Globe Today's

Notizie quotidiane internazionali

Il Timorasso. Vitigno tradizionale e vino di confine

Il Timorasso - grappolo uva
Un grappolo di Timorasso in vendemmia.

Il Timorasso

Tra finezze nordiche ed esuberanze mediterranee: alla (ri)scoperta del Timorasso, vitigno e vino di confine. Inizia un viaggio sul territorio alla ricerca di vini rari e territori da scoprire. Una rubrica sui nostri “topics” che chiameremo “Il bicchiere segreto”.

Una terra di confine

Se mai esiste una terra di confine, sono i colli tortonesi. Quale altro territorio italiano si trova nell’esatto punto d’incontro di quattro regioni (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria)? Un piccolo mondo in cui pianura padana e Appennino, collina e mare sfumano gli uni negli altri senza soluzione di continuità, creando un ambiente climatico, geologico e linguistico senza eguali.

Da una terra così particolare, da sempre crocevia strategico delle comunicazioni fra Mediterraneo e grande Nord (d’Italia, d’Europa), non potevano che nascere un’uva e un vino diversi, unici: il Timorasso.

Ascesa e caduta di un vitigno diverso

Diverso, anzitutto, perché giunto alla ribalta soltanto negli ultimi trent’anni, pur avendo alle spalle una storia antica. Con ogni probabilità, infatti, del Timorasso parla già nel 1305 il più straordinario wine writer medievale, il bolognese Pier de’ Crescenzi. Descrive un vitigno a bacca bianca che produce un vino limpido e potente, longevo («durabile»: ecco la parola chiave), nobile al gusto e all’olfatto, che a Tortona è tenuto in massima considerazione.

Del resto, che il Timorasso sia una grande uva lo sanno bene i contadini tortonesi, che lo coltivano con ostinazione per secoli. Almeno fin quando la fillossera, giunta dall’America a fine ’800, non flagella anche il vigneto di queste terre. E quando, ormai in pieno ’900, si tratta di ricostruire le vigne e l’economia rurale a esse legata, gli si preferiscono varietà più facili da coltivare, soprattutto ben più produttive. Un dato: nel 1965 sui colli tortonesi si producono ancora 14.000 hl di Timorasso; all’inizio degli anni Ottanta ne restano in produzione 2 ettari. Negli anni della Milano da bere, il Timorasso è un vitigno virtualmente estinto.

La rinascita del Timorasso

Il Timorasso - Walter Massa
Walter Massa, il creatore del Timorasso moderno.

Nella seconda metà degli anni Ottanta, però, la straordinaria intuizione di un vignaiolo geniale, Walter Massa, e di un pugno di altri produttori ridà vita e dignità al più tradizionale dei vitigni locali. Con grande fatica e ostinazione, questi pionieri cominciano a produrre il Timorasso come merita, (ri)creando un vino in grado di sfidare ad armi pari i più celebrati bianchi del mondo.

Ed eccoci all’oggi. Sui colli di Tortona sono coltivati circa 170 ettari di Timorasso: una goccia nell’oceano del vino mondiale. Eppure, il vino che se ne ricava è la più importante novità enologica italiana degli ultimi decenni e, pur con una produzione così piccola, le migliori enoteche fanno a gara per averlo in carta.

Come, dove, quando

Il Timorasso - Montemarzino
Montemarzino (AL) – sullo sfondo l’Appennino ligure

Il nostro consiglio è andarselo a cercare sulle colline che da Tortona puntano verso l’Appennino Ligure. Sono bellissime e poco conosciute, ricche di storia e paesaggi incontaminati. Troverete un vino di straordinario fascino olfattivo, capace di combinare la mineralità di un nobile bianco alsaziano all’esuberanza olfattiva dei fiori di tiglio e della macchia mediterranea, a profumi d’agrumi amari cresciuti in riva a un mare caldo. Un sorso vigoroso, una formidabile scia gustativa minerale e sapida. Un vino che, dopo un decennio, sprigiona nobili complessità olfattive d’idrocarburi e cedro candito.

Resistete alla tentazione di berlo tutto e subito e tenetelo in cantina, aprendone qualche bottiglia anno dopo anno: l’emozione gustativa sarà via via più intensa e profonda. Indimenticabile. Lo accosterete a piatti strutturati e complessi nei sapori, a pietanze di pesce, crostacei, carni bianche. Magari anche al tartufo bianco, se il vino ha qualche anno. Imperdibile l’abbinamento con il Montebore, fantastico formaggio a latte misto (ovino e vaccino) salvato anch’esso dall’estinzione pochi anni fa. Prodotto qui, sui colli della Comunità Montana Terre del Giarolo: un accostamento che è un inno alla civiltà contadina di quest’angolo segreto di Piemonte.

Prosit.

“II bicchiere segreto” – vini rari e territori da scoprire – 1

Per informazioni e approfondimenti: Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi, www.collitortonesi.com; Associazione Strada del Vino e dei Sapori dei Colli Tortonesi, www.terrederthona.it. L’abbinamento: Colli Tortonesi Timorasso e risotto al Montebore.

Roberto Marro

Roberto Marro, torinese, funzionario editoriale, è sommelier dal 2002. Dal 2005 è degustatore e redattore della guida nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier (Bibenda fino al 2014, Vitae dal 2015). È stato docente presso il Master in Comunicazione dell’AIS e da molti anni è docente presso i seminari AIS sui vini italiani e francesi. È coautore di I 100 più grandi vini d’Italia (2009) e dei sette volumi dell’Atlante dei vini di Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria (Edizioni del Capricorno 2010-2011, con M. Carosso e F. Gallo).

Pubblicato il: 12 Maggio 2021
Verificato da MonsterInsights