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Il gaslighter. Chi è, come riconoscerlo e come evitarlo

Gaslighter - un rapporto sbagliato
Un rapporto sbagliato demolisce la personalità di chi subisce – Foto U. Mai

Gaslighter

Gaslighter è un termine in apparenza innocuo, ma leggendo l’articolo vi renderete conto del contrario. Jennifer Sorabella è da oggi una nuova collaboratrice di Globe Today’s. E ‘una ragazza giovane e dolce, ma si presenta con “un pezzo” difficile e “importante”. La conosceremo meglio, perché la intervisteremo a breve. La materia che ha scelto è per esperti e Jennifer è studentessa di scienze Psicologiche presso la facoltà di Scienze Umane, dell’Università degli studi di Bergamo. Malgrado la sua giovane età ha già ottenuto diversi attestati ufficiali in merito e non a caso è attualmente dedita all’accoglienza delle donne maltrattate e dell’ascolto telefonico, presso il Centro Antiviolenza di Crema. Siamo partiti forte con Jennifer e siamo sicuri di esserci affidati alla persona giusta per affrontare tematiche così importanti.

Il gaslighting. L’origine del termine

Il gaslighting è una forma di violenza psicologica invalidante, che si manifesta per lo più sul genere femminile. La finalità è quella di annullare la capacità di giudizio della vittima.

Il termine deriva da un’opera teatrale del 1938 intitolata “gaslight”- luce a gas. La trama narra di un marito, che cerca di portare la moglie alla pazzia, manipolando piccoli elementi dell’ambiente, negandone l’avvenimento la porta a dubitare della sua capacità percettiva.

Come si manifesta

Questa forma di violenza non è fatta di rabbia espressa, al contrario è insidiosa. È fatta di silenzi ostili alternati a parole pungenti, sottoponendo la donna a una continua doccia scozzese. Una forma di abuso mentale perpetrata all’interno delle mura domestiche.

Si manifesta in modo infimo e subdolo con conseguenze devastanti dal punto di vista psicologico, poiché difficilmente riconoscibile.

Come si atteggia il gaslighter

L’atteggiamento del violentatore psicologico è apparentemente innocuo. Agisce in modo tale da non sembrare violento. Attraverso piccole frasi e gesti intrisi di cattiveria, riesce a indurre la vittima a dubitare di sé stessa e delle azioni che compie.
L’obiettivo è quello di privarla della sua autonomia, della sua autostima e della sua competenza decisionale, riducendola ad una condizione di dipendenza, esercitando e mantenendo su di essa il controllo e il potere.
Il gaslighter è un narcisista patologico, sa come ferire e prova godimento e soddisfazione dagli effetti causati dal suo comportamento sentendosi potente ed autoritario.
La donna, vittima di questa manipolazione, appare inizialmente confusa fino a cadere nel baratro della depressione.

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Sono tre le tipologie riconoscibili

Gaslighter - tre aspetti della personalità distorta
Tre aspetti della stessa distorta personalità – Foto Gerhard G.

Esistono tre tipologie di gaslighter:

L’affascinante adulatore: attraverso il corteggiamento e il love bombing- (parole e gesti romantici estremizzati), riesce a sedurre la vittima. Una seduzione a senso unico con cui il soggetto cerca di non lasciarsi coinvolgere.

ll bravo ragazzo: colui che sembra avere a cuore il bene della ragazza, ma in realtà, antepone ad ogni altra cosa le proprie necessità e il proprio tornaconto personale. Anche se riesce a dare un’impressione opposta, il suo risulta essere un controllo premuroso, finalizzato ad imporsi come unico punto di riferimento per la ragazza.

L’intimidatore è il più diretto. Non si preoccupa di nascondersi dietro false facciate e rimprovera apertamente la vittima, facendo battute sarcastiche sul suo conto e aggredendola anche pubblicamente.

Le conseguenze psicologiche per la vittima

La vittima di questa violenza psicologica reiterata, non ha più una percezione oggettiva della realtà. Solo quella filtrata dal suo aguzzino. E’ qui che nasce il paradosso per cui spogliata dalle sue capacità intellettive e completamente alla mercé del suo carnefice, la vittima lo riconosce e lo Individua come unico punto di sostegno e fonte di protezione rinforzando sempre più le maglie della sua catena psicologica.

Come difendersi e a chi rivolgersi

Per difendersi da questi abili manipolatori, è necessario prenderne consapevolezza, rendersi conto dei comportamenti abusanti e reiterati che adottano, ed allontanarsene fisicamente ed emotivamente.

Per riappropriarsi della propria vita, e dell’autonomia, sabotata da una relazione tossica con un manipolatore affettivo, è importante chiedere aiuto, rivolgendosi ad un centro antiviolenza, o chiamando il 1522, un servizio pubblico attivo 24 h su 24 con operatrici specializzate in violenza di genere. E insieme valutare eventualmente anche un percorso psicologico.