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Monica Vitti quella voce e quella vivacità inconfondibili

Monica Vitti - Monica Vitti foto
Foto modific. By Georges Biard (CC BY-SA 3)

Per riconoscere Monica Vitti, non occorre vederla. Basta ascoltare la sua voce inconfondibile che la caratterizza, così come la sua vivacità e le sue straordinarie espressioni. Lei fa parte di quel cinema italiano che ancora oggi non ha trovato eredi di questo livello. Sotto, un quadro personale e un pensiero libero di un nostro autore.

Monica Vitti

Erano gli anni in cui in Italia, ma anche nel resto del mondo, impazzava la nuova generazione di attrici e cantanti. Per intenderci, Britney Spears, tutti i suoi cloni, e tutte quelle attrici americane esagerate a Pamela Anderson. Erano gli anni ’90 e guardai un film con la Vitti una sera. Recitava in “La Notte” di Antonioni con l’altro mostro sacro di cognome Mastroianni. Un film in bianco e nero, di oltre trent’anni prima. Niente colore, niente spiagge californiane, niente attrici prosperose ammiccanti. Lei, “La Notte” ed io. A ripensarci ora mi vengono i brividi. Perché la Vitti non era una bellezza naturale, o altro. Lei era la Natura. La Natura si riconosceva in lei – immagino – e gli donava tutti i suoi averi. La dolcezza, la caparbietà, l’intelligenza, la sensualità e molto altro.

Lei – come molti grandi attori della sua generazione – sapeva rendere la recitazione una vera forma di recitazione. Quando era nello schermo, non c’erano più distanze tra te e lei. Ti tirava dentro alla pellicola senza nemmeno che te ne accorgessi.

Si faceva desiderare senza tuttavia essere mai volgare o esagerata, come molte sue “colleghe” di trent’anni dopo. Ma anche la Vitti dei ruoli di “bella e seducente”, non era mai “tutta lì”. O solo un paio di begli occhi in un bel corpo. Ad esempio, ne “La Notte”, è uno degli elementi cardine in quella che Antonioni (il regista), riconoscerà come “la trilogia dell’incomunicabilità”. Ed in effetti, il ruolo di Monica non è quello della femme fatale, ma dell’elemento di profondità della situazione. Questo a ribadire come lei fosse molto di più.

Intelligente e bella

Non a caso in una intervista del 1971, lo stesso Enzo Biagi le chiederà se si offende nel sentirsi dire di essere più intelligente che bella. Ecco, forse perché in lei c’era anche la bellezza dell’intelligenza. Mai sbandierata o resa piedistallo da snob, ma adattata a ciò che era il periodo culturale dell’Italia in quegli anni.

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Poi certamente, divenne grande con le classiche pellicole della commedia italiana, affiancando Alberto Sordi e diversi altri grandi nomi di quei decenni. Fu anche molto richiesta all’estero, da grandi nomi del cinema internazionale.  Bisogna anche ricordare che proprio il periodo degli anni ‘70 e ‘80 è quello del massimo disimpegno del cinema italiano, che al di là di qualche sparuto regista più avventuriero, altro non sforna se non commedie, melodrammi e tragedie derivante dai vari teatri dialettali ed adattate all’italiano.

Possiamo dire che il lato più psicologico e profondo di Monica, fu proprio quello delle pellicole di Antonioni, tra le sue prime comparse sul grande schermo. Mi viene da chiedere quale produzione cinematografica avrebbe potuto regalarci in un contesto culturale più libero ed aperto, come quello di oggi.

Vitti VIP

C’è poi anche la Vitti come personaggio VIP. Non diventa una celebrità da talk show domenicale, perché già nel 2002 si ritira a vita privata per le sue scarse condizioni di salute. Proprio in quell’anno concederà la sua ultima intervista nel quale non perde però il suo essere vibrante. Appesantita dagli anni e dalla malattia, ma pur sempre lei. Pur sempre Monica Vitti.

Viene da pensare, oggi, alla notizia della sua scomparsa, a cosa possa averci lasciato.

Senz’altro il ritratto di una donna completa, forte ma non aggressiva, caparbia ma non snob o arrogante. Oggi che viviamo in una fase quasi di post femminismo, in cui da un lato vecchie tensioni stanno cercando di riportare la donna al suo ruolo passato. Mentre dall’altra continuano le spinte del progresso culturale e della parità di genere. Il personaggio, dentro e fuori le pellicole, di Monica Vitti potrebbe dare gli elementi per un manifesto contemporaneo di resistenza femminile.

Eleganza, intelligenza, bellezza e fascino misterioso, da non confondere con l’essere sempliciotta o superficiale, solo perché si prendono scelte diverse da quelle che gli altri vorrebbero. Controcorrente malgrado, o addirittura totalmente naturale e spontanea.