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Psicopatia e Psicoterapia? Vedere grigio nel mondo a colori

Psicopatia

Psicopatia: maschera
Una maschera può far pensare alla Psicopatia

Negli articoli precedenti abbiamo cercato di dare risposte a quelli che sono i disagi e le richieste di aiuto che uno psicoterapeuta riceve nel momento in cui inizia un percorso terapeutico. Fattor comune era la sofferenza e la motivazione nel cercare di migliorare la propria condizione.  In quest’articolo vorrei spostare l’attenzione su quelle condizioni che difficilmente arrivano all’osservazione di un professionista senza che vi sia stato un invio da parte di un’istituzione (spesso il tribunale). Parleremo di quella che ritengo esser la più complicata e difficile situazione da affrontare per un professionista. Parleremo della Psicopatia.

Quando ci si riferisce a una persona psicopatica si pensa a film o fatti di cronaca che richiamano alla mente personaggi quali Jeffrey Dahmer (il mostro di Milwaukee), David Berkowitz (il figlio di Sam), Ted Bundy o Donato Bilancia per spostarci in Italia. Bene, sono tutti Psicopatici, ma considerando che la psicopatia ha un’incidenza di circa una persona su cento questi richiami a fatti eclatanti che vanno a farci identificare tale condizione solo esclusivamente con i Serial Killer, lascia fuori la maggior parte di essi che, danni ne fanno, ma senza arrivare agli estremi di uccidere qualcuno.

La persona psicopatica

La persona psicopatica si caratterizza per la totale incapacità di provare empatia. Spesso egocentrica, narcisista manipolativa e impulsiva non si interessa affatto di null’altro che il proprio tornaconto personale. Il provocare dolore e sofferenza nell’altro è per lui un mezzo accettato e di scarsa rilevanza se porta ad un guadagno. Il sociopatico, che spesso viene erroneamente considerato come sinonimo, può commettere gli stessi atti brutali dello psicopatico, ma è comunque in grado di provare quei sentimenti che caratterizzano il mettersi nei panni dell’altro (della vittima).

Il sociopatico che uccide, froda, commette furti o atti di violenza, non solo è in grado di capire che quell’ azione va contro le norme del vivere comune (cosa che anche lo psicopatico è in grado di comprendere, tant’e che nei processi a suo carico la capacità di “intendere e volere” viene spesso certificata al fine della condanna) ma rimane sempre in grado di provare il senza di colpa che deriva dalla presa di coscienza dell’azione compiuta.

Vedere in grigio ma in un mondo a colori

L’apparente mancanza di una normale affettività e di profondità emotiva ha spinto il dott. Robert D. Hare a definire lo Psicopatico come “un individuo che vede il mondo in scala di grigio che ha imparato a funzionare in un mondo a colori”. Ha appreso che “il segnale luminoso dello stop è quello posto in alto sul semaforo”. Quando dice che si è fermato con il rosso, in realtà intende che si è fermato con la luce in alto. Come dice Cleckley “egli può imparare a usare parole comuni…e imparerà anche a riprodurre in modo appropriato tutta la pantomima dell’emozione…ma l’emozione in sé non riesce a passare”.

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Sono ottimi osservatori che già in età prescolare osservando le emozioni susseguenti alle azioni messe in atto degli altri, anche se non riescono a provarle direttamente, sono comunque in grado di apprenderne le modalità esecutive per riprodurle se ne intuiscono la potenzialità in termini di un guadagno. Diventano talmente tanto abili nell’osservare ed imitare queste modalità che le utilizzano sia per individuare che per truffare, circuire, le persone che identificano come fragili. Sono spesso proprio quelle persone “che ti capiscono” e ti sanno “consolare” nel momento di massima fragilità. Proprio perché sono abili nell’identificare quei segnali che hanno imparato bene a riconoscere ed imitare, guadagnata la fiducia e senza morale ne approfittano.

Sono abili mentitori

Sono spesso abili mentitori che non si preoccupano neanche di ritrattare nel momento in cui sono scoperti. Trovano sempre il modo di riadattare la narrazione manipolando la realtà. Quello che mi preme sottolineare è che non è l’educazione o le privazioni subite nell’infanzia a fare di un bimbo un futuro psicopatico. A tal riguardo diversi studi dimostrano che la psicopatia può esser orientata dalle cure famigliari (e questo indubbiamente fa tanta differenza tra il diventare un serial killer e un truffatore dal “colletto bianco”), ma di fatto la condizione di base è orientata biologicamente. Tornando alla terapia, non si presentano spontaneamente, lo fanno se inviati e sempre e comunque per cercare di averne un tornaconto (perizia positiva per il tribunale al fine di sconti di pena ecc.).

Come riconoscere la psicopatia (o gli psicopatici)

Lo scopo di quest’articolo quindi non può che essere paradossalmente quello di aiutare chi involontariamente si dovesse trovare a contatto con essi. Aiutare cioè le persone a identificare quei segnali di allerta che possono metterli al sicuro. Nei momenti di difficoltà dovremmo esser più accorti nel dare fiducia ad estranei specie se sanno toccare le corde della nostra emotività, prestando maggiormente attenzione proprio a quelli che riteniamo i nostri punti deboli. Prestare attenzione a quello che ci viene detto e meno al modo in cui viene detto (l’enfatizzazione delle emozioni espresse, sono “attraenti” ma spesso “false”), andare a indagare la storia personale dell’interlocutore (spesso esso risulta sfuggente o estremamente volto all’esaltazione del sé) sono elementi fondamentali per evitare spiacevoli sorprese.

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