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La buona educazione dei grandi e le scelte dei piccoli

L’educazione non s’impone. Immagine di M.Hassan

L’educazione è importante, ma non dovrebbe essere imposta dai grandi. C’è uno “spazio emotivo”, che dovrebbe essere lasciato, come scelta spontanea, ai nostri giovanissimi ragazzini. L’ attualità sul tema della sicurezza, costringe al confronto le “vecchie” abitudini e la buona educazione. Il passato, come nell’articolo di luglio, spesso si ripresenta e si raffronta col presente.

Educazione e pandemia: spunti di riflessione

Come è successo per altri aspetti della sfera educativa legati alle conseguenze della pandemia, anche per quanto riguarda le ripercussioni del comportamento degli adulti sulla sfera emotiva dei minori emergono spunti e riflessioni interessanti.

In questo lungo periodo di osservanza delle norme di sicurezza relative alla distanza sociale, può essere utile, infatti, soffermarsi a ripensare ad abitudini ed usanze che da sempre sottopongono i bambini al contatto con i grandi, in nome di una tradizione popolare del senso di rispetto. Quante volte sentiamo chiedere loro, anche con toni “dolcemente” perentori, di dare un bacio ad un parente dal quale hanno ricevuto un dono!

Certo, non si tratta di un “sopruso”, ma forse non sono molti a chiedersi se sia davvero giusto obbligare i bimbi a tenerezze che non scaturiscano spontaneamente ma siano, anche se affettuosamente, imposte, spesso da mamme preoccupate di dimostrare di aver impartito ai propri figli “la buona educazione”.

A tal proposito, ho letto recentemente alcuni pareri di acclarati Psicologi dell’età evolutiva, i quali affermano che le effusioni rappresentano senz’altro un fattore fondamentale di crescita, ma non necessariamente devono coincidere con un atto attinente alla sfera fisica.

Quando insegnavo alla scuola primaria

Nella mia “vita precedente”, in cui ho insegnato alla scuola primaria, ricordo di aver sempre privilegiato la complicità a distanza con gli alunni, fatta di cenni di condivisione, sorrisi rassicuranti, parole di conforto, nella convinzione che, come gli adulti, anche i minori hanno diritto a non essere approcciati fisicamente, se non all’interno dei rapporti genitoriali.

A volte, invece, non solo il bacio viene sollecitato fermamente, ma diventa, sebbene bonariamente, “merce di scambio”, poiché, se non viene concesso, dall’altra parte si “rimane male”, configurando involontariamente i tratti di una sorta di ricatto affettivo.

Non ci si chiede, forse, se sia davvero il momento opportuno e, soprattutto, se il bambino sia d’accordo, dimenticando che non è scontato che faccia piacere un improvviso, estemporaneo, immotivato contatto fisico, anche se breve ed innocente come un bacio.

I bambini hanno l’esigenza di capire

I bambini hanno sempre l’esigenza di capire, di essere guidati alla comprensione, in modo da decidere come e quando esprimere i propri sentimenti.

Può sembrare una banalità, ma il rispetto del proprio corpo e la capacità di scegliere in autonomia i destinatari delle nostre effusioni, al di là delle convenzioni sociali, non è un traguardo che si raggiunge da adulti, ma un obiettivo che si impara a costruire sin dalla più tenera età.

Allo stesso modo, soltanto attraverso l’acquisizione del diritto a non accettare tenerezze non desiderate porta al rispetto di tale diritto nell’esercizio degli altri.

Se è vero che bisogna sempre educare al rispetto, è necessario cominciare dall’educazione al rispetto di sé stessi.

In attesa della normalità, provare un sistema d’istruzione migliore

È stato dichiarato dall’osservatorio ministeriale che l’attuale emergenza sanitaria può diventare una straordinaria occasione per disegnare un sistema d’istruzione migliore.

Sicuramente è chiaro a tutti che l’educazione non riguarda soltanto l’apprendimento e la valutazione ma comprende aspetti fondamentali della relazione e della crescita personale.

In attesa di una “normalità” che si sta profilando ma non è esattamente dietro l’angolo, possiamo cominciare a tesaurizzare la consapevolezza che il contatto fisico non sia l’unico veicolo di comunicazione, specialmente nell’educazione dei più piccoli, e che non debba essere mai, nemmeno per nobili ragioni, causa di prevaricazione.