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La seconda chance è un diritto e un dovere

<<Abbiamo da poco pubblicato un articolo sulla “musica e la gentilezza” all’interno del penitenziario di Opera (Mi)e subito grazie alla giornalista Giulia Lea Giorgi, entriamo con una “seconda chance” all’interno del carcere di Rebibbia, spostandoci in direzione Roma.>>    

La seconda chance

La seconda possibilità che tutti meritano. Seconda chance mette in connessione il mondo del lavoro con i detenuti che stanno finendo di scontare la pena. E non solo. Tutti meritano una seconda possibilità. Anche chi ha sbagliato, è stato processato, condannato e adesso sconta la sua pena in carcere. L’associazione Seconda chance si occupa di quei detenuti che rientrano nell’articolo 21, possono cioè uscire la mattina dal carcere per lavorare e rientrare la sera, di solito entro le 9. 

L’associazione che mette in contatto i detenuti con gli imprenditori

Seconda Chanche: le attività all'interno del carcere
All’interno la vita in qualche modo continua

L’associazione mette in contatto i detenuti con il mondo del lavoro: da una parte ci sono gli imprenditori – oggi più che mai in cerca di dipendenti – dall’altra ci sono uomini e donne che stanno finendo di scontare la loro pena e cercano un’occupazione.

In meno di dodici mesi, Seconda chance ha organizzato 160 colloqui e trovato un impiego a un centinaio di persone. Un’iniziativa che opera di concerto con l’area educativa e la direzione del carcere che segnalano le persone più adatte per ogni mestiere.

Alessandra Ventimiglia è tra le fondatrici di Seconda Chance.

Alessandra, come nasce Seconda chance?

Nasce da un’idea di Flavia Filippi, una giornalista di La7 che durante il lockdown ha avuto questa idea. Poi mi ha coinvolto e, insieme con Beatrice Busi Deriu, abbiamo definito tutte le modalità. La sera del 7 luglio 2022 abbiamo sancito la nascita di questa associazione: era una serata strana, ci trovavamo su una terrazza, e c’era un forte temporale in arrivo. Lo abbiamo considerato un segno.”

Non è infatti un lavoro semplice. I tempi nelle carceri sono lunghi, la burocrazia è molta e il nodo principale da sciogliere è la fiducia. Quella degli istituti penitenziari ne confronti dell’iniziativa, quella degli imprenditori verso i detenuti ma anche la fiducia dei detenuti stessi che devono ricominciare. 

Noi ci occupiamo di persone che si trovano in articolo 21. Ma anche di chi si trova in regime di semilibertà o di messa alla prova. Ma sono una minoranza, purtroppo le persone che devono scontare ancora molti anni sono tante. Per loro organizziamo corsi di formazione ed eventi sportivi. In questo momento per esempio mi sto occupando di un tutorial musicale per i detenuti del reparto G9 di Rebibbia. Si tratta di persone che – per il reato commesso – non possono avere contatti con gli altri carcerati”.

Tornando a chi può lavorare. Quali sono i ruoli più richiesti?

C’è di tutto. Al primo posto c’è la ristorazione: camerieri, aiuto cuoco, piazzaioli, lava piatti, … abbiamo tanti ristoratori che vengono a fare i colloqui, dai grandi nomi al bar di quartiere. Poi ci sono le imprese di pulizie, albergatori e B&B che hanno bisogno di chi sistemi le camere. Le aziende edili cercano soprattutto operai

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Gli imprenditori che assumono un detenuto beneficiano della legge Smuraglia che prevede una serie di sgravi fiscali che sono attivi fino a 18 mesi dopo la scarcerazione. “Tanti imprenditori – conferma Alessandra – sono spinti da questa prospettiva. Poi però si crea un legame di fiducia e trascorso quell’anno e mezzo il rapporto continua”.

Gli imprenditori conoscono il reato commesso dalla persona che scelgono?

Non tutti vogliono saperlo perché sono più interessati alla persona, se al primo incontro gli dà fiducia. La maggior parte però vuole conoscerlo. A volte durante il colloquio è il detenuto stesso (o la detenuta) a parlarne, altre volte sono i responsabili del carcere a spiegare all’imprenditore qual è il reato commesso al termine dell’incontro.”

In Italia il carcere non è punitivo ma ha come scopo la riabilitazione del reo e il suo reinserimento nella società. Con questo fine lavorano le associazioni come Seconda Chance.

Alcuni detenuti mi sono rimasti nel cuore perché sono persone che hanno commesso un errore senza rendersene conto. E stanno pagando a caro prezzo il loro crimine. Sono uomini distrutti che si rendono conto di quello che hanno fatto e non possono tornare indietro.”

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