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Italia Vs Francia e il Rifugio Torino. Cui prodest?

Italia – Francia e il rifugio Torino. È noto che, al di là della tanto sbandierata amicizia italo-francese cementata dall’appartenenza all’Unione Europea, a livello politico-economico si nascondano rivalità e gelosie che talvolta vengono palesemente alla luce. Facciamo nostro il motto della G.A.F. e “valutiamo” il caso Rifugio Torino.

Alla giustizia il compito di derimere la contoversia

Italia e Francia simili, ma non uguali

I due Paesi risultano simili in molti aspetti: innanzitutto sono confinanti, operano nei medesimi teatri geopolitici, le loro industrie sono spesso in concorrenza (vedi ad esempio la cantieristica), hanno entrambi importanti tradizioni enogastronomiche e turistiche…insomma c’è di che “dibattere”.

Tuttavia sono differenti nel carattere.

Noi più riservati loro più spavaldi

Più “riservato” quello italiano, più “spavaldo” quello d’oltralpe.

Sarà forse che la Francia risente del proprio passato, non così lontano come la valenza che può avere quello romano per l’Italia, ma pare proprio che gli influssi carolingi e napoleonici facciano sentire i loro effetti anche ai giorni nostri.

Infatti la patria della Rivoluzione, coerente con i principi di libertà, uguaglianza, fraternità, preferisce l’azione alla diplomazia, soprattutto quando tale gesto non porta conseguenze tangibili.

Crediamo e vogliamo credere che il comportamento “signorile” dell’Italia di fronte a questi fatti sia derivato dalla volontà di non voler “alzare i toni” onde evitare l’innescarsi di incresciose situazioni politico-diplomatiche piuttosto che da oscuri interessi legati a chissà quali personaggi o organizzazioni.

Di cosa stiamo parlando?

Il trattato di Torino

Di uno dei molti casi di “appropriazione indebita” della Francia ai danni dell’Italia: l’annessione del rifugio Torino in barba ad ogni convenzione internazionale.

Andiamo con ordine e torniamo al 24 marzo 1860 dove Cavour e Napoleone III firmano il Trattato di Torino come ulteriore “aggiustamento territoriale” dopo la Seconda Guerra di Indipendenza, assegnando all’Italia i territori oggi sottratti.

Tale principio è ribadito nel Trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947 che fissa i confini nazionali sullo spartiacque naturale delle creste montane.

A questo punto la situazione sembra chiara. Invece no.

Ad un tratto i transalpini si “accorgono” che l’invasione tedesca li ha privati della carta allegata al trattato del 1860 e si … “perdono”.

Poco importa che la copia del documento sia conservata presso l’Archivio di Stato di Torino. Importa ancor meno che la N.A.T.O. dia ragione agli italiani.

Il trattato di Cherasco

Nel dubbio, rispolverano il Trattato di Cherasco il 28 aprile del 1796 (armistizio tra Repubblica Francese e Regno di Sardegna) che prevedeva il confine sulla “cresta militare”, differente rispetto a quella “naturale”, e il gioco è fatto: adesso è tutto Francia.

Per altro, nel 1865, il cartografo francese Mieulet, disegna i confini della zona considerando il trattato Cherasco e non quello di Torino.

Sicuramente una “distrazione”. Tornando ai giorni nostri, in base a questo nuovo assetto, sono i francesi a poter legiferare su quei territori.

Cui prodest?

Naturalmente la situazione ha risvolti più complessi da ciò che si evince rispetto a queste poche righe, quindi è ipotizzabile che i benefici siano variegati e molto, molto “sottili”, difficili, quindi, da analizzare.

Noi, come semplici, superficiali, osservatori possiamo solo ipotizzare a grandi linee. Da un punto di vista strategico, ai giorni nostri, non crediamo possa essere così rilevante.

Forse, possedere la cima del Bianco, conferisce prestigio nazionale, ma non sembra abbastanza per scatenare un potenziale vespaio.

Il vero “fuoco” della questione potrebbe invece essere l’aspetto economico poiché, con l’annessione, i proventi turistici derivati dai nuovi impianti installati in vetta, che prima andavano all’Italia, ora vanno ai comuni francesi. Sono un bel po’ di soldi.

E l’Italia?

Come evidenziato la prende con estrema “signorilità”: scrive lettere di protesta con richieste di chiarimenti ma sul piano pratico c’è pochissima azione.

Di tanto in tanto il problema viene tirato fuori da qualche politico di parte senza trovare però appoggio nell’intero arco costituzionale. Forse questo è un punto debole: dovrebbe riguardare tutte le forze politiche e non solo una parte.

Crediamo che, una bella lettura della Costituzione italiana, possa aiutare a trovare la giusta strada considerato, si sottolinea ulteriormente, che esistono trattati sottoscritti anche dalla Francia.

Le faremo sapere

Dal canto loro, i francesi rispondono con una lettera nella quale si auspica la soluzione al problema (nuovamente: ma non era già stata trovata?) magari con una apposita commissione.

Sarebbe come dire “Terremo in considerazione il Suo curriculum” oppure “Ripassi tra due mesi” o ancora “Le faremo sapere”.

Il fattore positivo è che, non essendo più nel 1865, il problema può risolversi anche senza l’impiego delle baionette. Ed è già qualcosa. Speriamo di vedere una soluzione positiva.