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Musica da scoprire (o riscoprire) durante la quarantena

“Ascolto, quindi sono!” – Foto S.Sewert

Musica sì! Senza pensieri. Musica da scoprire o giustamente da riscoprire. Un altro modo per passare questo tempo in casa, questa assillante quarantena. Come dice il nostro Nadir, che ci offre questi suggerimenti musicali: “Ascolto, quindi sono!”

Ascolto, quindi sono!

Questo periodo di quarantena forzata, per noi amanti della musica che fortunatamente siamo in salute. Non svolgiamo lavori essenziali e possediamo per lo meno un computer o uno smartphone con una connessione internet, arriva presto il momento in cui chiederci:” cosa potrei ascoltare di nuovo?”. Certo perché è quasi normale che inizialmente ci si indirizzi su quegli album o artisti che amiamo, per poi passare a quelli che ci piacciono ma che non ascoltiamo abitualmente. Infine vagare nell’incertezza, navigando un po’ a caso in rete, o magari rispolverando la radio, che ovviamente non delude mai. Però che fare se invece volessi qualcosa di specifico che mi intrighi e magari mi appassioni, portandomi altrove con la mente, cambiandomi la giornata?

Ho scelto per voi alcuni dischi reperibili in streaming, alcuni più famosi, altri meno, di generi diversi.

Explosions in the sky – How strange, Innocence (2000)

Disco di esordio della band texana che risale al 2000. Si tratta di un post-rock “tardivo”, visto che il genere in realtà sbocciò tra gli anni ’80 e ’90, ma il disco è una di quelle opere che ha una vita propria, che vive e respira di emozioni proprie e che sa avvolgere e trasportare altrove. Si tratta di musica puramente strumentale, il cui “testo” consiste nelle sublimazioni ed impressioni che l’ascoltatore ne riceve. C’è chi obietta sulla qualità del suono visto che il disco venne prodotto con mezzi molto scarsi, cosa purtroppo vera, ma che nella totalità dell’album non ne intacca minimamente la potenza suggestiva e la capacità di trasmettere qualcosa a chi lo ascolti.

Daykoda – Lucid Dreams (2018)

Nonostante il nome d’arte possa ingannare, Daykoda è un beat-making nostrano di cui possiamo andare molto fieri. Giovane talento, prodotta dalla sempre più famosa Beat Machine Records, che ha fatto della produzione dei giovani un suo cavallo di battaglia, “Lucid Dreams” è un album che spazia dallo slow-beat, al lo-fi e nu-jazz: d’atmosfera, ipnotico anche se in realtà piuttosto dinamico nelle sonorità e nelle suggestioni che vuole proporci. Nel vasto panorama musicale dei generi menzionati, però Daykoda si diversifica per la freschezza creativa e per la capacità di mettersi e metterci in gioco – nostro malgrado – lanciandoci in avventure musicali sempre diverse.

Blind Guardian – Live at Wacken (2007)

Una delle band power e progressive metal più influenti dell’ultimo decennio (e anche un po’ di più), dalla Germania ma con testi rigorosamente in inglese, appellata dai suoi fans affettuosamente col nomignolo de “I Bardi”, a causa del loro stile che sfocia facilmente nel “racconta storie”, vista anche la grande influenza che opere letterarie molto famose (si pensi ad autori come Tolkien, King, Jordan), hanno avuto sulla loro produzione musicale. La loro potenza musicale si amplifica e diventa a sua volta qualcosa di favolistico nelle prestazioni live, anche grazie ad una partecipazione sentita, disciplinata e corale del pubblico, che a sua volta sa emozionare come raramente accade in un concerto. Provare per credere.

Emma Tricca – St. Peter (2018)

Sebbene fuori dai radar del mainstream, dalle chart e troppo spesso anche dalle maggiori testate specializzate, Emma Tricca è una cantante italiana di talento, con un genere che non risponde a nessuna etichetta se non il suo. Una voce che sa spaziare tra il melodico ed il jazz, cristallina eppure non banale. “St. Peter” è il terzo album, realizzato in collaborazione con Judy Collins, batterista dei Sonic Youth di cui si sente l’influenza sognante e metafisica che ha reso grande la sua ex band nei decenni passati. Si tratta di una perla, rara e poco conosciuta, rasserenante e morbida, per gli amanti del suono acustico emotivo.

Rino Gaetano – Nuntereggae più (1978)

Come ultimo suggerimento musicale, concludiamo in ambito puramente italiano. Rino Gaetano è uno di quei cantautori che spesso viene tralasciato dai programmi musicali che ripropongono i vecchi successi perché ritenuto poco comprensibile, difficilmente apprezzabile e fondamentalmente incompreso. In realtà con questo ultimo consiglio, vi proponiamo un album pieno di nonsense in superficie, ma con storie e metafore esilaranti se si avrà un attimo di pazienza nell’ascoltarlo meglio. Perché in fin dei conti “Nuntereggae più” racconta il dramma di un paese, di una società, con ironia e senza farsi mancare qualche sano sfottò. Non si vogliono sminuire i problemi e le preoccupazioni, ma con estrema (ed anche molto apparente) leggerezza, metterle al loro posto dandogli nomi e cognomi, ricordando allo stesso.