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La trattoria delle stelle comete, il nuovo romanzo di Maria Pia Perrino

L’universo femminile che non si arrende

Nata tra i campi, Rita cresce quasi da sola, all’ombra di una masseria e di genitori schiacciati dalla fatica della terra. Quando la povertà la spinge tra le mura fredde di un istituto per orfani, il distacco dalle sue radici si trasforma in una malattia dell’anima: Rita smette di mangiare. Sarà l’incontro in ospedale con il piccolo Riccardo, un’anima fragile quanto la sua, a riaccendere in lei la scintilla della vita. Il vero riscatto però comincia tra i fili di cotone e i tessuti di Clelia, una sarta del paese che la accoglie a bottega.

È l’inizio di una catena invisibile di solidarietà: intorno a loro si radunano altre donne, ognuna con una ferita da sanare e il disperato bisogno di inventarsi un futuro. Nasce così La trattoria delle stelle comete, un luogo che è molto più di un’attività commerciale: diventa un rifugio di sorellanza, condivisione e rinascita. Un romanzo ricco di colpi di scena e colmo di speranza, che celebra la solidarietà tra donne come l’unica, vera forza capace di curare i colpi più duri della vita.

Abbiamo fatto qualche domanda all’autrice

Sebbene lavorino tutto il giorno, i genitori che tipo di legame emotivo hanno con Rita?

I genitori di Rita, pur assorbiti dalla fatica quotidiana e dalla necessità di mandare avanti la famiglia, mantengono con lei un legame emotivo reale ma imperfetto, segnato più dalla responsabilità che dall’espressione affettiva. L’amore c’è, ma resta spesso implicito, trattenuto, schiacciato dalle urgenze materiali e da una durezza del vivere che lascia poco spazio alla tenerezza. È proprio in questa distanza, non priva di affetto ma povera di ascolto e vicinanza, che si forma in Rita un bisogno profondo di riconoscimento e di cura, destinato a segnare molte delle sue scelte future.

In che modo specifico in ospedale Rita e Riccardo “si aiutano a guarire”? È una guarigione basata sulla fantasia, sullo scambio di confidenze o su una promessa per il futuro?

In ospedale Rita e Riccardo trovano l’uno nell’altra una fragile ma decisiva possibilità di riscatto interiore: non tanto una promessa di futuro, quanto uno spazio condiviso in cui il dolore può essere nominato, accolto e, per un momento, alleggerito. Tra confidenze e immaginazione, il loro legame assume così i tratti di una silenziosa educazione alla cura.

Che fine fa Riccardo? Esce di scena per sempre, rimane un ricordo d’infanzia o si riaffaccerà nella vita adulta di Rita (magari creando un contrasto con il futuro marito Cosimino)?

Riccardo non scompare davvero: anche se esce di scena sul piano narrativo, continua a vivere dentro Rita come una presenza formativa, il segno di un’infanzia ferita ma anche della prima possibilità di sentirsi compresa. Più che come personaggio di ritorno, mi interessava che restasse come memoria profonda.

Perché Rita sposa Cosimino? È una fuga o un amore che si rivela deludente/patriarcale?

Rita sposa Cosimino perché in quel momento le appare come una possibilità di approdo, una forma concreta di stabilità dopo anni di mancanze e incertezze. Non è soltanto una fuga, né un amore pienamente compiuto: è piuttosto l’incontro con un modello di vita che promette protezione e normalità, ma che col tempo rivela anche i suoi limiti, le sue asimmetrie, il peso di una visione ancora segnata da dinamiche patriarcali. In questo senso, il matrimonio con Cosimino diventa per Rita un passaggio necessario.

Perché il locale si chiama “La trattoria delle stelle comete”? C’è un legame con un evento particolare della storia?

Il nome La trattoria delle stelle comete nasce dall’idea di qualcosa che attraversa il buio lasciando una traccia luminosa, breve ma capace di orientare. Mi sembrava un’immagine profondamente legata alla storia di Rita e delle altre donne del romanzo: esistenze ferite, spesso marginali, che però conservano una forza silenziosa e una possibilità di rinascita. Più che rimandare a un singolo evento preciso, il nome raccoglie il senso profondo del libro: la speranza che anche le vite più smarrite possano, almeno per un momento, brillare e indicare una direzione. Si aggiunga a questo che loro preparano per la trattoria dei biscotti a forma di stella che, grazie a delle piccole palline di zucchero, brillano.

Chi sono le figure principali che si uniscono a Rita e Clelia? Ognuna di loro porta con sé un passato da cui riscattarsi?

Le donne che si raccolgono attorno a Rita e Clelia non sono semplici comparse, ma presenze che contribuiscono a dare alla trattoria il senso di una comunità fragile e scelta. Ognuna arriva con una ferita, una mancanza, un tratto di vita rimasto in ombra, e proprio per questo porta con sé anche un desiderio di riscatto. Non mi interessava costruire personaggi simbolici o esemplari, ma donne segnate dalla vita, che trovano nello stare insieme una possibilità concreta di ricominciare. In questo senso, sì: ciascuna custodisce un passato da attraversare, ma è nel legame con le altre che quel passato smette di essere solo una condanna e può trasformarsi in forza condivisa.

Maria Pia Perrino: nata in Puglia, a Ceglie Messapica (BR). Laureata in Giurisprudenza, ha lavorato nella Regione Toscana occupandosi a lungo di diritti dei detenuti, minori e difesa civica. Nel 2020 ha pubblicato il suo primo libro, Finché vola l’aquilone per Porto Seguro Editore, segnalato nell’ambito del premio internazionale Mario Luzi; Una famiglia leggera per Scatole, il suo secondo romanzo, ed. Scatole Parlanti, finalista al premio Mario Luzi. Ha pubblicato alcuni racconti con la casa editrice Monpracem.

Pubblicato il: 21 Maggio 2026
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