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Non è l’Arca di Noè. È la Fattoria degli Animali di Langasco

Fattoria degli animali: Giovanni e Valentina
Dall’amore nasce la fattoria degli animali

L’Arca di Noè non si è mai arenata su uno sperone del monte Ararat. È vero piuttosto che sia approdata a Langasco, sui monti sopra Genova. La storia di Giovanni e di Valentina e di come la loro vita si sia trasformata in una missione di salvataggio di animali, qualcuno dall’abbandono qualche altro da una sicura macellazione, è degna di essere raccontata e tramandata di generazione in generazione

Fattoria degli animali: Langasco
Il piccolo paese di Langasco sopra le colline di Genova

La fattoria degli animali

“A pensare che tutto è cominciato”, mi ha detto Giovanni, “quando ho proposto a Valentina, all’epoca un’amica di prendere un cane. Lei mi ha risposto: – Magari, ma non posso portare a casa un cane perché mia mamma non vuole.  – Allora le dissi: andiamo a sceglierlo, poi lo tengo io, ma è tuo, intestato a te … potremo portalo fuori quando vorrai. Lei è scoppiata in un pianto di gioia… È stata la sera del primo bacio e l’inizio della nostra storia d’amore.  Abbiamo fatto il giro dei canili alla ricerca del nostro cane, prendendoci per mano e con la felicità di due ragazzini. Il primo cane è stato adottato grazie a una inserzione.  Nina cerca casa: un meticcio, incrocio tra un Golden Retriever e un Collie… Ed ecco fatta la prima adozione …

Quel giorno di dicembre

In quel giorno di dicembre, ha continuato Giovanni, quello è stato il nostro primo vero regalo di Natale, e proprio quel giorno cambiò la nostra vita. Valentina ed io desiderammo sposarci e avere un giardino per Nina ed eventualmente un altro cagnolino che le tenesse compagnia. La scelta della nostra dimora era proprio in funzione di uno spazio aperto da utilizzare. La trovammo a Langasco sui monti sopra Genova: era un antico casale con un immenso spazio verde intorno. Ma, santo cielo! era tutto da rifare e volevamo farlo a misura di animale. Cominciammo a fantasticare su quanti animali potevamo tenere in quegli spazi di natura. 

Per prima cosa costruimmo un recinto solo nell’area giardino per evitare gli intrusi, qui era tutto aperto e in casa poteva introdursi chiunque. Era un antico casale senza portone, senza cancelli, diciamo che, a parte la porta di casa, era davvero terra di nessuno. Non solo, un anziano cacciatore la usava come sua riserva di caccia personale., aveva persino montato un capanno di posta per sparare agli uccelli malcapitati nella zona …

Dopo Nina ecco Odie

Dopo Nina arrivò Odie il nostro Spinoncino marrone salvato anch’esso dal canile.  In seguito, io e Valentina, girando per valli e monti per andare a conoscere le fattorie dei dintorni, abbiamo visto da vicino gli animali come non li avevamo mai visti prima. Poi arrivò la presa di coscienza grazie alle immagini sul web di animali abbandonati. il Web … proprio il web ci fece aprire gli occhi, santo cielo avremmo voluto salvare tutti ma non era possibile, Valentina lavorava a Genova e io ero impegnato tra il mio lavoro in un autogrill e il sociale con una associazione della quale mi ero assunto la responsabilità e che continua ancora oggi. Eravamo in piena fase conflittuale su che cosa dare la precedenza. Stabilimmo che la prima cosa da fare era proprio quella che ci aveva fatti unire: prenderci cura degli animali. Rispondemmo a una inserzione di una cavalla che i vecchi proprietari non potevano più mantenere e non avevano il denaro per collocarla in una pensione.

Inutile dire che le foto di Lilly ci avevano preso il cuore…altro abbraccio altro bacio con Valentina e siamo corsi sul luogo per capire come portare via Lilly con noi. Conoscevamo i cavalli solo dal punto di vista di come si montavano a scopo ricreativo, nulla di più. Tuttavia, il giorno che abbiamo guardato Lilly negli occhi ci siamo resi conto che forse anche i cavalli avevano un’anima. Prima o poi la realtà va guardata in faccia e nel fare questo prendemmo coscienza che non avevamo un recinto, uno steccato oltre il quale mettere in sicurezza la nostra Lilly.   

Dalle vecchie stalle alla fattoria degli animali

Il paese che ospita la fattoria degli animali

C’erano sì vecchie stalle malferme ma come risistemarle?  Poi il perimetro di contenimento della stalla come deve essere resistente per una cavalla di quattrocento chili? Non sapevamo nulla di cavalli, di steccati, della loro alimentazione ecc. ecc.. Imparammo a governarla con amore. Dopo Lilly, arrivò Shugar Asso, anche lui uno splendido cavallo argentino di grossa taglia ma con un’infanzia terribile…ancora oggi porta addosso i segni delle percosse ricevute.  Così abbiamo avuto a che fare con un cavallo fortemente problematico al punto che ora che siamo dentro l’ambiente dei maneggi e degli allevatori abbiamo capito perché Shugar Asso non lo voleva nessuno.

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Non cavalcabile, indomabile, proprio per la triste vita che aveva condotto tra serragli bastonate e frustate ricevute. Lo gestivamo con una “lunghina” che, come dice il suo nome, serve per evitare che qualunque cavallo non si avvicini troppo nella fase di “doma”. Gli buttavano il foraggio poi fuori dalla stalla perché Shugar era davvero pericoloso e imprevedibile non ci pensava un attimo ad a impennarsi …però i suoi scatti nervosi non ci hanno mai travolti e messi sotto le sue zampe. Cominciammo ad accarezzare piano piano Shugar mentre era intento mangiare e in quelle fasi il primo segno della sua accettazione fu quando cominciò a guardami negli occhi una due volte poi sempre di più. Il giorno che riuscii ad avere la sua testa tra le mani quasi non ci credevo.

Birillo entra in fattoria

Poi fu la volta di Birillo un asinello di tre anni il cui vecchio proprietario aveva un’unica idea in testa ed era quella di farne dei salami. Era un contadino che vedeva gli animali solo come bestie da traino, da soma o adatti alla macellazione. È un testone, ci diceva, capisce solo il bastone! Non ebbi indugi: ci faccia un prezzo, vogliamo acquistarlo. Sono 300 euro! solo che lo aveva già impegnato e non sapeva che scusa inventare al compratore. 

Senta, tagliò corto Giovanni, le offriamo 500 euro ci deve solo dare il tempo di andare al bancomat a prendere il contante. Lo portate via voi? no, gli dicemmo. Dove abitate? Siamo del casale ”Sciandra” dietro la vallata, allora sono 100 euro di traporto e mi rischio la multa perché lo porto sul furgone. Fu davvero un’impresa far salire Birillo con il contadino che tirava giù tutti santi dell’universo. Una corda sporca intorno al collo e prese a strattonarlo per farlo salire nel mezzo per poi legarlo come un salame… Quanta pena ci faceva!

La fattoria degli animali si ingrandisce

Dopo Birillo è stato un susseguirsi di animali, bastava una inserzione su un giornale per farci scattare, avremmo portato via tutti.  Ci ritrovammo con 12 caprette, più altre dieci in affido, cavalli, asino, cani e gatti che abbiamo affidato a nostra volta… sembravamo davvero l’Arca di Noè. Le spese di recinzioni e di condotte dell’acqua aumentavano, più le spese dei foraggi e dei mangimi, costi veterinari perché tutti gli animali avevano bisogno di cure immediate.
La situazione economica stava degenerando al punto da chiedere noi stessi soccorso a enti di protezione animali e guardie zoofile.

 Poi una telefonata di salvezza…  una signora delle guardie zoofile comprese subito il problema e ci disse: Non preoccupatevi, domani vi mando un’auto di servizio per un accertamento della situazione. Il giorno dopo venne la signora della telefonata con una guardia e si rese conto subito del problema, partirono subito le telefonate verso OIPA nazionale (Organizzazione Nazionale Protezione Animali) in due giorni venne stesa la lista dei foraggi e dei mangimi facendo partire l’ordine per la consegna. Un po’ di respiro… le scorte non sono infinite e rimangono le spese di risistemazione stalle, la mano d’opera, le spese veterinarie, più annessi e connessi. Mi ritrovo oggi a lavorare per mantenere queste creature che abbiamo voluto strappare a una fine certa. Non ci pentiamo del nostro lavoro e continueremo fino alla fine questa missione che è diventata la nostra vita.

Questa è la storia, ed è una storia d’amore, per la natura e per i nostri compagni di viaggio. Ci sono uomini e donne di buona volontà che vogliano dare una mano?

IBAN: IT 15R0760101400001050344215 – GIOVANNI FLORES – S.A.I.A. (Salvamento Animali Italiani Anti macellazione). Via Alla Chiesa di Langasco 51 – 16014 Langasco (Genova)

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