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La scuola deve essere il posto più sicuro che c’è

La scuola è un posto sicuro? – Foto U.Leone

“La scuola deve essere il posto più sicuro che c’è”.

Sono state queste le inequivocabili parole pronunciate dal Ministro dell’Istruzione Fioramonti in una recente intervista. Anche questa è un’affermazione che misura la “fiducia sociale” ed è un fatto anche di “educazione civica”, argomenti che abbiamo già trattato.

Perché una dichiarazione così?

Immediatamente viene da pensare: perché un Ministro della Repubblica deve sentire il bisogno di rilasciare una dichiarazione che in un Paese civile potrebbe quantomeno risultare pleonastica, ovvia, forse retorica?

 La risposta più efficace è espressa dalle tante, troppe condizioni di degrado nelle quali versano gli spazi di molti edifici scolastici che ogni giorno accolgono gli studenti di ogni ordine e grado: aule spesso inagibili, palestre chiuse, soffitti che si sfaldano. Per non parlare delle conseguenze delle piogge intense che, ormai quasi settimanalmente, richiedono la trasmissione delle allerte metereologhe per attivare le misure di auto protezione da parte di Enti e Cittadini: le infiltrazioni d’acqua che ne derivano vanno sovente ad aggravare le già compromesse condizioni di fatiscenza degli edifici scolastici.

No riforme. No burocrazia. Si risorse

Il Ministro ha assicurato un notevole impegno economico del Governo per la messa in sicurezza delle scuole e alle cifre già stanziate è stato da poco aggiunto un altro miliardo, ma, di là dall’improrogabile necessità d’interventi finanziari – è opportuno scandirlo, forte e chiaro: la scuola italiana non ha bisogno di riforme ma di risorse – è prioritario consentire agli Enti Locali di potervi attingere senza incorrere nei “lacci e lacciuoli” della selva dei passaggi burocratici che di solito rallentano, se non impediscono, l’iter attraverso cui che i fondi stanziati confluiscono nelle operazioni cantieristiche.

La sicurezza dei minori e dei professionisti

Data la prossimità del problema non a una delle tematiche che riguarda la scuola, ma ad una questione che costituisce la pre-condizione di qualsiasi altra aspetto, la sicurezza dei minori e dei professionisti che, nei diversi ruoli, sono preposti alla costruzione del loro futuro, altrettanto vicina, immediata, deve essere la soluzione del problema. Solo così l’auspicata corresponsabilità degli Enti proprietari degli edifici scolastici – il Comune per le scuole dell’infanzia, le scuole primarie e secondarie di primo grado; la Città metropolitana o la Provincia per le scuole secondarie di secondo grado – in ordine alla sicurezza, potrà davvero consentire di raggiungere gli esiti sperati.

Due tipi di responsabilità

È finalmente in corso, anche grazie alle recenti rivendicazioni sindacali in materia, la formalizzazione della distinzione tra due tipi di responsabilità: la scuola, nella persona del Dirigente scolastico, dovrà rispondere dei rischi collegati all’esercizio educativo, didattico, gestionale e formativo; l’Ente Locale risponderà, invece, dei rischi connessi alla struttura degli edifici.

Al momento, infatti, il Preside, in quanto datore di lavoro, è chiamato ad assumere la responsabilità anche delle condizioni strutturali delle scuole che gli sono state consegnate e per le quali non può disporre delle necessarie risorse economiche per sanarne le problematiche legate allo stato dei plessi o per attivare la manutenzione ordinaria e straordinaria.

Sicurezza e decoro

È di più ferisce la scuola: l’abbandono scolastico. Se i nostri Istituti non riusciranno a recuperare quella dimensione di accoglienza nella sicurezza e nel decoro, condizione irrinunciabile per questa una partita nella quale non solo i nostri Amministratori, ad ogni livello, giocheranno la loro credibilità politica, ma che risulterà decisiva per concorrere a contrastare la piaga letale che sempre promuovere un’azione formativa completa e garantita a tutti gli studenti, la cosiddetta “mortalità scolastica” ovvero la rinuncia agli studi prima del completamento del ciclo d’istruzione, che si alimenta anche di degrado, di demotivazione e rassegnazione, potrebbe pericolosamente aumentare.

Sicurezza e consapevolezza

Solo se le scuole saranno davvero sicure potranno promuovere, come legittimamente si reclama, una cultura della sicurezza, la diffusione di buone pratiche di prevenzione e la consapevolezza, a partire dagli alunni più piccoli, che la sicurezza deve sempre di più diventare un concetto trasversale a tutti i settori della vita pubblica e privata, poiché rappresenta uno dei beni, individuali e collettivi, più preziosi.