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La Giornata Mondiale della Gentilezza

“Ovunque ci sia un essere umano, vi è possibilità di gentilezza”
(Seneca)

La gentilezza: il mondo
Un mondo di gentilezza (By Judith Horvath)

La Giornata della Gentilezza

Ogni anno, il 13 novembre segna la data di una celebrazione che non s’inquadra né nella categoria delle feste religiose e nemmeno nelle ricorrenze civili: è la Giornata Mondiale della Gentilezza, fissata in un giorno che coincide con l’apertura della Conferenza del World Kindness Movement”, avvenuta a Tokyo nel 1997 e conclusasi con la firma della Dichiarazione della Gentilezza.

Il valore della gentilezza

Potrebbe trattarsi semplicemente di un’ulteriore “giornata mondiale” che incrementa la consuetudine di attribuire date specifiche ad aspetti e momenti particolari della vita sociale; invece, ritengo che meriti qualche considerazione in più, soprattutto per cogliere l’autenticità del valore della gentilezza, a partire dall’esercizio di questa virtù nella vita scolastica, dove di certo non può coincidere solo con la cortesia o evocare una disposizione d’animo d’altri tempi.  

Nelle nostre Scuole, che sono “imprese” esigenti la concertazione di ruoli diversi – dal dirigente scolastico ai collaboratori, dai docenti ai genitori, dal personale amministrativo alle componenti collegiali e di controllo – verso l’unico, fondamentale traguardo che è il successo formativo degli studenti, la relazione rappresenta un prezioso banco di prova per la verifica delle ineludibili condizioni di benessere. Tuttavia, le “parti” in gioco, nonostante per fare risultato occorra segnare in una rete comune, non sempre si sottraggono al rischio di diventare controparti, ritenendo le proprie ragioni indiscutibili e sottraendole ad un confronto sereno.

A volte è la scuola a diventare terreno di scontro

Può anche succedere che addirittura sia proprio la scuola a diventare terreno di scontro e occasione di rivendicazioni, anche di tipo personale, tra insegnanti, insegnanti e famiglie degli alunni, tra gli stessi genitori. In questo caso, credo che sia fondamentale il ruolo del Dirigente Scolastico, non solo per i contenuti del dialogo con gli attori in gioco volto a favorire la reciproca comprensione e la comune volontà di superare le difficoltà, ma anche nell’approccio con cui aprire l’apertura al confronto, sempre centrato sul rispetto delle singole posizioni e sulla disponibilità – nella postura, nell’espressione, nella scelta delle parole – all’accoglienza.

Non è infrequente che dietro l’intransigenza più rigida che talvolta possono assumere i genitori dei ragazzi nei confronti delle scelte pedagogiche dei docenti, si celi una realtà famigliare complessa, per ragioni diverse, che inevitabilmente irrigidisce il clima dei rapporti con l’Istituzione educativa, percepita, in modo più o meno consapevole, come cruciale opportunità di miglioramento – educativo e sociale – per i figli, e dunque oggetto di aspettative e richieste di non sempre facile e tempestiva  gestione.

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Sinora ho espresso considerazioni afferenti agli adulti che interagiscono, a diverso titolo, a scuola, perché, almeno nella mia esperienza personale, in un clima positivo tra i Soggetti che hanno in carico il processo di apprendimento, educativo e disciplinare, dei minori, è possibile costruire un’architettura relazionale di cui i primi beneficiari sono proprio i bambini e i ragazzi, ai quali siamo chiamati ad insegnare certamente con i libri e lavagne interattive, ma anche attraverso i gesti e le parole, gli esempi e le piccole decisioni di ogni giorno, a cominciare dai comportamenti e dagli atteggiamenti nei colloqui e dalla capacità di considerazione dei diversi punti di vista.

L’emulazione dei giovani

By Md Abdul Rashid

È appurato che i giovani e soprattutto i giovanissimi imparino molto per emulazione e quindi non è di poco rilievo da parte degli adulti che più di chiunque altro costituiscono modelli di riferimento – genitori e insegnanti – assumere modi di fare e di agire improntati alla gentilezza, che, tra i banchi, arriva a diventare veicolo di quelle competenze, come la capacità di lavorare insieme e di acquisire le regole della convivenza democratica, che devono sempre di più far parte dei curricula degli studenti. Sono requisiti dalle radici antiche: Seneca sottolineava il legame profondo tra gli atti di gentilezza e l’appartenenza al genere umano, mentre l’imperatore romano Marco Aurelio definiva questa virtù come la “più grande delizia dell’umanità”.

In una dimensione attuale, prosaica e infinitamente meno storica, per me impareggiabile, rischio l’imbarazzo dell’autocelebrazione citando il commento che mi ha rivolto un piccolo alunno durante una mia visita alla classe: “Tu sei gentile”: una considerazione che conservo come una delle più importanti soddisfazioni della mia carriera scolastica, in cui cerco di ripetermi spesso, come un mantra, la citazione antica attribuita a Platone: “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai niente. Sii gentile. Sempre”.

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