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Il corpo disabile nello schermo. Parliamone

Disabile? Disabili? Di cosa parliamo. Di corpi e di immagine nello sport e nello schermo. Il corpo disabile è l’attualità, non è come “nella fiction d’epoca e i corpi del passato” che abbiamo pubblicato a Giugno, ricordate?

Uno alla volta

Presi uno alla volta siamo tutti a favore dello sport delle persone con disabilità. Non troverai mai nessuno che si dica contrario, tutti dicono che sono ancora più bravi dei normodotati. Le condivisioni di post e foto vengono fatte sì per convinzione e sostegno, ma anche, e non raramente, per far vedere quanto uno è bravo/a e benevolo/a.

Di positivo possiamo leggere una evoluzione nell’icona cine-tv: nei decenni scorsi regnava il pietoso, e di conseguenza i corpi rispecchiavano quella necessità narrativa, adesso c’è abbondanza di corpi e figure eroiche, c’è molto da indagare e migliorare ma sicuramente è un passaggio dal meno al più.

Disabile - Andrea De Beni
Diversamente” che? Strapotente e senza una gamba. Andrea De Beni, eccezionale atleta di basket, quad, cross fit e protagonista di fiction

Il segreto che le grandi marche non vi dicono

Togliamoci subito un aspetto scomodo ma vero e, come dico nel mini-titolo, sconosciuto al pubblico.

Quando i club o i dirigenti contattano le ditte “macho” o cool per una sponsorizzazione di disabili, il boss ti chiede di parlare in privato e ti fa un discorso chiaro: non posso associare il mio marchio machoide all’idea di disabilità. Mi dispiace, il mercato non lo invento io, ti do una donazione, mettimi nella lista dei buoni ma niente spot o foto pubblicitarie.

Cosa fa il volontario serio in quel caso? Raccoglie, ringrazia e porta a casa.

Nessun testimone, missione tutto sommato compiuta e soldini in cassa. Anche qui c’è da dire che la tendenza è al miglioramento, forse anche grazie alla rete e alle Paralimpiadi.

Non ti resta che l’urlo (il lato oscuro delle telecronache)

Ancora una cosa spiacevole, ma se non ve la raccontiamo noi che siamo “dentro” non c’è modo che si sappia. E che si rifletta.

Con le dovute eccezioni (mi viene in mente Claudio Arrigoni, dedicatissimo alla causa, Lorenzo Roata in RAI o il vostro Luca Tramontin che ha allenato disabili, studiato e provato tutti gli sport che commenta), chi commenta gli sport paralimpici viene assegnato “per turno” dalle redazioni.

E la furbizia professionale suggerisce di fingersi grandi entusiasti, tifosissimi, sfegatatissimi. Per ingraziarsi la platea e passare da buoni. Il problema è che la telecronaca e la conseguente lettura dei corpi viene piatta e noiosa, e spinge a cambiare canale.

Se ogni gesto è magnifico, se ogni atleta è fantastico, cosa guardiamo? Nello sport si vince per un incastro di bravure ed errori, di persone più brave o meno brave nella gara stessa o in assoluto.

Ma se non fai i corsi allenatori, se non vai a vedere gli allenamenti cosa ne sai? Non ti resta che l’urlo.

Il bastardo

Ai mondiali di wheelchair rugby Luca ha definito una bastardata il fallo di un celebre giocatore americano. Il lecchino del produttore ha segnalato al direttore e al produttore stesso. Hanno detto a Luca che non si dice bastardo a un disabile. Lui ha risposto che il gesto era bastardo, non la persona. Poi ha aggiunto altro, lo conoscete quindi non serve che vada oltre.

Mi chiedo e chiedo a voi: si può dire che un terzino “normo” ha fatto un fallo bastardo o una cappellata. Non si può dire che un terzino con disabilità ha fatto un fallo bastardo o una cappellata.

Secondo me così si discrimina. E (tornando al capitolo appena sopra) come fa a distinguere le fasi di gioco lo spettatore se sono tutte fantastiche?

Disabile - Gara basket
Un’azione tutt’altro che fantastica in cui una “normodotata” (io) è costretta a un palese fallo su Andrea La Terra, super giocatore disabile di wheelchair basket. Tutto reale nelle riprese di “Roots”, l’episodio 3 di SPORT CRIME

Il futuro che vogliamo 1) Difettoso ma seducente

Tiro acqua diversamente umida al mio mulino, cioè a quello di SPORT CRIME.

Per cambiare la visione dei corpi serve cinema, TV, adesso anche rete che convinca profondamente, non superficialmente. Noi nella stagione 2 avremo dei corpi teoricamente difettosi (non mi piacciono le parole zuccherose, le trovo offensive) ma tremendamente atletici e seduttivi.

Basta con le star meritevoli (durano poco) è ora di star attraenti. Giusto o no, funziona così.

Il futuro che vogliamo 2) La teoria di Luca

Luca dice che un enorme salto ci sarà quando le diverse abilità e i veri handicap avranno un campionato molto commerciale, per farla breve quando ci sarà tifo, acquisti, cessioni, cartellini in prestito che arrivano al telegiornale, scommesse… insomma un grosso giro di soldi. Anche qui, viene facile dire che i miglioramenti dovrebbero passare per sentieri più nobili, ma non stiamo parlando del mondo ideale.

Disabile - Bionic People
Anteprima di uno spot sull’inclusione realizzato grazie a Bionic People. Quattro ragazzi con disabilità giocano a basket insieme a due campioni del calibro di Stefano Carosso (primo da destra), icona del CrossFit nazionale, coach, nonché uno dei migliori atleti del Continente, e Mirza Alibegovic (secondo da sinistra), capitano della Reale Mutua Assicurazioni Basket Torino. Al centro con la canotta arancione Andrea De Beni, secondo da destra Gregory Leperdi, giocatore simbolo della nazionale di Para Ice Hockey.

Nomi, qualcuno lo dico

Non faccio nomi, ma quando Gregory Leperdi ha annunciato l’addio allo sledge hockey più di una persona nel campo del rugby, dell’hockey e della pallanuoto ha detto brutte parole. Che peccato non vedere più sul ghiaccio un giocatore così (che nel frattempo comunque scia, gioca a basket, fa tornei di tennis, …)

Un fetcher (un raccoglitore di dischi vaganti), un forechecker (pressione offensiva sui playmaker/terzini avversari), un hitter (cariche in balaustra da pitturare l’avversario, altro che meritevoli passatempi). Per i rugbisti che ci leggono: un Richie McCaw.

E se parliamo di basket, vantiamo nella prima stagione e amplieremo nella seconda la strapotenza muscolare e cestistica di Andrea De Beni. Che le colleghe svizzere hanno definito… alt. Censura, certi termini con lo sport DISABILI non si possono ripetere.