E a questo punto, vi do l’appuntamento alla prossima per continuare il viaggio insieme.