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Pagelle del calcio: voti e polemiche Che passione

Non ce ne vogliano maestri e professori ma, se digitiamo “pagelle”, Google apre un’infinità di pagine dedicate alle schede calcistiche, con buona pace di quanti pensavano che il 6 fosse il premio minimo per una versione di latino, e non per un tunnel ben riuscito. I primi a proporle furono Aldo Missaglia e Luigi Scarambone, giornalisti del settimanale MilanInter, che veniva distribuito ai cancelli di San Siro. Uscì per la prima volta il 23 ottobre 1945 e i giudizi erano espressi in trentesimi, come i voti universitari, ma riguardavano solo i calciatori delle due compagini milanesi. A fine campionato, chi aveva totalizzato il punteggio più alto vinceva un cronometro offerto dallo sponsor dell’epoca: il cavalier Bolletta. Niels Liedholm teneva una vera e propria raccolta di pagelle, Giorgio Ghezzi, mai dimenticato portiere “kamikaze”, collezionava i voti più alti e di conseguenza si aggiudicò più orologi di tutti.


Ma a decretare il successo delle pagelle, con i voti da 1 a 10, fu Gianni Brera dalle colonne di Il Giorno, in edicola dal 21 aprile 1956. Secondo Ada Gigli Marchetti, nel suo “Il Giorno: cinquant’anni di un giornale anticonformista” Brera era in grado di incrementare la vendita giornaliera di ben 40.000 copie. Dedicava alle pagelle una cura maniacale, come ricorda Elio Domeniconi, cronista genovese e suo compagno di scrivania a Il Guerin Sportivo: «Ricordo una vittoria dell’Inter nel derby con un gol di Boninsegna nei minuti finali. Brera gli aveva dato 5 perché aveva toccato solo quel pallone». E non lesinava il cosiddetto voto di stima con il suo personalissimo marchio: «Lo amo troppo». Centellinava i voti come una maestra vecchio stile: Bruno Conti prese un 6 con due meno nella semifinale del 1982 contro il Brasile.

Gigi Riva ha ricordato come la sua lunga conoscenza con Brera fosse iniziata proprio con un 5 in pagella, in occasione della prima partita da titolare in azzurro contro la Francia il 19 marzo 1966. Gianni Rivera non legò mai con il giornalista che lo aveva ribattezzato “abatino”. In occasione dell’epica Italia – Germania (4-3) ai Mondiali messicani del 1970, Brera scrisse del centrocampista milanista: «Come sarebbe bello se potessimo farne giocare dodici. Lui ci vuole, certe cose le fa meglio di tutti: ma quanto può costare a volte, impiegarlo. Merita 6 meno». A titolo di paragone, Gualtiero Zanetti su La Gazzetta dello Sport non diede il voto a Rivera, ma un giudizio: buono. Gino Palombo, su Il Corriere della Sera, staccò un bel 7.

Su La Gazzetta dello Sport le pagelle sono arrivate nell’ottobre del 1972. In occasione del quarantennale la “rosea” ha messo un fila quattro decenni di numeri e giudizi e ha sentenziato che Francesco Totti, negli ultimi vent’anni, è stato il re delle pagelle con una media record di 6,45. Tra il 1982 e il 1984 Michel Platini girò alla media di 6,94: nemmeno a Maradona riuscì tanto. Nel 1997 il perugino Rapaic meritò 1 in pagella per aver ingannato l’arbitro Nicchi, segnando di mano e mentendo spudoratamente. Sfortunato Javier Zanetti che, nel 2007, sfiorò l’impresa di meritare 100 sufficienze di fila: un 5,5 lo fermò a quota 99.
Di pagelle si alimenta il “Fantacalcio”, popolare gioco di fantasia legato al pallone e portato in Italia da Riccardo Albini nel 1990. Qui le pagelle, anche se mediate da alcuni correttivi tecnici, la fanno da padrone. A questo proposito, in un forum della Gazzetta dello Sport del marzo 2008, si leggono ben 47 commenti di “fanta allenatori” che contestano vivacemente le votazioni dei cronisti. Addirittura Krusty 23 scriveva: «Avevo anche chiesto se fosse possibile sapere in anticipo i pagellisti, ma la “Gazza” mi ha negato questo permesso».
E all’estero come fanno? In Spagna, sul quotidiano As, i voti vanno da 1 a 3 mentre in Inghilterra raramente vengono assegnati mezzi voti. In Francia i giudizi sono più bassi che in Italia e il 5 equivale alla sufficienza.
Sandro Sabatini, giornalista di Sky, di recente ha bocciato così le pagelle: «Giudicare e valutare undici giocatori, più un paio che entrano sempre. Facciamo tredici per squadra più l’allenatore. Totale: ventotto voti e commenti. È difficile di giorno, nelle partite in notturna è praticamente impossibile».


Maradona, dopo un 3,5 in pagella, attese un giornalista sotto la sede di una tv privata partenopea per dirgliene quattro. Sempre in tema di Napoli, ha fatto epoca la sfuriata di Careca contro un cronista che lo aveva definito “coniglio imbelle” prima di bocciarlo con un irrimediabile 4 in pagella, arrivato dopo una sconfitta per 5-1 a Brema in Coppa Uefa. Il brasiliano gliene chiese conto a muso duro, pensando che lo avesse definito “imbecille”. Ezio Vendrame, centrocampista genio e sregolatezza del Vicenza anni Settanta, ha raccontato a

pagelle

La Gazzetta dello Sport: «In una gara sono così sbronzo che non sto in piedi. Il giorno dopo i giornali scrivono: migliore in campo per i movimenti senza palla». Nel 2007 Massimo Marazzina viene condannato al risarcimento danni nei confronti di un cronista che aveva aggredito due anni prima, quando giocava nel Siena, a causa di un giudizio ritenuto troppo severo. Nelle serie inferiori sono molti i casi di aggressioni a giornalisti dopo voti bassi in pagella.
Dall’altra parte della barricata le pagelle non sono molto gradite. Michel Platini ha sempre dichiarato di non aver mai letto i giornali sportivi, nè tantomeno i resoconti domenicali con voti annessi. Filippo Inzaghi, scrive il sito di Repubblica, tempestava di telefonate “educate e gentili” gli estensori delle pagelle post partita per chiedere conto di una sufficienza mancata. Paolo Sollier, centrocampista rivoluzionario del Perugia-miracolo di Castagner giunto al secondo posto, racconta: «Un giorno ci riunimmo con tutta la squadra: stava per passare l’idea di dare, per una volta, noi il voto ai giornalisti».