Pallanuoto privata e figura da chiodi (annegati)

L’analista invisibile dello sport
Difficile, anzi no, impossibile “spegnere l’analista che c’è in te” e guardare una partita senza studiarne le dinamiche, le dominanze, gli errori difensivi, etc. Se per mestiere analizzi partite (per commentarle, per vendere le tue conclusioni agli allenatori – vedi Nark Eye – o per studiare) anche ai bambini in cortile ti viene da dire “attaccate sul lato destro perchè l’asfalto è piu veloce”. Ma ci si prova a essere distaccati e a guardare uno spettacolo sportivo come fanno tutti gli altri. Non commento, non collaboro, insomma non ho nessun rapporto professionale con la pallanuoto. Che mi piace tantissimo. Dopotutto nasce come “Water Rugby” dalla stessa radice britannica delle mie palle ovali.
Pallanuoto sentimentale
Ma ho un sentimento più locale, più privato. Settebello e Setterosa non li perdo mai, dagli anni 80, il Primorje di Fiume-Rijeka (che mi ha dato il primo interesse e la prima passione da bambino piccolo) è sempre nei miei pensieri e nelle mie cliccate, per risultati e highlights o reportage della TV croata HRT. Ma anche il campionato italiano, con i suoi derby, le sue finali, i personaggi di Barcellona ‘92 che sono diventati allenatori, presidenti o ottimi telecronisti (vedi Postiglione)… insomma, mi piace quando inquadrano l’acqua ma anche le panchine o le tribune.
In pieno Festival di Cannes ho guardato la finale Recco-Brescia, sentivo l’aria di Liguria, di Sori, delle cene sul porticciolo, sia del Quarnaro (l’allenatore del Recco è un recente grande e figlio d’arte del Primorje, Sandro Sukno). E anche il cloro dell’acqua.
Della pallanuoto italiana non mi piace il rapporto con gli arbitri, sembra quasi normale, obbligatorio imbragare atteggiamenti ostili e urlarsi tra panchine. So che a fine partita finisce tutto, sportivamente e felicemente, ma non mi abituo.
Il resto mi piace
Mi curo gli spazi temporali per vedere le dirette, se non posso mi isolo per delle differite notturne con birre a tema, ho amici e colleghi preparati e simpatici che lavorano per le TV che trasmettono questo sport. L’ho anche giocato per un breve periodo, facendo una delle peggiori figure della storia dello sport. Non la racconto qui perché ormai la conoscete tutti e si trova anche nel libro “In onda con 3 dita”.

Nei porticcioli di Opatija/Abbazia si giocano dei fantastici 3 contro 3 che sopportano il mio livello basso, in Sport Crime ci saranno tonnellate di Pallanuoto, e già nelle stagioni prodotte (1 e 2) ce n’è un po’. Sono contento di non avere mai commentato uno dei miei sport preferiti. Mi spiego meglio. Mi hanno spesso chiesto di farlo, di co-commentare, di portare i paralleli con gli altri sport che facevamo a microfoni spenti. E di portarmi dietro il pubblico del rugby e dell’hockey, biologicamente affine.
Ottima, oculata e intelligente strategia, che fa bene a tutti gli sport coinvolti. Solo gli scemi (purtroppo decisivi) dicono “non mescoliamo”. Mi piaceva questa umiltà da parte di allenatori e telecronisti veramente water-rugbistici, ma no, mi manca il “giocato”. Nemmeno a Cricket ho giocato seriamente, d’accordo, ma in questo caso conta molto di più la decodifica culturale, l’aspetto psicologico, la storia dei lanci, il gergo altrimenti incomprensibile, e un tabellone che va continuamente spiegato allo spettatore.
E comunque ho preso lezioni, ho delle basi, anche se sono il peggior cricketer che abbia mai visto in azione. La mia pallanuoto guardata senza impegni me la tengo così. Forza Primorje.

Autore TV, Scrittore, Atleta


