Il Presepe a scuola è da sempre una tradizione per tutti
Il Presepe della scuola “O. Foglietta” è una scelta di accoglienza

Anche quest’anno, uscendo di corsa dall’ufficio della presidenza, nella Scuola Foglietta, da dove ogni giorno “sfreccio” per raggiungere la Segreteria o le diverse sedi dei Plessi che compongono l’Istituto, mi è apparso il Presepe. È sempre così: non riesco ad accorgermi delle fasi di “lavorazione” e un bel giorno di dicembre mi sorprende nell’atrio: tradizionale, ricco di statuine di pastori e pecorelle, con l’Assenza, “da calendario”, della figurina del Bambino speciale, che sarà posta l’ultimo giorno scolastico prima delle vacanze natalizie. A differenza della “celebrazione dell’inverno” che in alcune scuole si è scelto di sostituire al Presepe in nome della tolleranza interculturale, non c’è nemmeno un fiocco bianco: è la raffigurazione classica che appartiene ai ricordi di una storia comune.
Lo stesso atrio che ospita la ricostruzione della Notte di Betlemme, non solo è attraversato da centinaia di alunni della scuola primaria, la maggior parte dei quali non ha origini italiane e molti sono appena arrivati nel nostro Paese, ma anche da famiglie di diverse etnie e soprattutto da mamme che, spesso indossando abiti tipici del paese di provenienza, si recano presso la Scuola Foglietta per iscrivere i figli o per partecipare al corso di lingua italiana che è stato organizzato per loro con il prezioso supporto del Punto Luce del Territorio e la collaborazione illuminata del CPIA Ponente. È un’accoglienza che ha superato il perimetro delle buone intenzioni, per diventare costruzione, concreta e attiva, di un clima improntato ad un’idea di Comunità che s’impegna a superare barriere – linguistiche, culturali, economiche – in nome della convivenza civile.
Il Presepe come simbolo di cura e attenzione

Attorno a quest’idea, la Scuola trasmette a tutta la popolazione scolastica che la abita un impegno di “cura” e di attenzione alle fragilità, che possono riguardare tutti, in modo stabile o temporaneo. E allora anche il nostro Presepe, che nella debolezza di una Famiglia in difficoltà “culla” il miracolo della vita che si rinnova, si compone serenamente con l’accoglienza, anche simbolica, rappresentata dall’atrio della Scuola, attraversato quotidianamente da genitori e bambini immigrati. È una verità non scritta nella documentazione scolastica, né formalizzata con le famiglie degli alunni, ma, ne sono sicura, “respirata” da tutti noi che abitiamo la Scuola.
Osservando il Presepe, non si può non avvertire una meravigliosa continuità tra la “cura” rivolta da tutti i visitatori che si recano presso la capanna, anche palesemente provenienti da realtà geografiche e culturali diverse, come i Re Magi, e la dedizione che gli Insegnanti ogni giorno rivolgono agli alunni, coltivando l’attesa del loro futuro.
L’antica tradizione del Presepe vicina alla vita semplice
Del resto, l’inventore stesso del Presepe, Francesco, aveva coltivato l’idea di una rappresentazione della Divinità umilmente vicina alla vita semplice degli uomini, soprattutto degli ultimi, di chi ha maggiore bisogno di aiuto, di chi è in cerca di speranza. Il Presepe, inoltre, è da sempre un’immagine che celebra l’incontro, il dialogo, la pace: valori dei quali, soprattutto in questo tempo martoriato dalle guerre, anche i più piccoli sentono la mancanza; è un’immagine “affollata”, come le nostre Scuole, dove l’accoglienza dell’altro è il principio fondamentale su cui i docenti educano alla cittadinanza responsabile, alla capacità di convivenza civile nella reciprocità delle relazioni, basate sul rispetto e la solidarietà.
La sensibilità interculturale non ha nulla a che fare con la rinuncia alle radici storiche e alle migliori tradizioni del Paese che accoglie chi arriva da lontano. Sarebbe semplicistico ritenere che il rispetto delle diversità culturali potesse essere garantito dalla “sottrazione” dei migliori simboli di pace che la nostra Storia ha preservato nel tempo. Casomai è vero il contrario. È nel dialogo interculturale che può e deve essere “portato in dono” il messaggio di pace del Presepe, che immortala da più di ottocento anni l’accoglienza verso tutti.
È con questo pensiero che desidero augurare a quanti abbiano avuto la pazienza di leggere fin qui, un Natale davvero sereno.

Dirigente Scolastico


