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Leptis Magna. Antichi fasti della perla del nord africa romano

Leptis: Il teatro romano
Il teatro romano di Leptis Magna (fotografia di Mauro Presutti)

Leptis Magna. La prima meta nella scoperta dei siti archeologici inseriti nella lista del Patrimonio Mondiale dall’UNESCO, è la seconda città romana più grande del nord Africa. Le romantiche rovine appaiono oggi sulla costa libica a 130 chilometri a sud-est di Tripoli.

Leptis

Un mistero si avvolge nell’origine del suo nome. Leptis sembra venire dal fenicio “Lebdah”, ma non è certo se il nome si riferisca ad una tribù libica o voglia dire in fenicio “città nel deserto”. La sua ricchezza, fin dai tempi della sua fondazione ad opera dei Fenici tra VIII e VII sec. a.C. e poi nello Stato cartaginese, veniva dalla sua posizione: una buona e profonda insenatura dove sfociava un torrente del deserto (un wadi) le garantiva un felice approdo marittimo, mentre la sua collocazione al termine di una via carovaniera che attraversava il deserto ne faceva un punto terminale per le carovane che dall’Africa sub sahariana portavano al Mediterraneo animali esotici, schiavi e spezie.

Leptis “Magna”

L’appellativo di “Magna” la città se lo guadagnò dopo la sua incorporazione nello Stato romano a seguito della caduta di Cartagine. In particolare nel periodo imperiale. Già sotto Ottaviano Augusto si costruì il monumentale teatro, che ad oggi rimane il secondo più grande dell’Africa dopo quello di Sabratha. Allo spettatore che sedeva sulle gradinate non appariva solo una scena colonnata colossale dietro al palco, ma addirittura una vista spettacolare del mare dietro di essa. Forse chi assisteva agli spettacoli avrebbe provato un po’ di superstizione ad aver saputo che il teatro fu costruito su una preesistente necropoli fenicia.

L’imperatore Adriano dotò Leptis di maestose terme, aperte intorno al 137 d.C., e simili in tutto ai grandiosi impianti termali di Roma. Era il segno definitivo che Leptis era entrata nel novero delle grandi città dell’Impero, dotata di acquedotti (ai margini del deserto non era poca cosa) e rifornita di tutti i tipi di marmo più pregiati.

Con Settimio Severo l’apice dei sui fasti

L’arco di Settimio Severo (fotografia di Mauro Presutti)

Ma fu con il suo cittadino Settimio Severo (193- 211 d.C.) che Leptis toccò l’apice dei suoi fasti. Una città che diede i natali all’ imperatore, capostipite della dinastia dei Severi, non poteva di certo essere priva di segni di gratitudine del sovrano nei confronti della sua città natale. E infatti la dotò di una grandiosa basilica, che al tempo dei romani era uno spazio dedicato al potere civile quale tribunale e centro decisionale degli affari pur ospitando tre tempi al suo interno. Pensò anche a raddoppiare la superficie cittadina dotandola di un nuovo foro ancora più maestoso del vecchio di età augustea.

Infine Settimio Severo non poteva non lasciare il classico segno monumentale di un imperatore alle porte della città. Eresse così nel 203 d.C. il suo arco di trionfo in occasione di una sua visita. Tra le tante raffigurazioni a rilievo dell’arco di Settimio Severo si nota una scena dove l’imperatore porta per mano suo figlio, il futuro imperatore Caracalla. Chiaro simbolo di continuità della dinastia dopo di lui.

Dopo la prosperità la decadenza

Come accade spesso ad una città, dopo aver toccato l’apice della prosperità anche Leptis conobbe la decadenza e l’inizio dell’oblio. Già a metà del III sec. d.C. il suo porto venne insabbiato dal torrente nel quale sfociava e senza lo scalo marittimo la città iniziò a decadere economicamente e demograficamente. Il colpo di grazie le venne dalle invasioni del Nord Africa da parte dei Vandali nel V sec. d.C.

Solo dopo la guerra italo-turca (1911-1912), con l’acquisizione della Tripolitania da parte dell’Italia, iniziarono le prime missioni archeologiche italiane. Riportarono alla luce gli antichi fasti di questa città quasi sparita nel deserto per 1.500 anni. Nel 1982 venne iscritta dall’ UNESCO nella lista del Patrimonio Mondiale rispondendo a questi tre criteri. 1) rappresentare un capolavoro del genio creativo umano. 2) mostrare un importante scambio di valori umani, in un arco di tempo o all’interno di un’area culturale del mondo, sugli sviluppi dell’architettura o della tecnologia, delle arti monumentali, dell’urbanistica o della progettazione del paesaggio. 3) portare una testimonianza unica o almeno eccezionale di una tradizione culturale o di una civiltà viva o scomparsa. Dal 2016 è inserita nella Lista Mondiale del Patrimonio a rischio a causa dell’instabilità politica e dello stato permanente di guerra civile in Libia.

Serie “Siti archeologici Patrimonio mondiale dell’UNESCO” – Art. 2

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