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Pettegolezzo e non calunnia – parte seconda

Il pettegolezzo non ha mai fine

La parte difficile inizia ora.

Continuiamo a proporre soluzioni per difenderci dal pettegolezzo e non dalla calunnia e “tirare un colpo di spugna”. Ripartiamo da dove ci siamo fermati, dalla parte seconda, cioè dalla parte difficile che inizia ora.

La falsa amicizia

Potrebbe essere utile creare una falsa amicizia con il pettegolo e il suo derivato pettegolezzo. Creare una situazione in cui ci si debba scambiare qualcosa, magari un consiglio su una rivista: “Tu che sei esperto, potresti indicarmi una buona rivista di computer?”.

E da li iniziare una pseudo amicizia che potrebbe far cessare il pettegolezzo in quanto in nostro “obiettivo” si sente gratificato dalle attenzioni che gli sono rivolte.

Inutile dire che questa strategia non è per tutti poiché, oltre al “mare” di tempo richiesto, vi è la difficoltà psicologica di portare avanti una rapporto decisamente “contro natura”, almeno dal nostro punto di vista.

I falsi bersagli

La cosa potrebbe essere più semplificata se, non potendo proprio simulare un interesse per il “target”, decidessimo di dargli dei “falsi bersagli”, ovvero creare a nostra volta false situazioni ma molto “appetibili” per il pettegolo e il conseguente pettegolezzo appunto, in modo da portarlo “fuori strada” e privarlo di ogni credibilità dinanzi agli occhi degli altri.

A questo proposito riporto un episodio avvenuto anni fa in una località del Nord Italia la cui citazione, come i nomi dei personaggi è ininfluente rispetto al concetto esplicato.

La vicenda vede un muratore, sposato con due figli che, grazie al proprio lavoro e quello della moglie, riesce a mantenere decorosamente la famiglia.

Dopo anni, i figli iniziano l’università, incoraggiati per altro dai genitori che sperano per loro, com’è ovvio, un futuro migliore.

Senonché, essendo entrambi i figli “fuori sede” le spese lievitano e il budget familiare si rivela insufficiente alle necessità.

A questo punto il muratore decide di sacrificare il tempo libero ed inizia a fare l’innominabile lavoro “in nero”.

E pensare che se avesse avuto una multinazionale anziché essere un semplice dipendente avrebbe potuto aprire una sede in qualche paradiso fiscale e guadagnare “onestamente” tutti i soldi necessari a far studiare i figli.

Addirittura, con un’opportuna laurea, sarebbe magari stato nominato consulente presso qualche importante realtà e con un conseguente, considerevole, aumento del proprio reddito.

Purtroppo per lui la terza media non era sufficiente e quindi ha dovuto arrangiarsi.

Occorre lavorare

Inizia quindi a lavorare. Lavora bene, è svelto, preciso, onesto. Tutti lo chiamano.

In ditta svolge il suo lavoro alla perfezione. Nessuno si lamenta.

Ovviamente la voce giunge alle orecchie del titolare il quale valuta la situazione e, visto che il muratore devolve chiaramente tutti i suoi guadagni al mantenimento dei figli, decide di non intervenire.

 Sembra anche non abbia dato peso a misteriose sparizioni e successive ricomparse di scale, piccoli ponteggi e sabbiatrici dal magazzino della ditta attribuendoli, probabilmente, all’opera di qualche spiritello dei boschi.

 Le cose sono andate lisce per un po’ ma ad un certo punto, e qui il racconto presenta due versioni, sono nati dei problemi.

Le due versioni

C’è chi parla di un cliente che, non volendo pagare il lavoro, abbia iniziato a “minacciarlo”, c’è invece chi dice che il cliente avesse anche lui un figlio fuori sede ma che quest’ultimo, ottenendo scarsi risultati, a differenza dei figli del muratore, sia stato costretto a “rientrare” e da qui sarebbe nata la gelosia del padre (o forse della madre) … insomma … dell’ex cliente.

In buona sostanza il muratore rischiava una denuncia per la sua seconda attività che avrebbe quindi impedito gli studi dei figli.

La situazione poteva precipitare da un girono all’altro anche perché l’ex cliente metteva ormai in giro le voci più fantastiche che, partendo da una base reale, sconfinavano nella pura fantasia.

Ad esempio, che il muratore fosse addirittura a capo di un gruppo di extracomunitari e che, oltre ai lavori di muratura civile, la notte si dedicassero a “collezionismo”.

Se da un lato affrontare a viso aperto la questione avrebbe forse potuto risolverla, dall’altro c’era il rischio elevato di alimentare ulteriori pettegolezzi e, prima o poi, qualcuno avrebbe voluto vederci più chiaro.

Ha quindi deciso per la tecnica del “falso bersaglio” (anche se, probabilmente, non sapeva nemmeno come chiamarla).

 Ha iniziato a frequentare il negozio dell’ex cliente con pezzi di stoffa intrisi di profumo femminile del tipo più dozzinale.

le voci circolano

Immediatamente le voci sono iniziate a circolare.

La cosa è andata avanti per un po’ e l’idea di orge nelle case dei clienti aveva superato di gran lunga le dicerie sul lavoro nero.

Un giorno il muratore riceve una “commessa” da un albergo fuori città.

Decide allora di usare la faccenda a suo vantaggio.

In combutta con un amico, sempre con le pezze di stoffa ben intrise di profumo nelle tasche, si reca a fare acquisti nel negozio dell’ormai nemico dichiarato e qui riceve una telefonata (dall’amico).

Per quello che si può capire standogli vicino, c’è un appuntamento fissato per il prossimo week end in un albergo nelle vicinanze. C’è indirizzo, orario, tutto quanto occorra per cogliere chiunque in flagranza.

Come si aspettava, ad una certa ora del sabato mentre, da solo, era arrampicato su una scala per sistemare un portalampade, ha visto arrivare una nutrita schiera di compaesani alcuni ansiosi, altri solo curiosi, di coglierlo in situazioni inequivocabili.

Vittoria!

La credibilità del “nemico” era stata distrutta ed anzi i successivi timidi tentativi di “recupero” sono stati repressi dagli stessi paesani.

Tra le altre cose questo evidenzia che la teoria degli ambienti più o meno scolarizzati non è molto forte ma soprattutto indica come luogo e tempo corretti siano fondamentali.

Il problema, al solito, è che occasioni così bisogna costruirle e, spesso mancano sia il tempo che gli elementi utili.

Ci sarebbe ancora un mare di situazioni da analizzare ma, benché on line, lo spazio non può essere monopolizzato.

Quindi limitiamoci a questa sommaria, incompleta rassegna di maniere per bloccare il pettegolezzo.

Esiste una morale?

Non so, ma la cosa certa che è se ognuno di noi vedesse se stesso ed il prossimo per quello che siamo realmente, ovvero opere della natura uniche ed irripetibili, che esistono su questo mondo per un breve periodo e mai più torneranno, forse avremo più rispetto non solo per il nostro vicino ma anche per noi stessi.

Sempre per diritto di cronaca: i figli del muratore, alla fine, sono diventati uno ingegnere informatico e l’altro ingegnere edile.