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Marino Magliani in esclusiva per Il Salotto Letterario di Daniela

Lo abbiamo preannunciato ieri a seguito della recensione del suo libro “Il Bambino e le Isole (un sogno di Calvino)” e oggi ecco l’intervista esclusiva di Marino Magliani, per la rubrica Il Salotto Letterario di Daniela.

Marino Magliani

Incontro Marino Magliani, scrittore e traduttore, che vive fra la l’estremo Ponente Ligure e la costa olandese. Dal 2003 ha pubblicato diciassette romanzi tra i quali “Prima che te lo dicano altri” (Chiarelettere, 2018) che ha ottenuto il Premio Selezione Bancarella 2019 e “Il cannocchiale del tenente Dumont” (L’Orma editore, 2021) che è stato inserito fra i dodici candidati al Premio Strega 2022. Nel 2023, nel centenario della nascita di Italo Calvino, pubblica il romanzo “Il bambino e le isole (un sogno di Calvino)” con l’editore 66thand2nd. Marino Magliani ha scritto anche diverse raccolte di racconti, tra cui ricordiamo “Peninsulario” (Italo Svevo, 2022), la silloge “All’ombra delle palme tagliate” (Amos Edizioni, 2018), quattro grafic novel fra le quali “La luna e i falò” (Tunué, 2020), tratta dall’omonimo romanzo di Cesare Pavese. Le sue opere sono tradotte in inglese, francese, tedesco, olandese, rumeno, polacco, spagnolo, danese.

Grazie Marino per aver accettato di rispondere alle mie domande. Sono impressionata dalla tua enorme produzione letteraria, considerando che hai cominciato a pubblicare nel 2003. Ma anche dalla tua storia personale: hai lasciato la Liguria e l’Italia che eri giovanissimo, hai vissuto in diversi paesi, imparato alcune lingue straniere e fatto tanti mestieri. Saresti un personaggio perfetto per un romanzo o un film…

Grazie, in effetti, sì, ho scritto e tradotto molto, sceneggiature, romanzi, racconti, poesie, curato libri e collane.Tra tante cose, spero ci sia qualcosa di buono. Quanto alla mia vita credo di aver anche trascorso migliaia e migliaia di giornate di pioggia in casa a studiare e scrivere e lavorare, e che siano le cose più interessanti, almeno quanto il resto del tempo avventuroso.

Veniamo al tuo ultimo romanzo, “Il bambino e le isole” Mi interesserebbe parlare con te dei forti sentimenti che ho provato leggendolo. Comincerei con l’attaccamento ai luoghi… Quanto è importante nella tua produzione letteraria, e specialmente in questo tuo ultimo lavoro, il legame con le proprie origini?

È importante, tant’è che dal racconto di Calvino il bambino ferroviario avrebbe dovuto attraversare valli ubertose, terre sconfinate, steppe sconosciute, mentre io al mio bambino ferroviario ho deciso di far attraversare solo la Liguria, da Sanremo verso levante, orizzontalmente, ecco la novità, quasi nulla di verticale.

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Il bambino del tuo romanzo è in fondo un fuggitivo, uno che vive il dramma di aver scelto un sogno di libertà per poi forse accorgersi che era un’illusione. È un personaggio solo, tragico, un barbone che sperimenta spesso la crudeltà del reale. È così?

All’inizio del libro troviamo una dedica: “Ai bambini che non sono mai riusciti a scappare”, o qualcosa del genere. È evidente che, man mano che lo scrivevo, mi trovavo di fronte alle cose della condizione umana, il sogno, il senso di colpa, l’ossessione, la paura, il ricordo di una madre.

Infatti il bambino dei binari, fattosi uomo e poi vecchio, prova un senso di colpa nei confronti di sua madre, per averla abbandonata – per non averle disobbedito. La madre non voleva assolutamente che attraversasse i binari, glielo aveva detto e ridetto che era pericoloso. Parlaci del loro rapporto e di questo sentimento.

Mi piacerebbe parlare dell’altro aspetto ora, ossia della madre che l’ha cercato e non è riuscita a trovarlo; tante volte sono stato lì lì per farli ritrovare, lei che lo riprende per mano e lo riporta a casa, ma allora sarebbe restato un racconto e non sarebbe diventato un romanzo.

Ho percepito nel tuo racconto tanta malinconia. Deriva forse dalla coscienza della propria diversità o se vogliamo unicità? Il bambino dei binari, ormai fattosi vecchio, ha paura che si rida di lui…

Marino Magliani: firma autografi

Ho sempre sentito su di me che (di me) si è riso, e anche lui secondo me ha questa impressione, che abbiano riso di lui persino Calvino e Carlo Levi.

Che progetti hai per il futuro?

Fare in modo che ridano ancora un po’ di me, e nel frattempo tradurre, scrivere, collaborare alla sceneggiatura perché il romanzo diventi un fumetto, un corto.

Ci lasci una citazione da uno dei tuoi libri preferiti? Giusto un assaggio!

Libri miei o di altri? facciamo di altri.

Da Il partigiano Johnny, di Beppe Fenoglio.

Sentiva acutamente, morbosamente, la mancanza della radio, i suoi almeno per il momento non avevano potuto far niente in questo senso.”

Grazie di cuore, Marino.