Il mito di Pablo Escobar vive con gli ippopotami a Puerto Triunfo
Il fiume Magdalena, una delle principali arterie della Colombia, è popolato da oltre 200 ippopotami pericolosi e aggressivi
Lungo il fiume Magdalena, una delle principali arterie della Colombia, i pescatori si muovono con cautela e precisione. Dalle acque torbide color tè, gli ippopotami possono emergere all’improvviso, avvicinandosi alle imbarcazioni in un batter d’occhio.
Stiamo parlando di esemplari semiacquatici che in velocità possono caricarti alla velocità raggiungere di 8 chilometri orari in acqua e 30 chilometri orari sulla terraferma. In sostanza, si parla di animali dove il maschio può raggiungere 4.500 kg e le femmine 1.600 kg di peso. L’ippopotamo è il mammifero più aggressivo al mondo.

Una specie invasiva in Colombia
Gli ippopotami, una specie invasiva in Colombia, fanno parte di una popolazione di 200 esemplari che continua a riprodursi senza controllo. Sono i discendenti di animali introdotti illegalmente nel paese negli anni ’80 dal narcotrafficante Pablo Escobar, ucciso in un conflitto a fuoco durante la sua latitanza, per il suo zoo privato ad Hacienda Nápoles, una vasta tenuta nella valle che comprendeva una pista di atterraggio privata e fortezza isolata.
Il Ministero dell’Ambiente colombiano ha dichiarato che, senza interventi, la popolazione di ippopotami del paese potrebbe superare i 500 esemplari entro il 2030. Per evitare ciò, le autorità hanno recentemente approvato un piano per sopprimere circa 80 esemplari a partire dalla seconda metà dell’anno.

Tre le soluzioni: confinamento, trasferimento o morte
Secondo le stime del Ministero dell’Ambiente, gli ippopotami, tra i più grandi mammiferi terrestri del pianeta, si sono diffusi su un’area di circa 43.000 chilometri quadrati. In assenza di predatori naturali e con un clima stabile e privo di siccità – un netto contrasto con il loro ambiente naturale, l’Africa, gli animali hanno trovato rifugio sull'”Isola del Silenzio”, un’isola fluviale ricoperta di vegetazione che è diventata il cuore della loro colonia in espansione.
Nonostante l’interesse iniziale, il Ministero dell’Ambiente fa sapere che nessun Paese si è impegnato per il trasferimento. I potenziali Paesi ospitanti sono stati scoraggiati o dagli elevati costi per l’accoglienza di questi enormi mammiferi o dai divieti legali sull’importazione di specie invasive.

Giornalista


