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Il punto. Sparirà dalla grammatica del futuro?

Full Stop – by Martin Pettitt (CC BY 2.0) London Trip By The Thames 2003

Il punto. È proprio il caso di fare il punto, nel senso più attinente al sostantivo o se preferite al segno grafico.  Sembra impossibile, ma questo simbolo rischia di essere inghiottito dall’evoluzione della lingua.

Times 17.3.84

times 17.3.84 discorso granfrat africa malriportato controllare

times 19.12.83 refusi previsioni pianotienn

times 12.12.84 malriportato razion cioccolato rettificare

times 3.12.83 relaz ordinegiorno granfrat arcipiusbuono riferat non-persone riscrivere per intero e sottoporre ad autsup

Il romanzo “1984”

Queste sono alcune frasi tratte dal romanzo “1984” scritte in neolingua, la lingua cioè che Orwell ipotizzava fosse coniata nel futuro, il 1984 appunto, la quale avrebbe sostituito ogni forma grammaticale precedente sulla base di una semplificazione atta a depotenziare il linguaggio e quindi consentire solo “comunicazioni di servizio” o letterature “povere” di forme e contenuti anche se, gli intellettuali del Partito di granfrat, celebrano il loro lavoro come la quinta essenza  dell’evoluzione linguistica.

Per chi non avesse letto il romanzo “granfrat” è il Grande Fratello, dittatore della nazione dove vive il protagonista il cui compito è quello di riscrivere la storia passata per adattarla alla situazione presente in maniera che granfat sembri infallibile ed il suo partito, con il sistema sociale instaurato, risultino sempre nel giusto.

Il punto il segno più forte di punteggiatura

Se i lettori hanno ancora un attimo di pazienza, sarebbe utile ricordare due definizioni “veloci”. La prima, dalla Treccani, circa un segno grammaticale noto a tutti.

Il punto è il più forte tra i segni di punteggiatura. Indica una netta interruzione del discorso e si colloca a conclusione di una frase o un periodo. Dopo il punto si usa sempre l’iniziale maiuscola”.

La seconda, dalla rete, riguarda il cosiddetto “snowflake”, “fiocco di neve” (tradotto in italiano) ma non si tratta di ciò che nei mesi invernali imbianca i monti bensì di: “Una persona molto sensibile. Qualcuno che è facilmente ferito o offeso dalle dichiarazioni o dalle azioni degli altri”.

 Dove tutto è cominciato

Veniamo finalmente al punto.

È difficile stabilire dove “tutto è cominciato”. Per semplicità, ma è vero solo parzialmente, potremmo sostenere che tutto è iniziato dalla politica con l’usanza “politically correct” di trasmettere le cose in maniera talmente “ovattata” da far perdere mordente a qualunque discorso, fosse anche una dichiarazione di guerra. Ma, si sa, in politica tutto è ammissibile purché neutralizzi o indebolisca il rivale. Più “peculiare” lo è in altri settori.

Ad esempio, recentemente la BBC ha deciso di produrre documentari sulla natura privati però delle scene “cruente” relative all’eterna lotta predatore-preda.

Il linguaggio si esprimerà in modo più soft

Si potrà assistere alla caccia ma non all’uccisione della preda, il tutto in un’ottica soft che celerà uno degli aspetti fondamentali della catena alimentare.

Il mondo apparirà quindi un luogo idilliaco dove la violenza è del tutto assente, dove simpatici esseri con squame, peli o piume, gareggiano con altrettanti esseri fondamentalmente come loro ma meno dotati di denti, artigli ed aggressività.

Bello? Certo, peccato non corrisponda al vero, almeno secondo una legge di natura che è preesistente alla comparsa della specie Homo.

I responsabili dicono che questa scelta deriva, oltre al fatto che il pubblico tifa per la preda, anche dall’ evitare traumi a chi è eccessivamente emotivo o impressionabile nonché di “creare” una mente “distesa”, tranquilla, pronta a recepire.

Un “pezzo” fondamentale del puzzle

Sarebbe da chiedere “recepire cosa” dal momento che mancherà un “pezzo” fondamentale del puzzle e, in aggiunta, ci sarà la visione distorta di un mondo pacifico e “petaloso” (giusto per restare in termini di “novità”).

Provate, in una stanza, a lasciare soli (e liberi) un gatto domestico e un canarino, poi ci raccontate com’è andata. Ad ogni modo, parlare di “neolingua” è sicuramente complottistico. Tuttavia, la lingua sembra battere proprio dove il dente duole ed ecco una nuova proposta questa volta indirizzata al linguaggio scritto.

Senza il punto il discorso sarebbe più dolce

Sempre nell’ottica di evitare traumi ai giovani, un gruppo di esperti linguisti del Nord Europa coadiuvati da studiosi statunitensi, ritiene che eliminare il “punto” dalle messaggistiche tipo WhatsApp sarebbe ottimale poiché renderebbe il discorso più “dolce”. Questo famigerato segno grammaticale, potrebbe infatti turbare i ragazzi (di oggi) in quanto lo assumerebbero come “aggressivo”.

La generazione “Z” (13-16, ma anche sino ai venti, quindi giovani adulti) sembrerebbero, sempre a detta loro, particolarmente sensibili a questo aspetto.

Messaggi? Niente punto, basta cliccare “invio”

Secondo la linguista Lauren Fonteyn, dell’università di Leiden, se si invia un messaggio è evidente che il pensiero è espresso nella sua interezza, quindi il punto non ha senso, basta “invio”.

Secondo la professoressa Celia Klin, psicologa presso la stessa università, chi “vive” tra le emoticon o commette deliberati errori di ortografia per far assomigliare il linguaggio scritto a quello parlato, il punto ha un valore assoluto, negativo, definitivo. I ragazzi non lo gradiscono.

Owen McArdle, linguista a Cambridge, non sembra invece essere sicuro che si possa applicare questa regola anche alle mail poiché dipenderebbe dal grado di formalismo che queste dovrebbero assumere di fronte al ricevente.

Il rischio di apparire “insinceri”

Uno studio dell’università statunitense Binghamton University di New York rileverebbe come le persone che terminano il periodo con il punto siano percepite “insincere” dai destinatari. I dati sperimentali derivano da un campione di 126 studenti universitari “snowflake”. Ora si potrà pensare come il punto esclamativo possa essere addirittura “vaporizzato” senza nemmeno discuterne.

Il punto esclamativo è ok!

E invece è vero il contrario: è accettato come segno positivo, più personale, intimo.
Stranezze dei linguaggi e delle mode. Promettiamo di approfondire questi aspetti in uno dei prossimi articoli, nel frattempo fateci sapere consa ne pensate.
E scusate per il punto, siamo ancora legati alle regole di una scuola vecchia e decrepita.