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Padella in ghisa. Piccoli trucchi e metodi antichi anti stress

Rendere anti-aderente una padella in ghisa? In fondo è anti stress

Padella in ghisa. Che argomento un po’particolare. Qui si va un po’ fuori dal coro, ma ogni tanto sciogliamo qualche piccola curiosità. Abbiamo parlato di asfalto mangia smog, la pila che non si scarica, le bambole reborn, da quando si fanno le collezioni. Non sono argomenti speciali, ma per alleggerire la mente va bene cosi, in alternativa c’è anche la settimana enigmistica. O preferite la solita notizia sul virus?

Padella in ghisa

Chi si intende di cucina, asserisce che la padella in ghisa è ottima per preparare bistecche poiché, se è vero che impiega tanto tempo a riscaldarsi, è altrettanto vero che perde il calore accumulato in modo lento.

Di contro, nella quotidianità, ad alcuni la ghisa richiamerà il passato, forse qualche vecchia stufa sbiadita nei primissimi ricordi dell’infanzia.

Sicuramente, almeno i senior, avranno bene in mente la padella in ghisa dove la nonna cuoceva le sue prelibatezze.

La padella in ghisa e i suoi difetti

Tuttavia, per i più, è un qualcosa di pesante, difficile a scaldarsi e, inoltre, aderentissimo al cibo, che la rende quindi un utensile poco pratico.

Ciò è dovuto non solo alle proprietà del cibo stesso (soprattutto proteine) nell’interagire chimicamente con i metalli, ma anche alla particolare superficie della ghisa dove sono presenti pori ed altre imperfezioni che forniscono un aggancio ideale per i residui alimentari.

Morale: tra peso eccessivo ed eccessiva aderenza che richiede una lunga pulitura, la padella in ghisa non è sempre ben vista nelle nostre cucine.

È chiaro che la cosa interessa solo coloro che hanno almeno un embrionale interesse per il gusto ma, basta lavorarci un po’, e possiamo alleviare almeno uno dei “difetti” della nostra padella.

Però c’è il metodo per renderla anti-aderente

Sicuramente saremo in grado di renderla anti-aderente. Non occorrono complessi procedimenti industriali. Innanzitutto va pulita accuratamente depositando sulla superficie del fondo e dei bordi qualche cucchiaio di sale e strofinata successivamente con una spugnetta asciutta. Non lesinate l’energia nel compiere questa operazione.

Successivamente lavatela bene con la semplice acqua del rubinetto ed assicuratevi di asciugarla altrettanto bene per evitare la formazione di ruggine. Nel caso sia già presente su parti o la totalità della superficie, usate il bicarbonato per asportarla, sempre con un energico sfregamento.

Per chi volesse essere certo di ottenere un buon lavoro, può riscaldare la padella nel forno alla temperatura di circa 220-230 gradi per un’oretta. In questo modo i residui alimentari contenuti nei pori superficiali verranno bruciati in modo definitivo.

Una volta estratta dal forno e lasciata adeguatamente raffreddare sino a che non si rileva una temperature “tiepida”, usando un foglio di carta assorbente, si distribuisce un sottilissimo strato di olio di olio di lino o di mais. Mai usare olio di cocco, arachidi, oliva…

Senza entrare in dimostrazioni chimiche limitiamoci a dire che, proprio per la loro composizione, questi ultimi non sono adatti al nostro scopo.

È importante l’asciugatura

L’importante, dopo il passaggio, è l’asciugatura, anche se solo di un sottilissimo strato. Questo perché a noi interessa esclusivamente la superfice ma che trattare i pori nel metallo.

Ora, importantissimo, riporre la padella nel forno per una trentina di minuti alla stessa temperatura di prima. Naturalmente potrete usare anche un fornello da cucina ma arieggiate l’ambiente poiché l’emissione di fumo sarà abbondante. Tecnicamente questa fase viene detta “polimerizzazione in forno”. E’ la temperatura stessa a innescare la polimerizzazione.

Una volta terminato questo processo, a padella ancora tiepida, ripetete l’intera operazione altre tre volte a cominciare da una nuova applicazione di un sottilissimo strato d’olio.

Un po’ di lavoro, ma anti stress

Finita definitivamente la lavorazione, la vostra padella avrà un aspetto più piacevole e, soprattutto, disporrà di una patina antiaderente che il semplice sapone potrà lavare senza intaccarla. Il tutto ottenuto a costo bassissimo. Troppo lavoro per una bistecca? Dipende dai punti di vista.

Ad ogni modo, curare la tavola significa curare se stessi e concederci quel “tempo per noi” del quale la frenesia quotidiana spesso ci priva.