“Non c’è posto per l’amore qui” di Yaroslav Trofimov
Un incontro memorabile nella 32ª edizione di Una Montagna di Libri
Martedì 19 agosto 2025, il Grand Hotel Savoia di Cortina d’Ampezzo ha ospitato un incontro che difficilmente si dimentica. Sul palco Yaroslav Trofimov, giornalista e scrittore che ha saputo tenere incollato alla sedia un pubblico attento e partecipe.

Organizzazione e moderatori
L’evento è stato organizzato da Fabio Arena e Carmine Corvino. Ha aperto i lavori Francesco Chiamulera, fondatore del festival, che ha condotto l’incontro con la competenza di chi conosce bene il mestiere. Il clima è stato subito rilassato, anche grazie alla simpatia di Trofimov e al suo ottimo italiano che ha reso tutto più diretto e spontaneo.
Un ringraziamento particolare è andato a Rosanna Conti, direttrice del Grand Hotel Savoia, per aver messo a disposizione gli spazi. Al centro della serata il nuovo romanzo “Non c’è posto per l’amore, qui”, pubblicato in Italia da La Nave di Teseo.
L’autore
Yaroslav Trofimov è nato nel 1969 a Kiev, quando era ancora URSS. È uno di quei giornalisti che ha girato il mondo: dal 1999 scrive per il Wall Street Journal e dal 2018 è il loro corrispondente per gli affari esteri. Prima ha lavorato per Bloomberg News, vivendo tra Stati Uniti, Francia e i paesi dell’ex Unione Sovietica.
I temi dell’incontro
La conversazione ha spaziato su molti argomenti, tutti di grande attualità: antisemitismo e Olocausto, totalitarismo e propaganda, le guerre di oggi in Ucraina, Crimea, Russia e Donbass. Si è parlato di identità europea, di memoria storica, del nazismo e dell’URSS, di democrazia, rifugiati, terrorismo. E naturalmente dei protagonisti della scena internazionale: Putin, Zelenskij, Trump, Orbán.
Il romanzo
Trofimov ha raccontato che il libro è ambientato negli anni Trenta e segue Debora Rosenbaum, una ragazza ebrea di Kharkiv, all’epoca capitale della neonata Repubblica Socialista Sovietica d’Ucraina.
L’idea del romanzo gli è venuta nel 2014. Era a Kabul come inviato, lavorava in Asia centrale, quando ha visto l’invasione della Crimea e del Donbass da parte della Russia. “Mi ha colpito moltissimo”, ha spiegato, “ho visto subito il legame tra quello che era successo ai tempi dell’Unione Sovietica e quello che stava accadendo in Ucraina“.
Poi ha aggiunto un particolare personale che ha reso tutto più toccante: sua nonna era stata deportata in un gulag negli anni Trenta. “Quella tragedia si sta ripetendo”, ha detto. “È come se la storia tornasse uguale a se stessa. La devastazione che vediamo oggi in Ucraina somiglia in modo drammatico a quello che è già successo”.
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