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Muscoli, colpe, sorelle Williams e Sport Crime

Muscoli - Scalia
Forza e salute femminile sono beatificate ma nascondono un pericolo “sociale

Muscoli e colpa

Con meno muscoli Serena e Venus Williams sarebbero meno criticate. Nessuno si fa problemi ad attaccarle anche se sono cresciute in un quartiere povero di Los Angeles, senza soldi per le lezioni di tennis, con un padre dispotico e autodidatta ma bravo abbastanza da leggere libri di tennis e comprare attrezzatura usata.

L’idea di forza è ancora molto legata a quella di colpa, secondo gli studiosi ci vorranno ancora dei decenni prima che il senso comune renda libere le persone di apprezzare o disprezzare indipendentemente dall’aspetto fisico. Se le due ragazze afro-americane fossero esili tutti (o quasi) misurerebbero meglio le battute e i paragoni. Se fossero bianche sarebbe lo stesso, perché sul forzuto/sulla forzuta si può dire quello che si vuole.

Come fossero nate ricche

Ci vuole un documentario specializzato o una biografia per vedere il loro iniziale svantaggio sociale letto in positivo. Lo spettatore distratto non sa nemmeno che a East Compton Park si spara e si spaccia. Quando un atleta è potente e massiccio ci si dimentica che è stato bambino, una dimenticanza che in caso di esilità viene condannata, e questo è molto interessante perché accomuna molto la realtà dello sport mediatico a quella della fiction e delle serie televisive.

Le Williams sono picchiatrici (nel senso che hanno un tennis di forza e non di finezza) quindi non possono fare pena né tenerezza, e se vuoi fare una battuta… vai che si può.

Muscoli - Serena Williams
Serena Williams, troppi “muscoli” per fare tenerezza

I comici belli

I comici troppo belli vanno imbruttiti, con le espressioni del viso, come Jerry Lewis, o come Teo Teocoli, con make up sfiguranti. Ci sono poche eccezioni a regole fisse che guidano il nostro guardare i corpi, e va ricordato che il viso fa parte del corpo, anche se siamo abituati a pensare istintivamente il contrario. Nessuno si offenda quindi, ma gran parte dei comici, soprattutto nei paesi latini, non sono e non possono essere bellissimi. Non c’è da scandalizzarsi, tutti seguiamo delle regole di gradimento, anche se a bocce e risate ferme le troviamo poco giuste.

Schiena e postura dicono molto a chi tenta di elaborare una prima impressione

Questa si che l’ho inventata io

Quando un fumettista vuole disegnare un essere indifeso tende a fargli le gambe molto corte, per dire alla nostra mente che fa fatica a scappare o a inseguire. Pensiamo a ET, a tutti gli orsacchiotti del mondo, a Provolino, ai Barbapapà. Certo è che anche la “visione del muscolo nello schermo” ha le sue quotazioni e le sue crescite. Nelle grandi serie Netflix si incomincia a vedere qualche buono con l’aspetto minaccioso, qualche protagonista che non avrebbe potuto “funzionare” fino a pochi anni fa.

Prevalgono come fossero fotocopiati però i detective problematici con problemi di famiglia (tutti) o alcool o turbe mentali. E se sono donne hanno grosse famiglie esigenti che non le capiscono. Noi di SPORT CRIME abbiamo una scommessa grossa che dalle visioni private stiamo vincendo: abbiamo messo (e per una volta me ne vanto, è merito mio!) la potenza fisica, la faccia cattiva e la bontà nello stesso inedito, scioccante e assolutamente innovativo personaggio protagonista. Devo ammettere che esisteva già nella vita, pronto e fatto da fiction.

Muscoli - Giada Grisetti
Aspetto delicato e humour abrasivo: nella fiction funziona (Giada Grisetti, azzurra di Ginnastica Artistica sul set di SPORT CRIME)

…A patto che sia sovrappeso…

Vediamo ora due personaggi disegnati, il Gigante Grissino dei fumetti e il Gigante della Kinder, quello buono che risolveva i problemi con la canzoncina “Gigante, pensaci tu”. Per essere buoni i giganti devono essere sovrappeso, allora l’idea di forza viene mitigata e resta davvero buona. Avessero i muscoli del Dabs di SPORT CRIME o le sue cicatrici non piacerebbero per niente. Avessero i muscoli delle Williams ancora peggio…. Ci scandalizzavamo a leggere che Lombroso associava colpe a fisionomie, e ci imbarazziamo ad ammettere di essere sottoposti a degli schemi visivi che in fondo servivano ai nostri antenati per farsi un’idea rapida e salvarsi.

Il patto con lo spettatore

Dialogo famigliare o tra amici che guardano una serie. Spettatore 1 dice “e dai, non è credibile”, spettatore 2 risponde “ma è una fiction…” e il primo ribatte “eh, sì, va beh, però…”. In genere 1 è il più assorbito dalla serie, quello che pretende il rispetto del “patto”.

Un patto sottinteso tra l’autore di fiction e lo spettatore: chi guarda sa che è tutto scritto, ma pretende che sia credibile. Ed è un credibile a volte finto, a volte vero. Noi su SPORT CRIME abbiamo scelto di stare incollati alla realtà, infatti chi sta vedendo l’anteprima dice sempre “mi sembra di essere lì con voi”. I corpi quindi vanno scelti bene, anche se a volte “costa caro”. Un fondista non è un bodybuilder, infatti gli intenditori vedono che gli atleti sono veri, chi ha un’idea vaga dell’atleta invece si immagina tutti uguali e tutti scolpiti, indipendentemente dal ruolo, dallo sport, dalla fase di preparazione e dal momento della stagione. Magari il non sportivo vede un rugbista altro 1.65 e crede che non sia credibile. Ma questo succede anche nella vita, giusto?