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Matteo Renzi: tattica Vs strategia

Strategia e tattica una sorta di duello nell’equilibrio politico

Matteo Renzi. In politica ci si misura sempre sull’equilibrio tra strategia e tattica. E in questo ambito un buon Spin Doctor/consigliere può essere fondamentale.

Matteo Renzi

Matteo Renzi si è dimostrato negli anni uno dei politici con migliori capacità tattiche. Sa intravedere molto bene le debolezze degli avversari e puntualmente le utilizza per riuscire a ottenere un suo risultato personale. Lo sanno bene, ad esempio, Enrico Letta e Matteo Salvini, che sono stati entrambi “asfaltati” dall’ex rottamatore.

La visione strategica

Altra cosa è la visione strategica. Non che manchi solo a lui, nell’attuale panorama politico, ma il suo caso sicuramente è uno dei più eclatanti.

Chiedere un referendum “ad personam” dopo la catastrofe Cameron solo 6 mesi prima. Annunciare che se fosse andato male avrebbe abbandonato la politica (con giornalisti in diverse trasmissioni che gli consigliavano di non dirlo!).
Costruire un partito nuovo in fretta e furia solo per paura che il “Conte II”, governo figlio della sua tattica, durasse pochissimo.
Continuare a far finta di far cadere il governo per qualche tornaconto di breve periodo.
Tutto questo lo ha fatto crollare alla velocità della luce dal 40% a circa il 3%. Un risultato che neanche Silvio Berlusconi ha mai raggiunto, nonostante sia stato il politico italiano forse più attaccato nonché colpevole di una serie interminabile di errori.

Punti di forza – e non – dei politici

Che un politico non sia bravo in tutti i campi “ci sta”, direbbero i giovani. Bersani è stato un buon ministro (sono sue ad esempio alcune prime vere leggi sulla concorrenza), ma non un grande leader. Salvini è un grande agitatore di piazze ma non si è dimostrato altrettanto brillante nell’opposizione da lockdown. Zingaretti è un grande mediatore e quindi un buon leader per un partito litigioso, ma è difficile definirlo un buon oratore, e così via.

Ma proprio perché non tutti sanno fare tutto, è fondamentale, in politica come in tutti gli altri campi, circondarsi di persone che sappiano compensare i propri punti di debolezza.

Le impressioni su Renzi

L’impressione di molti però, è che a Matteo Renzi non piacciano proprio “quelli bravi”: ogni giorno di più l’immagine che sembra dare è quella di chi ama ascoltare la propria voce e dire agli altri cosa devono fare, non sentire da altri cosa lui, forse, dovrebbe fare per recuperare, se ancora possibile, un po’ di consensi.

Diventato Premier ha creato un governo in gran parte di giovani della politica o di altre figure che difficilmente avevano il potere contrattuale per alzare la voce e imporre la propria visione. E nel 2016 è iniziata l’inarrestabile discesa, caratterizzata da un’apparente assenza di strategia. L’ultimo episodio, – “la minaccia Bonafede” – ha svilito ulteriormente l’immagine di un politico che, forse meglio consigliato, avrebbe potuto essere ancora oggi un punto di riferimento del panorama politico italiano

Analogie e consigli

Oggi invece, la centralità della sua figura sembra avere una connotazione a volte un po’ svilente: l’impressione è che Conte lo tratti come si tratta il coniuge con cui si sta divorziando e che si asseconda ancora qualche volta per evitare che il suo avvocato rimandi l’udienza conclusiva. Tutto questo in attesa che l’ex coniuge diventi solo un lontano ricordo.

Resta il dubbio che con un consigliere o uno spin doctor diversi o, forse, ascoltando più approfonditamente i consigli ricevuti, il panorama avrebbe potuto configurarsi in ben altri modi.