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Il “Salotto letterario di Daniela” ospita Marzia Taruffi

Intervista a Marzia Taruffi, scrittrice e giornalista

Marzia Taruffi : Marzia Taruffi in un momento familiare di dolcezza
Marzia Taruffi in un momento familiare di dolcezza

Incontriamo Marzia Taruffi, laureata in giurisprudenza, giornalista professionista e scrittrice. Sposata con due figlie, è la Segretaria Generale del Premio Letterario Internazionale Casinò di Sanremo Antonio Semeria. È stata corrispondente de “Il Lavoro La Repubblica”, de “L’Avvenire”, e direttrice responsabile del Tg Riviera dei Fiori-Tele Nord. Ha scritto e curato saggi come “Uno, Cento Mille Casinò di Sanremo” e “Agosti – De Santis dall’azzardo alla Cultura del gioco”, entrambi per De Ferrari Editore. Ha scritto la silloge “In Nome” e i romanzi “D’Indaco era il mare” (De Ferrari Editore, 2020), “Il Podestà ed Esterina” (De Ferrari Editore, 2021) e “L’orologio di villa Sultana” (Golem Edizioni, 2023).

Ciao Marzia, grazie per aver accettato di partecipare al mio salotto letterario. Leggo nella tua biografia che eserciti la professione di giornalista, che curi il Premio Antonio Semeria, che hai una famiglia e due figlie e che scrivi romanzi. Come fai a conciliare così tanti impegni?

Conciliare i diversi aspetti della vita è parte integrante del quotidiano di tutti. La passione verso il lavoro aiuta, come l’amore per la propria famiglia e anche considerare il momento della scrittura come espressione del proprio spirito e quindi un modo piacevole di trascorre un po’ di tempo con sé stessi. L’equilibrio tra tutto completa il quadro, che ha bisogno anche di un po’ di leggerezza e di allegria.

Quando scrivi, cosa ti interessa raccontare? E soprattutto: quanto la tua esperienza giornalistica ti è tornata utile quando hai deciso che volevi cimentarti con il tuo primo romanzo?

I giornalisti hanno la possibilità di osservare ed analizzare la propria realtà da un punto di vista privilegiato potendo trasferire i fatti quasi mentre accadono o sono appena accaduti. Incontrano persone che incidono con il loro impegno nell’esistenza della comunità e nel suo continuo progresso: anche questo un aspetto importante. È forse facile passare dai servizi a voler raccontare in maniera più esaustiva la propria esperienza o al contrario superare la contingenza per creare storie, dove il verosimile può essere più concreto del vero. Personalmente davanti al foglio bianco comincio a immaginare e poi qualcosa succede.

Faccio spesso questa domanda, perché molte delle scrittrici che intervisto s’identificavano da piccole con Jo March (io per prima). Scrivere è sempre stato il tuo sogno? Da bambina eri una lettrice accanita? Come hai cominciato a scrivere?

Ho cominciato a scrivere poesie o cose che potevano apparire tali. La prima a sei anni. Da quel momento ho sempre letto libri di tutti i tipi, compatibilmente con l’età. Ho frequentato una scuola elementare parificata dove la mia cara suora ci dava un’ora per leggere mettendoci a disposizione dei volumi bellissimi che riponeva in un armadio la cui chiave spariva nella sua lunga veste. Devo ringraziarla sempre. È stata meravigliosa anche nell’insegnarci il gusto della lettura.

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Con il romanzo storico “Il Podestà ed Esterina” hai vinto il Premio “Acqui edito e Inedito” per la narrativa. Il libro viene definito un romanzo familiare, storico. Direi però che in questo tuo racconto il mistero è una componente importante…

Il podestà ed Esterina è un romanzo storico d’amore dove i sentimenti sono il vero mistero, che si dipana in cento anni tra passato e presente. È anche un omaggio all’ingegnere Pietro Agosti che ha firmato tanti degli edifici più eleganti e rappresentativi di Sanremo; personaggio controverso ma al tempo stesso affascinante e fedele ai propri ideali.

Il tuo ultimo lavoro è un giallo a tutti gli effetti. Ma anche in questo caso i salti temporali sono di centrale importanza nella storia.

L’orologio di Villa Sultana edito da Golem si apre con il suo bravo morto, continua con una bara e un corpo mummificato ma anche con le storie che danzano nel tempo tra il 1940 il 1910 e gli anni 80. Un mistero avvolge la bella villa Sultana: solo seguendo lo svolgersi dei fatti nei diversi decenni, si può arrivare a dipanare la matassa e a capire dove è finito Carlo, sparito nel nulla, e perché proprio la famiglia Brezzo ha acquisito villa Sultana, primo Casinò di Ospedaletti. È un romanzo storico e un giallo che sfuma nella vita del vicequestore Alfredo Cavallucci, sulle tracce del flusso di droga che attraversa la provincia. Sarà lui a ritrovare quel maledetto orologio che batte il tempo a chiunque lo possegga.

Che progetti hai per il futuro?

Si scrive, si scrive sempre, qualcosa accadrà.

Ci lasci una citazione da uno dei tuoi libri preferiti?

Cos’è questo che sento di dolore e stanchezza,

Rabbia, malcontento e speranze deluse?

Figli e figlie degeneri,

La Vita è troppo forte per voi –

Ci vuole vita per amare la Vita.

(Spoon River E, L Masters, poesia Lucinda Matlock)

Grazie di cuore, Marzia.

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