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La scossa e le giornate secche, lo scossologo e il monologo

La scossa- presa
La scossa – By Bruno Germay

La scossa, le giornate secche. Lo “scossologo”, cioè lo specialista che non esiste e il monologo. Un pasticcio senza molto senso, tra “Focaccia e fantasia”, non poteva essere che la “mente contorta” di un autore come Carlo, a partorire una cosa del genere. Del resto per chi si fosse perso nelle sue mille avventure o disavventure o, per chi volesse rinfrescarsi la memoria, rileggete “Come se fossi sano”. Non ci sono parole. Non c’è più niente da aggiungere!

La scossa

Con l’arrivo della bella stagione a Genova, oltre all’afflusso dei cinghiali, aumenta anche quello dei turisti. E i piccioni ingrassano. È bello vedere che la mia città in questi ultimi anni ha cambiato look, mettendosi al passo con luoghi notoriamente più concorrenziali come Venezia o Firenze. Con l’arrivo della primavera, poi, spesso va via la solita umidità detta da noi genovesi macaia, lasciando il posto a qualche giornata asciutta, secca e frizzante. Purtroppo, rovescio della medaglia, queste sono le giornate più a rischio scossa e non appena scendo dalla macchina, prendo una sventola. Una cosa veramente irritante. L’unico vantaggio di questa scossa è che non si tratta della “dueeventi”, cioè non la pago.

Lo specialista scossologo

Però per me resta un problema. Recentemente mi sono rivolto a uno specialista: lo scossologo. Il luminare mi ha spiegato che, salendo in macchina, accumulo tensione incavolandomi coi vigili, coi semafori sfavorevoli, con i turisti che invadono le strade. Poi, mettendo il piede a terra, mi scarico. Quando ci sono giornate molto secche, alla sera arrivo a casa e, togliendomi il maglione, si vedono certe scintille che sembra un temporale. Lo scossologo mi ha consigliato di vestire in modo più naturale. Magari non servirà, ma da domani chiudo con i maglioni in lana di vetro, basta con le camicie di plastica, addio giacche a vento fatte con penne di uccelli dalle piume di cristallo.

Eliminati i capi sintetici, dovrò affinare una tecnica di discesa dall’automobile, perché è scendendo di macchina che si prende la scossa. Un sistema per evitare l’inconveniente è quello di non toccare la carrozzeria dell’auto troppo delicatamente, perché la scossa si sente più intensa proprio quando, chiudendo la portiera, la si sfiora. Insomma: mettere la mano con decisione. Sempre il palmo e mai il dorso. Assestare un bel colpo deciso. Una volta il mio amico Pino, usando questa tecnica, s’è fratturato un polso – molto meglio una frattura della scossa. Senza contare che la frattura al polso è un infortunio fresco, giovane.

Altri metodi anti corrente elettrostatica

Pare che un altro sistema per evitare la maledetta corrente elettrostatica sia quello di scendere dalla macchina in modo intelligente: la cosiddetta “discesa intelligente”, che adottava Pino con la sua Renault, nuova scintillante. E se scrivo “scintillante”, il motivo c’è. La discesa intelligente si interpreta così: piede sinistro a terra, mano sinistra sul tettuccio e mano destra sul volante. Spingere la mano destra sul volante e uscire all’esterno; una volta fuori, togliere con decisione la mano destra dal tettuccio e chiudere la portiera con vigore fascista.

Prima di scendere è importante ricordare di inserire il freno a mano, altrimenti la vostra macchina va via sola soletta, schiantandosi contro un pino. Il mio amico Pino ha fatto proprio così (infatti prima dell’incidente si chiamava Franco). Per adesso Pino non sa se è guarito dalla “scossa”, perché non ha più la sua Renault. Peggio di lui se l’è vista il pino, quello vero, l’albero, che è andato a far compagnia ai suoi colleghi cipressi, ossia è morto.

Se l’aneddoto che vi ho appena narrato sia frutto o meno della fantasia non ve lo dirò mai. Come spiegavo all’inizio, è compito vostro riconoscere i racconti fantastici da quelli reali. Se no finisce il divertimento.

La crisi economica aiuta

Prendere la scossa scendendo dalla macchina dopo aver viaggiato è una cosa che non succede quasi più e il motivo è che la crisi economica ci ha costretti ad usare molto meno l’auto. Per limitare le perdite economiche di un sabato sera al cinema, a teatro o al ristorante, le persone scelgono un’alternativa più sobria, come quella della visita all’amico, magari a piedi. Certo, sappiamo bene che i costi esistono anche se si va a casa di una persona cara, perché non ci si può presentare alla porta di qualcuno con le mani vuote.

Come diceva Govi, il campanello va suonato col gomito. Bisogna avere qualcosa in mano, una bottiglia, un dolce fatto in casa, una colomba riciclata… Col passare degli anni, forte delle innumerevoli visite ad amici o parenti, ho capito che maggiore è la confidenza che si ha con chi si va a trovare, maggiori sono le possibilità di uscire a nostra volta con in mano qualcosa: il sacchetto della spazzatura. L’amico ti dice: “Già che vai giù… io ormai sono in pigiama… sai, se non ti scazza…” Be’, per dirlo alla genovese, a me scazza.

La monnezza e un episodio imbarazzante

Intendiamoci, a me piace buttare la spazzatura, ma preferisco farlo con la mia. Quando butto quella degli altri non so cosa sto gettando. Legato a questo argomento, vi racconterò un episodio molto imbarazzante. Un mio parente, prima di congedarmi, mi diede il famigerato sacchetto dell’immondizia. Poi, quando ero quasi al cassonetto, il contenitore si ruppe sotto gli occhi di alcuni passanti liberando cose indecenti: teste di pesce, batterie scariche, persino un giornalino pornografico! Vai a spiegare che il sacchetto non era il tuo. …

Invece quando vado al cassonetto con la mia spazzatura, mi rilasso. Sembrerà una stupidaggine ma andando a depositare della semplice immondizia, si apprendono autentiche lezioni di vita. Ad esempio impari che sotto casa, al bidone e ritorno… non sai se ritorni. Il perché lo vorrei raccontare trascrivendo un monologo che a volte ripropongo sul palco. Metto il testo originale, così se qualcuno avesse voglia di provare a cimentarsi con un mio pezzo, può copiarlo e ripeterlo in qualche laboratorio di cabaret. Ne sarei orgoglioso.  

Orgoglio senza pregiudizio e il mio monologo da ripetere

L’altra sera ero lì che stavo andando a buttarmi la mia spazzaturina, alzo il braccio verso il bidone…  “Maaaooo!!”  Un gatto rumentaio adulto! Enorme!!

No comment

Sono dei gatti tremendi, che vivono nei cassonetti e son convinti che quella lì sia casa loro. Per non farti aggredire, o bussi e porti una bottiglia, oppure lanci il sacchetto così (lancio dell’ananas) come al nemico. Infatti chi continua a depositare normalmente son nel mio monologo quelli che non ce l’hanno più la mano, hanno l’uncino. Perché quelli son gatti pericolosi, voracissimi e anche facilmente infiammabili. Hanno delle teste che son più grosse del tuo sacchetto. Aprono il bidone col braccio… han le braccia quei bastardi lì!! E si riproducono in un modo… la stagione degli amori per questi animali coincide con l’arrivo della… della tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi.

E comunque non ci sono solo i gatti che ravattano nei bidoni, eh! Ho visto persone commuoversi davanti al cassonetto! Gente mossa a pietà da un calorifero o un da un comodino lì appoggiato.  Anche perché, chi si libera di certi oggetti, un po’ più grossi, non li infila dentro il cassonetto, no: li appoggia a fianco, creando l’alibi per chi lo trova e lo vuole.

Per chi si fosse addormentato: il monologo continua!

 Chi trova l’oggetto dice: “No, non lo han cacciato via… chi mai butterebbe via una cosa così bella. Forse l’han perso”. Perso!? Belin, voglio dire, una persona può anche avere in casa un calorifero che perde, ma uno che perde un calorifero non s’è mai visto! Poi c’è una mia vicina di casa che quando mi vede col sacchetto della spazzatura, se può, mi ci guarda dentro. L’altra sera mi supera, mi guarda nel sacchetto e fa: “Nooo …lo butta via?!” “… Ma che cosa?” “Il cartoccio del latte, c’è ancora il punto da ritagliare!”. Belan, è mio il punto!  Potrò buttarlo via, se voglio!? No!

Aveva le forbici. S’è ritagliata il mio punto e se l’è preso. Cosa non farebbe quella lì per un punto…  ma neanche Trapattoni è a questi livelli!! Va bé, per concludervi la storia, vado verso il cassonetto col mio sacchettino martoriato, alzo il braccio verso il cassonetto e cosa becco? … ditelo voi… Il gatto! Il gatto rumentaio adulto. È uscito e m’ha fatto: “Maaaaooo! … dov’è il punto?”

Concludere a braccio rispondendo per le rime al gatto.

Tratto da Secolo Focaccia e Fantasia di Carlo Denei