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La scrittrice Loriana Lucciarini ne “Il salotto letterario di Daniela”

L’intervista di Daniela Mencarelli Hofmann a Loriana Lucciarini scrittrice, poeta e curatrice di progetti sociali.

Loriana Lucciarini: Loriana
Un immagine “sognante” della scrittrice Loriana Lucciarini

Loriana Lucciarini

Incontriamo Loriana Lucciarini, scrittrice e poeta oltre che donna impegnata nel sociale e segretaria in un sindacato. Scrive per i web-magazine “Gli scrittori della porta accanto”, “Cultura al femminile” e “Protagonista donna”.

Ha all’attivo molte pubblicazioni che spaziano fra romance (“Il cielo d’Inghilterra”, Arpeggio Libero oggi in nuova edizione da autrice indipendente con il titolo di “Sotto il cielo di Londra” oltre a “Una felicità leggera leggera” e “Ritrovarsi”, editi entrambi da Le Mezzelane), fantasy (“Una fantastica caccia al tesoro” prima con Arpeggio Libero e oggi Amazon Kdp; “Ghimely e lo specchio d’Altrove”, La strada per Babilonia; “I custodi di Heloyin e l’ultima progenie” e “I guerrieri di Heloyin”, entrambi DelosDigital), favole (“Si può volare senza ali”, Arpeggio Libero), e gialli o thriller (“Quattro giorni in Questura”, “Il sussurro del lago”, entrambi editi da Amazon Kdp; “Sulle tracce dei Lestrigoni”, Bertoni Editore) e poesie (“I legami sottili dell’anima” e “Sotto le nuvole”, entrambi pubblicati da Gli Scrittori della porta accanto).

Loriana scrive anche romanzi e racconti di formazione e denuncia (“Quattro petali rossi, frammenti di storie spezzate”, Arpeggio Libero; “Un lungo ritorno”, Le Mezzelane) e realizza libri d’approfondimento sociale come “Doppio carico, storia di operaie” (Villaggio Maori) e la sua ultima fatica “Via Argine 310 – Whirlpool Napoli, storia di una lotta” pubblicato nel dicembre 2022 da Meta Edizioni.

Ciao Loriana, grazie per aver accettato di partecipare al mio salotto letterario. Ci spieghi come fai a essere così produttiva? In meno di dieci anni hai pubblicato una ventina di libri – non sono riuscita nemmeno a citarli tutti per questioni di spazio! – eppure lavori a tempo pieno e sei pure pendolare. Soprattutto dicci un po’: chi è Loriana Lucciarini?

Ciao Daniela, grazie per l’invito. Parto con risponderti all’ultima domanda. Sono una donna complessa, piena di sfaccettature; in  me convivono logica e caos, a volte in equilibro, altre volte in completa opposizione. Nella vita reale sono impulsiva, amo lavorare in sinergia e da buona empatica mi entusiasmo quando trovo vibrazioni positive

Nella scrittura ho trovato la mia modalità espressiva perché mi permette di soffermarmi, riflettere, scegliere con cura il  modo per raccontare storie ed emozioni. Nel mio lavoro applico rigore e massimo impegno; ciò mi richiede tanta energia.

Molti mi hanno chiesto come io possa aver pubblicato tante opere letterarie, visto che ho un lavoro normale e il  tempo è sempre tiranno. Il fatto è che dedico la maggior parte del mio tempo libero alla scrittura, scrivo di notte e durante i week-end, quando sono in vacanza o in ferie. Approfitto di ogni momento per appuntarmi trame, idee, pensieri, poesie. I risultati sono la somma di costanza, determinazione e duro lavoro.

Parlaci del tuo libro appena uscito: “Via Argine 310 – Whirlpool Napoli, storia di una lotta”. Che storia è, chi la racconta?

La vicenda è nota: la multinazionale Whirlpool, nel 2019, ha deciso di chiudere lo stabilimento di Napoli perché ritenuto un costo. Da quel momento, e per oltre tre anni, le operaie e gli operai partenopei hanno dato vita a una vertenza sindacale senza precedenti, con originali forme di lotta e con una motivazione che non è mai venuta meno, anche se i momenti bui e duri sono stati tantissimi. In questo, protagoniste assolute sono state le donne, che hanno saputo dare una marcia in più all’intera lotta.

Il volume narra la storia recente, mettendo in fila i fatti salienti ma dà spazio alla voce delle protagoniste, che hanno raccontato le loro paure, speranze e delusioni. Nelle interviste emergono la paura di non arrivare a fine mese, la difficoltà nel pagare il mutuo o le spese scolastiche per i figli, l’angoscia per un futuro che non offre altre  prospettive al Sud. Ma forte è anche il sentimento di sgomento nel veder crollare le certezze di una vita e la sensazione di impotenza di fronte all’arroganza della multinazionale che ha disatteso gli impegni assunti in Italia. C’è rabbia, per una chiusura dello stabilimento che era il fiore all’occhiello della società. C’è delusione nel ritrovarsi, dopo tanto impegno, con un pugno di mosche in mano.

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Cronaca e interviste, dunque, per un lavoro di approfondimento sociale sui temi del lavoro e di lotta, di cui sono stata fortunata di essermene potuta occupare.

Che similitudini e quali differenze ritrovi fra la storia di Via Argine 310 e quella che descrivi nella tua precedente inchiesta “Doppio carico, storia di operaie”?

Anche in “Doppio carico” parlavo di donne e della loro condizione di lavoro nelle fabbriche italiane. Le similitudini con il precedente lavoro sono molte: quella più rilevante è che le donne, oggi più di ieri, vogliono assumersi il ruolo di protagoniste nelle situazioni in cui si muovono. Nonostante la fatica che questo comporta, senza delegare a terzi questioni che le riguardano, cercando di stare dentro le dinamiche per governare i mutamenti che le investono, nel lavoro come nella società.

Immagino che la Loriana bambina volesse già fare la scrittrice… mi sbaglio? Qual è stata la tua prima opera?

Non sbagli: la scrittura mi ha “chiamata” fin da piccola! A dieci anni ho scritto i miei primi racconti brevi. A dodici avevo completato il mio primo romanzo, scritto con una macchina da scrivere giocattolo rossa. Nell’adolescenza poi sono arrivate anche le poesie… In pratica, da quando ho imparato a tenere la penna in mano. non ho mai smesso di scrivere!

Come ho anticipato, tu spazi fra molti generi diversi: romance, fantasy, favole, poesie e altro ancora. Ce n’è uno in cui ti riconosci maggiormente oppure con il quale ti diverti di più mentre scrivi? Oppure ognuno soddisfa una parte di te… la sognatrice, la romantica, l’investigatrice, l’impegnata…

Ciò che scrivo riflette la mia complessa personalità.

Ho sempre dato una valenza sociale alla mia arte, per questo ho realizzato progetti sociali importanti; tuttavia amo anche scrivere storie leggere, capaci di far emozionare. E, non di rado, dopo aver concluso un progetto serio e impegnativo, mi tuffo nella stesura di storie fantastiche tra maghi, draghi e cavalieri… un modo per tenermi in equilibrio tra concretezza e sogno.

Hai pubblicato per diverse case editrici. Oggi sembri prediligere il selfpublishing. Come mai?

Dopo aver fatto esperienza del mondo editoriale e delle sue dinamiche, ho sentito forte l’esigenza di maggiore libertà di scelta. È stato quindi per me naturale diventare autrice indipendente, perché da “indie” posso fare percorsi nuovi, esplorare mille possibilità, decidere come realizzare un progetto in completa autonomia ma sempre con il supporto di editor professionisti e grafici di comprovata esperienza. Poter gestire tutti gli aspetti delle mie pubblicazioni mi dà grande soddisfazione: è curare il mio lavoro a tutto tondo.

Per la narrativa di genere dunque tutti i miei romanzi saranno pubblicati o ripubblicati a marchio indie. Invece la collaborazione con le case editrici rimarrà per i lavori a sfondo sociale e di approfondimento rispetto ai temi del lavoro, dei diritti, delle donne.

Che progetti hai per il futuro?

A brevissimo uscirà un volume sulle morti sul lavoro, un lavoro che mi ha tenuta impegnata oltre tre anni, fra ricerche e stesure.

Subito dopo uscirà un lavoro sull’arte che diventa terapia e che offre una nuova visione di sé alle donne.

Nel 2023 conto di far uscire alcuni romanzi in seconda pubblicazione, dopo averne ripreso i diritti dalle case editrici; di certo un nuovo titolo nella collana “Love in Town”  e, chissà, forse, un altro paio di romanzi… Ma non mi sbilancio, ché il tempo è tiranno e le cose da fare sono tantissime!

Ci regali una tua poesia?

Con piacere! Eccola qui, tratta dalla silloge “I legami sottili dell’anima”:

Gocce d’acqua come pugnali

nel giorno più grigio e silenzioso

non ci sono parole per dirlo.

Il rumore di un uomo che si rompe

è un rumore di polvere nera e graffi di spillo.

Nessuna parola per dirlo,

quando arriva il giorno più grigio e silenzioso

e l’anima si rompe.

Grazie di cuore, Loriana.

Grazie a te per la chiacchierata e il tempo che mi hai dedicato. Un saluto a tutti!

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