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Produzione microchip, Germania piglia tutto e Italia alla finestra

Il governo tedesco, ha concluso accordi con industrie del calibro di Intel che porteranno benefici in termini occupazionali e di crescita economica

Microchip: Fabbrica di microchip
Quello dei microchip è un settore strategico

L’Italia rimane a guardare mentre la Germania intercetta gli investimenti internazionali delle multinazionali di microchip e semiconduttori. La crisi dell’approvvigionamento dei microchip, è emersa nel corso degli ultimi anni aggravandosi durante la pandemia di Covid-19, ha messo in ginocchio interi settori industriali, in particolare l’industria automobilistica. In risposta a questa situazione, l’Europa ha avviato un processo per aumentare la produzione interna al fine di ridurre le dipendenze dalle catene di approvvigionamento esterne e prevenire situazioni di scarsità come quella appena vissuta.

La Germania ha dimostrato di essere in grado di sfruttare il proprio peso politico ed economico per raggiungere questo obiettivo, mentre l’Italia è stata lasciata indietro. Il governo tedesco, guidato da Olaf Scholz, ha infatti concluso un accordo con la gigante statunitense dei semiconduttori, Intel, che aumenterà i propri investimenti in territorio tedesco, portando benefici in termini occupazionali e di crescita economica. Al contrario, l’Italia sembra non essere riuscita a ottenere risultati concreti e l’annunciato investimento di 4,5 miliardi di dollari per una fabbrica nel paese sembra svanire. Questa situazione rappresenta una sfida significativa per il governo di Giorgia Meloni, che ha sottolineato una posizione di grande favore verso gli Stati Uniti d’America.

Nel 2022 Intel ha registrato profitti per 8 miliardi di dollari

Intel ha registrato profitti per 8 miliardi di dollari l’anno scorso ed è in fase di espansione globale. Recentemente, l’azienda ha annunciato la costruzione di uno stabilimento da 25 miliardi di dollari a Kirjat Gat, in Israele, che prevede di iniziare la produzione nel 2027, creando migliaia di posti di lavoro. Intel ha sottolineato che è presente nel paese da quasi cinquant’anni e inizialmente beneficerà di una tassazione agevolata al 7,5%. Inoltre, l’azienda ha pianificato la realizzazione di un’altra fabbrica in Polonia, con un investimento di 4,6 miliardi di dollari, dedicata al collaudo e all’assemblaggio di semiconduttori. Intel ha anche annunciato l’intenzione di beneficiare di incentivi finanziari per costruire fabbriche negli Stati Uniti, Spagna e Francia.

Questi sviluppi dimostrano che Intel ha l’intenzione di espandersi e sfruttare le opportunità di crescita presenti in diversi paesi. Allo stesso tempo, mettono in evidenza la mancanza di una strategia e di investimenti sufficienti da parte dell’Italia per quanto riguarda la produzione di microchip. È importante che il governo italiano comprenda questa sfida e prenda provvedimenti tempestivi ed efficaci per attrarre investimenti nel settore dei semiconduttori, al fine di garantire la competitività del paese e la creazione di occupazione.

Il valore strategico della produzione dei microchip

Per l’Unione Europea e i governi nazionali, la produzione di chip ha un grande valore strategico, in quanto sono un elemento chiave delle catene industriali, soprattutto considerando che numerose applicazioni di intelligenza artificiale utilizzano queste tecnologie.

Un’indagine condotta dalla Camera di Commercio Tedesca nel febbraio ha rilevato che il 14% delle oltre mille imprese prese in considerazione sta già utilizzando lintelligenza artificiale e il 23% ha intenzione di introdurla entro i prossimi tre anni. Alla luce delle tensioni tra Cina e Stati Uniti, è quindi vitale ottenere l’indipendenza nelle catene di approvvigionamento.

Attualmente, fino all’80% della produzione mondiale proviene dai produttori asiatici. Berlino ha intenzione di escludere la società cinese Huawei dallo sviluppo della rete 5G, anche se il coinvolgimento della società cinese Cosco nel terminal del porto di Amburgo è invece stato completato.

L’opinione di Mario Orfei, Presidente di AISEM

Sull’argomento Globe Todays ha intervistato l’imprenditore Mario Orfei, Presidente del Consiglio di Amministrazione di MATEC GROUP, società che annovera 160 dipendenti con sede a Peschiera Borromeo (MI), stabilimenti produttivi a Rovigo, Varese, Catania e Bari; filiali a Dubai, Singapore, Barcellona e Nizza. Mario Orfei è Fondatore e Presidente di AISEM – Associazione Imprenditori Sud Est Milano, realtà che si prefigge lo scopo di essere l’anello di congiunzione tra le aziende del territorio e le istituzioni.

Microchip: Mario Orfei Presidente Gruppo Matec
Mario Orfei nella sua azienda di Milano

Orfei ha viaggiato ed operato in tutto il mondo, acquisendo una approfondita conoscenza delle realtà e dei mercati internazionali. A suo nome, sono depositati molti brevetti Europei e brevetti per modello di utilità Italiani presso il Ministero dello Sviluppo Economico.
L’imprenditore milanese ha introdotto innovazioni e perfezionamenti nei processi tecnici e produttivi. Ha contribuito con le sue iniziative imprenditoriali all’ampliamento della produzione nazionale e del Made in Italy. Ha concluso numerosi accordi di rilevante interesse per l’economia nazionale.

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Cosa è successo, perché i grandi produttori non hanno scelto l’Italia?

L’Italia era in pole position per alcuni importanti progetti, la INTEL da un lato, e la TSMC dall’altro.
Queste multinazionali già dal 2022 avevano manifestato grande interesse a investire  nel nostro paese. Sia per la posizione strategica  al centro del continente Europeo, sia per la rete delle infrastrutture e delle maestranze locali. È notizia di questi giorni, che la Germania ci ha messo all’angolo. Il governo tedesco, infatti, ha messo in campo tutto il proprio peso politico ed economico, e l’Italia resta ora a mani vuote.

Quali sono i termini dell’accordo raggiunto con il Governo tedesco?

L’accordo con il colosso americano dei semiconduttori Intel, vedrà addirittura raddoppiare i propri investimenti in terra tedesca, per circa 30 miliardi. A tutto vantaggio di occupazione e crescita.

L’Italia ha visto svanire anche l’ultima opportunità per l’annunciato secondo investimento da 4,5 miliardi, è stata preferita la Polonia. Intel ha rinunciato a investire nel bel paese.

Anche TSMC, colosso Taiwanese nel campo dei microchip, dopo aver avviato trattative con il governo Italiano per la produzione di semiconduttori, nell’ambito di un investimento di circa 11 miliardi, ha dato forfait e dirottato anche lei sulla Germania.

La Infineon, ha inaugurato in queste settimane una nuova fabbrica di semiconduttori a Desda, in Sassonia. Una nota zona industriale che ospita anche altre importanti realtà, come la Bosch.

Come mai questo cambio di rotta da parte degli investitori stranieri?

La scelta di investire nella produzione prevalentemente in Germania, da parte dei colossi dei microchip, può essere attribuita a diversi fattori.
Nonostante il costo del lavoro sia più alto del nostro, sicuramente la stabilità e il “marketing territoriale” operato dai tedeschi, è stato più funzionale del nostro. 

Ma la ragione principale, sicuramente risiede nella stabilità fiscale del paese ospitante, che è il fattore cruciale per attirare investimenti stranieri.

Non bastano gli incentivi fiscali che sicuramente tutti avranno offerto, non bastano le infrastrutture avanzate o l’ambiente favorevole. Servono certezze: in particolare in tema fiscale e di tassazione, cosa che il nostro paese, certamente non offre.

Anzi al contrario, alcune mosse a sorpresa delle ultime settimane potrebbero aver contribuito a generare ulteriori incertezze per le aziende straniere.  Influenzando negativamente la percezione dell’Italia come destinazione affidabile per gli investimenti stranieri.

Occasione perduta quindi?

Questa mancata occasione ci deve far riflettere. Saremo anche il bel paese, ma per vincere un Gran Premio, non basta avere la macchina più bella. Le strategie a lungo termine in campo economico, richiedono competenze specifiche e non solo. Il mostrare solo i muscoli e una bella livrea, non bastano a portare a casa il risultato.

Le grandi occasioni perdute dal nostro Paese oggi, a favore della Germania, scontenteranno molti Italiani attenti alla politica economica internazionale, e a cui non bastano parole da imbonitore. Vero è che le cause potrebbero essere molteplici e attribuibili a una combinazione di fattori, ma  di sicuro la stabilità fiscale gioca un ruolo fondamentale.

Come invertire questa tendenza?

Per attirare investimenti di qualsiasi tipo, l’Italia dovrebbe adottare strategie coerenti e prevedibili. Promuovendo un ambiente favorevole agli affari su più fronti. Investendo risorse che genererebbero benessere per tutta la Nazione e garantire una tassazione equa, corretta ma soprattutto stabile.

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