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PCOS – Cos’è la sindrome dell’ovaio policistico

PCOS - Mani nei capelli
Mani nei capelli? C’è sempre una soluzione – By Liza Summer

PCOS

PCOS (Poly-Cystic Ovary Syndrome), ovvero la sindrome dell’ovaio policistico tradotto in italiano. È il quarto argomento specifico dedicato esclusivamente al mondo femminile. Lo scorso mese, il 12 aprile giorno della luna nuova, abbiamo trattato l’”endometriosi”.

Come si riconosce la sindrome PCOS

Intanto precisiamo, come si legge anche sul sito del Ministero della Salute, che si tratta di una condizione che colpisce il 5-10% delle donne in età fertile ed è l’alterazione endocrina più diffusa. È caratterizzata dall’ingrossamento delle ovaie, dalla presenza di cisti ovariche multiple, e alterazione endocrinologiche e metaboliche come iperandrogenismo, resistenza all’insulina e conseguente iperinsulinemia spesso associata ad un BMI sopra 25, quindi condizione di sovrappeso e accumulo di grasso a livello addominale.

I segni visibili

I segni “visibili” di PCOS sono diversi. Dall’irsutismo (eccesso di peluria su viso e corpo), all’alopecia androgenetica (acne e calvizie di tipo maschile), ai disturbi mestruali (mestruazioni irregolari, assenza di mestruazioni per più mesi, cicli scarsi o prolungati). Si manifesta anche con infertilità, acne, disordini metabolici e stato infiammatorio. Si esterna tramite patologie cardiovascolari, problematiche legate a fegato e colecisti, obesità, disordini ormonali, disordini dell’umore, ridotta densità minerale ossea, fino a evoluzioni in patologie oncologiche. La diagnosi deve essere sempre fatta dal medico specializzato.

La testimonianza di una paziente

Come ho fatto per l’endometriosi voglio portarvi oggi la testimonianza di Claudia che era affetta da PCOS dopo un anno di cambiamento di stile di vita.

“Sono appena stata dalla ginecologa e sono uscita con una gran leggerezza. Le mie ovaie policistiche, di cui una avevo rischiato, come sai, di perdere 10 anni fa, ad oggi, nonostante la pillola interrotta nel 2019, sono perfette. Alimentazione e medico, evidentemente mi hanno “calmata” dentro. La ginecologa mi ha detto che sicuramente il mio stile di vita e l’alimentazione hanno influito positivamente alla soluzione di questo problema (il vecchio dottore mi aveva detto che senza pillola non sarebbero mai guarite).”

Ha anche aggiunto che malgrado io possa avere qualche chilo da smaltire, l’importante ora è avere ottenuto questo risultato fantastico. Non solo, due fibromi si sono “liquefatti da soli”. Anche l’ecodoppler ai vasi sanguigni ha confermato che ho una circolazione sana e che appena potrò ricominciare a fare trekking ritornerò sicuramente in forma e che la mia alimentazione è sicuramente molto sana perché ho una splendida aorta (quando dicono la bellezza dentro). Che sollievo!  Grazie davvero!”

Claudia ce l’ha fatta modificando lo stile di vita

È proprio la modifica dello stile di vita in generale che può portare questi benefici.
Il percorso di Claudia come quello di tante donne è durato circa un anno.  Non possiamo infatti pensare che se per 30 o 40 anni c’è stato un disturbo, questo possa essere riequilibrato in pochi mesi. Ma la cosa importante e meravigliosa che voglio trasmettervi oggi è che “ce la si può fare”. Si può trovare un modo adatto ad ognuna di voi.

Il punto di partenza comune è l’alimentazione antinfiammatoria a basso carico glicemico con bilanciamento degli omega 3 e 6 (così come per l’endometriosi) e il giusto apporto di frutta e verdura per il contenuto di fibra, vitamine e sali minerali. Il fine è quello di ridurre almeno il 5 -10% del peso iniziale con l’indispensabile abbinamento dell’attività fisica (solo l’alimentazione non è sufficiente).

Le diete specifiche

Esistono anche diete specifiche a scopo terapeutico da eseguire sotto controllo medico come ad esempio la dieta chetogenica. Un recente studio che ha preso in esame per 12 settimane 20 donne obese con PCOS e disfunzione epatica, ha valutato l’effetto di una dieta chetogenica e in parallelo quella di un trattamento farmacologico tradizionale.

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Pertanto, secondo questo studio pilota, oltre a migliorare il ciclo mestruale, la dieta chetogenica aveva i vantaggi aggiuntivi di ridurre la glicemia e il peso corporeo, migliorare la funzionalità epatica e trattare il fegato grasso rispetto al trattamento farmacologico tradizionale nelle donne con PCOS e disfunzione epatica che erano obese.

Il limite di questo approccio dietetico, così come tutti quelli a basso contenuto di carboidrati, è la fattibilità nel lungo periodo. È vero che danno risultati veloci e incoraggianti. E’ pur vero che il tasso di abbandono del cambiamento di alimentazione arriva al 50% per le donne con PCOS.

La prima cosa è modificare l’atteggiamento mentale

Da qui deriva l’esigenza di un cambiamento, in primis dell’atteggiamento mentale. Modifiche a piccoli passi fattibili, studiati ad hoc dello stile di vita della persona, che possano essere integrate come nuove abitudini nella giornata. Il fine è di ottenere un calo dell’11% del peso corporeo in sei mesi. Questo obiettivo risulta associato a un miglioramento della sensibilità all’insulina della fertilità.

Ecco i cambiamenti che migliorano la nostra vita

Ci vuole equilibrio per stare bene – BY artem-Artem Beliakin
  • L’attività fisica regolare e varia che includa sia alta che bassa intensità e 2 sedute di pesistica.
  • Ci sono benefici anche in attività come lo yoga. Un Lavoro ha dimostrato che ragazze con PCOS che praticano meditazione e yoga per un’ora al giorno per 12 settimane, migliorano la sensibilità insulinica e la dislipidemia rispetto a chi fa un’ora di ginnastica
  • Ridurre o evitare latticini proteine del siero del latte, zuccheri semplici e cereali raffinati complici di un maggior rilascio di insulina da parte del pancreas.
    Non commettere l’errore di sostituire in maniera abitudinaria il latte vaccino con il latte di soia, perché se non opportunamente fermentata, può creare problemi.
    Da ridurre anche caffè e alcolici.
  • Ridurre o evitare gli alimenti industriali ricchi di grassi saturi e idrogenati che contengono maggiori interferenti endocrini (AGEs) rispetto agli alimenti non sofisticati industrialmente
  • Limitare l’apporto calorico laddove ci sia il bisogno di perdere peso, mantenendo le giuste percentuali di proteine, grassi e carboidrati (a basso carico glicemico). Solo quando la persona è pronta mentalmente anche diete low carb e chetogeniche.

    Molto spesso l’aumento di peso può essere conseguenza di un alterato comportamento alimentare. Per questa ragione una suddivisione del 50% carboidrati, 20% proteine, 30% grassi in stile mediterraneo a basso carico glicemico e con un giusto bilanciamento di omega 3 e 6 è sempre la scelta più sostenibile nel lungo termine seguendo la suddivisione del piatto unico.
  • Può essere utile anche avere una regolarità nell’assunzione dei pasti: colazione tra le 6 e le 9, pranzo tra le 12 e le 15 e cena tra le 18 e le 21.

Ci sarebbero ancora tante cose da dire, ma siamo certi di aver fornito qualche spunto di riflessione. Potrebbe essere utile anche a indirizzarvi verso un contatto a un team multidisciplinare che vi possa accompagnare nel vostro percorso.

Dedicato a tutte noi donne un po’ lunatiche ci vediamo al prossimo mese!