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La Filosofia della Scienza vista in un’ottica diversa

La Filosofia della Scienza a cosa serve? Vista da un’ottica diversa. Ve lo diciamo subito, non è un argomento facile. Ospitare, però il parere di uno scienziato noto in ogni parte del mondo, non ci consente tagli o semplificazioni. Chi leggerà si farà un’opinione personale dell’argomento. Noi diamo “voce libera” al Professor Paolo Musso, così come siamo disponibili a ospitare anche idee diverse. La pluralità di pensiero è per noi di Globe Today’s, un’espressione di libertà e un punto di forza.

La filosofia della scienza

Il pensiero dello scienziato in un libro

Come avevo raccontato la volta scorsa, ho sempre provato una forte attrazione verso le discipline scientifiche, soprattutto l’astrofisica e l’archeologia (anche se il mio vero sogno era fare l’astronauta, che però all’epoca per un italiano era impraticabile). Tuttavia, al momento di scegliere a quale Facoltà iscrivermi mi sono reso conto che quello che più mi affascinava era la possibilità di avere uno sguardo globale sull’universo (non a caso, l’astrofisica dà il senso dell’infinito nello spazio e l’archeologia dà il senso dell’infinito nel tempo), il che difficilmente avrebbe potuto realizzarsi se avessi scelto una disciplina specifica, dato l’alto grado di specializzazione richiesto dalla scienza moderna.

Così alla fine ho deciso di fare il filosofo della scienza, pensando che mi avrebbe consentito di mantenere una prospettiva più ampia: e in effetti così è stato, anche se per riuscirci ho dovuto affrontare delle difficoltà tanto serie quanto inaspettate.

Una situazione paradossale

Ben presto, infatti, mi sono accorto che nel mondo dell’epistemologia contemporanea sussiste una situazione assolutamente paradossale (che forse sarebbe più corretto definire assurda), perché, nonostante tutte le straordinarie scoperte effettuate dalla scienza moderna, quasi tutti i filosofi della scienza hanno una posizione antirealista e relativista, sostenendo (pur con sfumature diverse, che però non toccano l’essenza della questione) che le teorie scientifiche sono solo convenzioni, che possono al massimo essere giudicate in base alla loro efficacia pratica, ma non alla loro verità.

Al tempo stesso, tuttavia, sono anche quasi tutti scientisti e materialisti, cosa che non è contraddittoria, come molti erroneamente credono, perché si può benissimo credere che la scienza non ci faccia conoscere la realtà così com’è, ma sia comunque più affidabile di altre forme di conoscenze che non hanno neanche un’efficacia pratica, dato che entrambe le tesi si basano su un’idea riduttiva di ragione, come spero risulterà più chiaro nel seguito.

Illustrare in dettaglio come e perché si è giunti a tanto non è cosa che si possa fare in poche righe (per chi volesse approfondire rimando ai miei libri). Qui cercherò solo di spiegare dove sta la radice del problema, perché è qualcosa che riguarda tutti e non solo gli addetti ai lavori, come a prima vista si potrebbe pensare.

La filosofia della scienza è antica quanto la scienza

Galileo e il telescopio – Foto D.Woricx

Come dico sempre ai miei studenti, la filosofia della scienza è antica quanto la scienza.

Anzi, in un certo senso la scienza moderna è addirittura nata da una riflessione epistemologica, quando Galileo ha capito che cosa non andava nella scienza degli antichi e ha definito il suo nuovo metodo sperimentale, che funziona ancor oggi, a quattro secoli di distanza, nonostante che gli oggetti con cui abbiamo a che fare siano spesso miliardi di volte più grandi, più piccoli o più lontani di quelli che studiava lui.

Per questo, ma anche per le sue riflessioni sui rapporti tra la conoscenza scientifica e le altre branche del sapere umano (non solo la teologia, come in genere si crede, ma anche la filosofia e perfino l’arte), Galileo deve senz’altro essere considerato non solo il primo, ma anche il più grande filosofo della scienza di tutti i tempi.

Einstein

Ma non si tratta certo di un caso isolato. Solo per fare un esempio fra i tanti, anche la più grande rivoluzione scientifica moderna nacque da una riflessione epistemologica, quando Einstein si chiese come si fa in concreto a misurare il tempo e lo spazio, giungendo alla conclusione che il primo si misura con gli orologi e il secondo coi righelli (o regoli, come preferiscono chiamarli gli scienziati).

È da questa considerazione, apparentemente così ovvia da sembrare quasi stupida, ne ha derivato nientemeno che la teoria della relatività, con tutte le sue straordinarie conseguenze.

La filosofia della scienza come disciplina autonoma

Ma anche i filosofi iniziarono da subito a riflettere sulla nuova scienza (anche se, va detto per onestà, senza capirci un granché). Tuttavia lo facevano nell’ambito degli insegnamenti già esistenti, come Filosofia della Natura, Gnoseologia o perfino Metafisica. La filosofia della scienza come disciplina autonoma, cioè, in parole povere, sotto forma di corsi universitari ad essa esplicitamente dedicati, inizio solo negli anni Venti del Novecento su impulso del movimento neopositivista, che era caratterizzato da un materialismo radicale, la cui rozzezza intellettuale veniva mascherata da un uso tanto massiccio quanto ingiustificato della moderna logica matematica.

Secondo i neopositivisti, infatti, i problemi filosofici non sarebbero altro che semplici equivoci derivanti da un uso impreciso del linguaggio, che possono essere risolti (o, più esattamente, dissolti, cioè dimostrati inesistenti) attraverso l’analisi logica del linguaggio.

Le cattedre di epistemologia

È per questo che ancor oggi le cattedre di epistemologia hanno come denominazione ufficiale “Logica e Filosofia della Scienza”, benché ciò non abbia alcun senso, giacché la logica non ha un legame più stretto con la filosofia della scienza che con qualsiasi altra disciplina, dato che evidentemente qualsiasi discorso rigoroso deve rispettare le regole della logica. Ciò non è però una semplice curiosità storica, ma purtroppo ha avuto e continua ad avere conseguenze molto negative sullo sviluppo di questa disciplina, giacché la maggior parte dei filosofi della scienza sono in realtà logici o filosofi del linguaggio, che non hanno la minima idea di come funzioni la scienza reale.

Questo fatto, unito all’inadeguatezza intrinseca del metodo, ha portato nel giro di pochi decenni a una generale perdita di fiducia nella scienza, sicché oggi (credetemi, non esagero) non ci sono in tutto il mondo più di una decina di filosofi della scienza oltre al sottoscritto (un altro è il mio maestro Evandro Agazzi) che siano disposti a sostenere “senza se e senza ma” che la scienza è capace di produrre conoscenze vere (il che ovviamente non vuol dire che sia infallibile, che è tutta un’altra questione).

Cosa non funzionava

Naturalmente, quello che davvero non funzionava non era affatto il metodo scientifico, ma, appunto, il metodo neopositivista, ma questo non solo non è mai stato realmente abbandonato, ma anzi ha enormemente ampliato la sua sfera di influenza, ben al di là dell’ambito della filosofia della scienza, dato che da esso è nata (sia pur con alcuni cambiamenti, ma di poco conto) la filosofia analitica, che nei paesi anglosassoni è oggi così diffusa che più che di “pensiero dominante” si dovrebbe parlare di “pensiero unico”.

E col metodo neopositivista si sono perpetuati anche i suoi presupposti di fondo, primi fra tutti il materialismo e l’insistenza sull’analisi del linguaggio.

Ora, che ha a che fare tutto questo con noi?

Moltissimo! Mai come oggi, infatti, avremmo bisogno di una buona filosofia della scienza, che aiutasse anche i non specialisti a capirne il grande valore e al tempo stesso i limiti intrinseci, nonché il significato delle sue principali scoperte, sia a livello pratico che teorico.

Sull’aspetto pratico è inutile che mi dilunghi, dato che è evidente a tutti come praticamente ogni aspetto della nostra società dipende ormai, nel bene e nel male, dalla scienza, che tuttavia la maggior parte della popolazione fatica terribilmente a valutare in modo corretto, stretta com’è tra due forme speculari di disinformazione, come stiamo vedendo ancor più chiaramente in questi giorni: la pseudoscienza, ormai dilagante soprattutto su Internet, e lo scientismo, che invece domina quasi incontrastato in televisione.

In Italia la divulgazione scientifica è messa male

L’ultimo aspetto è particolarmente grave in Italia, dove fin dalla sua nascita la divulgazione scientifica è stata praticamente “sequestrata” da un manipolo di scienziati materialisti (tra l’altro di livello tutt’altro che eccelso) che si sono autoproclamati rappresentanti della comunità scientifica in quanto tale, pur non essendolo affatto (sono amico personale di molti scienziati e posso garantire che ben pochi si riconoscono nelle loro idee).

È chiaro che questa situazione schizofrenica non può che essere ulteriormente aggravata da una filosofia della scienza come quella attuale, che è al tempo stesso scientista e relativista, sicché entrambe le parti possono trovarvi conferme alle proprie tesi.

Una visione più equilibrata e più realistica

 Al contrario, una filosofia della scienza che sapesse fornire una visione più equilibrata (e soprattutto più realistica) potrebbe svolgere una funzione sociale importantissima (per chi volesse approfondire questo aspetto, consiglio il mio saggio Il partito di Internet, in Miti, simboli e potere, Edizioni Albo Versorio 2018, pp. 333-344, di cui è disponibile anche una versione online, pressoché identica)

Ma anche l’aspetto teorico è importantissimo: basti pensare alla questione dei rapporti tra scienza e religione e, più in generale, tra scienza e discipline umanistiche.

Molti miei studenti dopo aver dato il mio esame mi ringraziano per avergli fatto capire che la presunta incompatibilità tra scienza e religione, che prima credevano insanabile, in realtà non esiste e nasce da una cattiva comprensione dei veri termini della questione, nonché da una serie di falsi storici che ormai sono entrati in quasi tutti i libri di testo, sia scolastici che perfino universitari, soprattutto a proposito della vicenda di Galileo (le fake news non le ha inventate Trump…). Questa per me è sempre stata la più grande fonte di soddisfazione, ma anche la più grande fonte di preoccupazione, se penso che per ogni studente a cui riesco a spiegare come stanno davvero le cose ce ne sono milioni che seguono corsi in cui vengono insegnate cose assolutamente infondate.

La svalutazione della cultura umanistica

Altra questione estremamente grave è la progressiva svalutazione della cultura umanistica rispetto a quella scientifica nelle scuole, nonché l’abuso degli strumenti informatici a detrimento del rapporto personale tra docente e studente, ritenuto scioccamente più “scientifico” da gente che perlopiù non ha la minima idea di come funzioni la scienza reale.

Invece moltissimi grandi scienziati non solo hanno studiato al Liceo Classico, ma lo consigliano caldamente come la miglior base che si possa avere per una futura attività scientifica, per via della sua capacità di “aprire la mente”.

Solo per fare due esempi recenti, si vedano le opinioni al proposito di Fabiola Gianotti, scopritrice nel 2012 del bosone di Higgs e attuale Direttore Generale del CERN, e di Alessio Figalli, vincitore nel 2018 della Medaglia Fields (il “Nobel della matematica”). Anche qui, una filosofia della scienza ben fatta potrebbe essere di grande aiuto.

Andare fuori tema?

Purtroppo è molto difficile differenziarsi dallo stile di pensiero dominante nel settore, perché non solo i suoi fautori sono la stragrande maggioranza, ma considerano rilevanti solo le questioni che interessano a loro. Perfino il lavorare insieme agli scienziati, come ho sempre fatto, non solo non è valorizzato, ma spesso viene addirittura considerato come un andare “fuori tema”. Per non parlare del materialismo, che è diffuso al punto che molti non si preoccupano neanche più di dimostrarlo, ma lo danno semplicemente per scontato, arrivando addirittura a stupirsi sinceramente quando incontrano qualcuno che, come me, non lo condivide.

È chiaro che, date queste premesse, chiunque osi allontanarsi dalla “ortodossia” imperante rischia di pagare un prezzo molto alto, sia in termini di emarginazione che anche di carriera, come in effetti è capitato a me. Ma non me ne sono mai pentito, non solo perché nulla vale quanto potersi guardare allo specchio senza doversi vergognare, ma anche perché studiare i veri, grandi problemi scientifici è infinitamente più appassionante che occuparsi dei falsi problemi generati da un metodo sbagliato applicato a una caricatura della scienza reale di cui in genere si occupano i miei colleghi.

Gente comune e esperti

Inoltre, la gente comune risponde in genere in maniera ben diversa dai presunti “esperti”, tanto che la prima edizione del mio libro più importante, La scienza e l’idea di ragione. Scienza, filosofia e religione da Galileo ai buchi neri e oltre, (Mimesis 2011) è ormai esaurita e pochi mesi fa abbiamo pubblicato la seconda edizione, completamente rivista, aggiornata e ampliata di ben 80 pagine.

Chi condivide con me la passione per i grandi misteri della vita e dell’universo ed è curioso di sapere cosa ho scoperto al riguardo lo cerchi in libreria: forse non sarà d’accordo su tutto, ma posso garantire che di sicuro non si annoierà.