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“Non ho che auguri da regalare”: Take a leap of faith!

Non ho che auguri da regalare” e Take a leap of faith!. Scopriremo presto chi ha scritto questi versi famosi (per chi già non lo sapesse), abbiate solo un attimo di pazienza. Aggiungiamo al titolo una frase inglese che calza a pennello in questo periodo: occorre un atto di fede! Alla fine delle feste giovedì è l’epifania…che ogni festa porta via, ecco tre domande e più, che ci siamo posti in pochi giorni.

Non ho che auguri da regalare

Cosa abbiamo messo sotto l’albero quest’anno? Come ci siamo augurati il buon Natale? Quale spirito guida abbiamo scelto per il nuovo inizio?

Ci vogliono semplici ingredienti: empatia, capacità di mettersi nei panni degli altri per immaginare, sentire, agire… “Non ho che auguri da regalare”: Gianni Rodari che di Natale e filastrocche a tema ci ha educato fin da bambini cosa direbbe oggi per non cadere in melensi e sdolcinati miracoli, per suggellare i suoi racconti di buoni sentimenti?

Forse questa pandemia ci deve ancora mettere alla prova? Abbiamo tutti il coraggio di cambiare?

Come foglie che anelano tutte al nutrimento non tutti abbiamo percorsi simili per arrivare alla linfa vitale del nostro albero.

Se la curiosità è il vero motore della vita allora perché a volte ci spaventano i cambiamenti? È la fatica del primo passo? Il non poter tornare indietro e cambiare l’inizio, ci fa paura e ci disarma. Ma perché spesso dimentichiamo che cambiare il finale è la vera sfida.

L’effetto farfalla

Non nuovi inizi, ma diversi finali: l’effetto farfalla ci guida.

Ci hanno insegnato a credere che tutto è possibile. A credere che quando saremmo stati “grandi” avremmo saputo il perché di tante cose. Ogni strada da percorrere. Saremmo riusciti a catalogare e etichettare molto del nostro vissuto.  Ma nulla a volte è come sembra. Soprattutto quando il percorso si fa più difficile, se esce da certi binari definiti ordinari. Tipo aver vissuto una pandemia.

Non ho che auguri - Leone
Il leone

E allora: è solo una questione di esercizio, di duro lavoro.

Bisogna uscirne, lasciare il guscio quando diventa troppo piccolo per contenere le nostre paure, la nostra storia ingombrante. La crescita dell’aragosta ne è esempio: lo stimolo che le permette di evolvere e cambiare guscio nasce da una sensazione di disagio. Dapprima inerme e nuda poi con un guscio più grande atto a contenerla di nuovo.

Anche Martin Luther King…

Intanto tra virus, vaccini e organizzazione delle abbuffate natalizie si stanno affacciando criticità evidenti: “la mia libertà finisce dove comincia la vostra”.

Frase storica di Martin Luther King che affascina e interroga ancora moltissime persone. Il riferimento può anche essere un mantra attuale e circolare tra me e l’altro. Ovviamente non privo di conflitti tra libertà individuali e rispetto delle leggi.

Oggi molti “pro vax” cavalcano l’onda, molti “no vax” si ergono a paladini del diritto inderogabile alla libertà individuale di scelta, molti che la paura della malattia la conoscono veramente non si esprimono, molti non credono che possa essere d’aiuto o conforto dichiarare all’esterno le perdite subite…

Convivere con questa pandemia significa non negarla, non dimenticare la sua esistenza, non ignorarla, ma accettarla. Significa non lasciare che influenzi negativamente il nostro presente. È la strada della consapevolezza che ridistribuisce questa energia in eccesso per “sentire di nuovo”. Come un tramonto, o un’alba nei luoghi che ci piacciono di più. 

Non ho che auguri - Azure window
Azure window – la finestra azzurra di Malta

La sovranità di se stessi

La potenza della natura, la sua bellezza incontaminata, la forza incontrollabile che ci può restituire il controllo della nostra società corrotta: “abitata”. La nostra essenza-umanità che è in ogni individuo, non è sottomissione, ma sovranità di se stessi inscritta in una libertà più grande che è il rispetto dell’altro. Ogni individuo giunge consapevolmente e liberamente a ricostruirne alcuni meccanismi, una sorta di patto libero, consapevole.

Non ho che auguri da regalare e consapevolezza

Mesi, giorni. Occorre per ognuno un tempo tutto suo. Anche le nostre resistenze personali al cambiamento possono essere elastiche. La consapevolezza che quel dolore che abita nella nostra gente non scomparirà, ma si imparerà a iscriverlo in un passato “senza tempo”, in un pianeta distante, in un prima. Ci si ricorderà che se il “PRIMA” non è stato in nostro controllo, ora abbiamo ancora a disposizione molto tempo.

La statua di Malta

Sta a noi tutti ricostruirci. Come individui, come società. Take a leap of faith, il tempo è dalla nostra parte: del resto, dopo “il vuoto” “ti svegli e c’è un mondo intero”. Prendetevi una dose di fiducia e ancora buon anno allora!