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Niki de Saint Phalle: al Museo Schirn di Francoforte

Niki de Saint Phalle: Niki
Uno sguardo molto profondo dell’artista

Abbiamo pubblicato anche in video, il 25 novembre, un evento titolato “Donne al centro”. Un percorso sportivo con l’intento di porre l’attenzione sulla donna e su quella che è la data “universale” contro la violenza sulle donne. Niki de Saint Phalle, che apre oggi, è una retrospettiva al Museo Schirn di Francoforte in cui in forma completamente diversa, ancora una volta è “la donna al centro”.

Niki de Saint Phalle (Catherine Marie-Agnès Fal de Saint Phalle)

Circa cento opere tra pitture, disegni, composizioni, sculture, fotografie e film descrivono il percorso autodidatta dell’artista franco-americana. Dopo Zurigo la retrospettiva è dal 3 febbraio al 21 maggio 2023 al museo Schirn di Francoforte.

In Italia quando dici Niki de Saint Phalle dici Giardino dei Tarocchi. Il parco, situato a Garavicchio, in provincia di Grosseto, è senz’altro la sua opera più famosa e quella a cui ha dedicato più tempo e risorse: per ben diciassette anni Catherine Marie-Agnès Fal de Saint Phalle (1930-2002), questo il suo nome completo, ha lavorato alla costruzione di ventidue imponenti figure in acciaio e cemento, ricoperte di vetri, specchi e ceramiche colorate, per una spesa complessiva di dieci miliardi delle vecchie lire, completamente autofinanziata. Allo scopo ha creato perfino un profumo e venduto riproduzioni delle sue opere, soprattutto le sue famose donne obese, le Nanas.

Le Nanas

Niki de Saint Phalle: Nanas e opere
Le Nanas e le opere di Niki de Saint Phalle

Nanas, un termine francese per ragazze coscienti. Le Nanas di Niki de Saint Phalle sono donne alte, imponenti, allegre, fisicamente non conformi all’ideale di bellezza mainstream. Sono ballerine, acrobate, guerriere, angeli, come quella alla stazione centrale di Zurigo. E sono dee come Hon/Elle, la gigantesca scultura creata per il museo di Stoccolma, una donna di 26 tonnellate, distesa sulla schiena, a gambe larghe. Il pubblico doveva passare attraverso la sua vagina per entrare e andare al bar, al cinema o a visitare il planetario.

L’universo femminile al centro

Si tratta una rappresentazione potente e unica del femminile in cui il corpo della donna viene reinventato per scriverne una nuova storia. Niki de Saint Phalle è in questo senso una pioniera: in un contesto storico dominato dagli uomini e dal maschilismo, in cui le artiste erano relativamente poche, fa dell’universo femminile il centro della sua ricerca artistica. Le sue Nanas sono dominatrici ed eroine di un’utopia che sogna un mondo diverso: “Credete che le persone continuerebbero a morire di fame se se ne occupassero le donne? Le donne che mettono al mondo, che hanno la funzione di donare la vita – non posso far a meno di pensare che potrebbero creare un mondo nel quale sarei contenta di vivere.”

Da una storia autobiografica a un film: “Daddy”

Accanto alla rappresentazione della donna libera, forte e gioiosa, altre sue opere mettono a nudo un vissuto autobiografico di violenza e dolore: i quadri realizzati sparando colori con un fucile sono, a detta dell’artista stessa, uno sfogo della sua rabbia contro i genitori. Dietro c’è la storia di un padre che la stupra ripetutamente dall’età di undici anni e di una madre che sa ma finge di non sapere. Il racconto diventerà più avanti esplicito con il film “Daddy” del 1972 e nel libro che pubblicherà più di cinquant’anni dopo, nel 1994.

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L’arte ha avuto nella vita di Niki de Saint Phalle un ruolo fortemente terapeutico, dichiara l’artista: “Se non avessi potuto rifugiarmi nell’arte, sarei di sicuro finita in manicomio.”

Niki de Sant Phalle non è solo sensibile alla condizione femminile, è un’artista dalla mentalità politica. La sua retrospettiva mostra molteplici suoi lavori che affrontano temi ecologici, come il riscaldamento globale e l’inquinamento, e sociali, come la fame nel mondo e il proliferare delle armi negli USA. Niki de Saint Phalle si è impegnata anche in una campagna d’informazione sull’AIDS.

Il catalogo della mostra è stato pubblicato dalla casa editrice Hatje Cantz.

Chi era Niki de Saint Phalle

Niki de Saint Phalle nasce in Francia nel 1930 in una famiglia aristocratica. Negli anni 30, dopo la bancarotta del padre, la famiglia emigra negli Stati Uniti.

Niki ha una sofferta carriera scolastica. Negli anni a seguire torna spesso in Europa, impara diverse lingue si interessa di letteratura e di teatro. Lavora come modella e sposa lo scrittore e musicista Harry Mathews, con cui avrà due figli.

Nel 1953 viene ricoverata in una clinica psichiatrica e nel corso della degenza emergono i fatti relativi agli stupri da parte del padre. In questo contesto scopre l’arte come terapia a cui si dedicherà per tutta la vita.

Diventa famosa negli anni settanta per i suoi happening, azioni nelle quali lei stessa o il pubblico sparano su dei sacchetti di colore, posti accanto a dei rilievi, facendoli esplodere e colorandoli.

Comincia a lavorare al tema del femminile e a realizzare le sue Nanas. Nello stesso periodo conosce molti artisti fra cui Robert Rauschenberg e Jean Tinguely, che sposerà dopo aver divorziato dal primo marito. Con Jean Tingueli, artista svizzero famoso per le sue sculture e installazioni in movimento, il sodalizio artistico è molto fecondo.

Nel 1966 crea Hon/Elle, la Nana del Moderna Museet di Stoccolma.

Dal 1979 al 1996, con l’aiuto di Jean Tinguely e di altri artisti, realizza il Giardino dei Tarocchi.

Muore nel 2002 a causa di una malattia polmonare derivata dai gas tossici respirati manipolando il poliestere.

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