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I cinque volti della violenza domestica

Violenza - bambola
Non servono parole – By D.Cherry

La violenza in famiglia

Il fenomeno della violenza all’interno della famiglia, si manifesta e assume volti e sembianze diverse. Si definisce “violenza domestica” quell’atto violento che viene compiuto all’interno delle mura domestiche, come indica la parola latina “domus” che significa casa o focolare. Spesso è perpetrata all’interno della relazione intima di coppia, come può essere il matrimonio o la coabitazione. Comunque è quella compiuta da qualsiasi componente della famiglia verso un altro membro convivente.

I diversi volti di questo spregevole atto

Sono tanti i volti di questa brutale veemenza, spesso difficili da identificare e riconoscere. Una forma di violenza purtroppo ancora molto attuale è quella di genere, ovvero quella commessa ai danni del genere femminile, compiuta sulla donna, proprio in quanto donna.

La classificazione

Esiste una classificazione con cui si possono distinguere i diversi modi in cui si esprime questo fenomeno. Analizzeremo brevemente le principali 5 tipologie.

  1. La violenza fisica.
  2. Quella sessuale.
  3. Quella economica.
  4. La violenza psicologica.
  5. Lo stalking.

Come si manifesta

  1. La Violenza Fisica è facilmente riconoscibile in quanto manifesta e evidente. Coinvolge l’uso della forza contro le vittime provocando conseguenti lesioni. Le azioni violente comprendono calci, pugni, spintoni. Gli atti si compiono nel picchiare, soffocare, schiaffeggiare, usare e/o armi da fuoco o da taglio e con la privazione di cure mediche.
  2. Quella sessuale include un continuum di atti costrittivi a livello sessuale contro la propria volontà anche all’interno di rapporti coniugali. Le donne che subiscono, spesso devono affrontare alcuni comportamenti maschili che mirano a sabotare i metodi di controllo delle nascite, provocando gravidanze indesiderate o richieste di aborto.
  3. Quella economica è anche subdola, si esplica impedendo al partner di ricercare a inserirsi nel mondo del lavoro. Si accompagna anche alla negazione ad accedere ai conti bancari o ai soldi. L’abuso economico fa sentire la donna fallita e dipendente. Come le altre forme di abuso compromette l’autostima personale e aumenta nel contempo l’erronea convinzione di avere bisogno del partner abusante per sopravvivere.
  4. La violenza Psicologica si manifesta anch’essa in maniera subdola e graduale. Include atti come l’umiliazione, le minacce e le intimidazioni volte a destabilizzare l’equilibrio psicologico della vittima.
  5. Lo stalking (ne abbiamo già parlato. Clicca QUI) è il comportamento reiterato e assillante a carattere persecutorio. Il fine è di danneggiare la vita o diffamare la reputazione della vittima.

Il ciclo perverso della violenza

La violenza di genere spesso si caratterizza per un’escalation di comportamenti che vanno da iniziali minacce e abusi verbali fino alla violenza agita, di tipo fisico e/o sessuale. Il meccanismo che meglio definisce le fasi di una violenza chiamata ciclo o spirale della violenza è quello descritto dalla psicologa Lenore Walker, che lo ha suddiviso in 4 fasi.

Le 4 fasi

  1. Crescita della tensione. Questa fase è caratterizzata dalla volontà di sminuire, mortificare, insultare la vittima che cerca di evitare le violenze, reprimendo i propri bisogni e soffocando le proprie paure.
  2. Escalation della violenza. Le vittime reagiscono in modo diverso: fuggono o si ritraggono, contrattaccano o sopportano gli abusi. L’impressione di essere assolutamente inermi – oltre alle lesioni fisiche producono gravi conseguenze psichiche.
  3. Fase di latenza o di “luna di miele”. Passata la fase acuta del maltrattamento la persona violenta si mostra pentita. Promette di cambiare, inizia a fare regali, si mostra completamente “diverso”.  in questo modo le donne spesso tendono a rimuovere il ricordo dei maltrattamenti, a difendere l’autore della violenza e a sminuire i soprusi subiti. Il momento della luna di miele è paragonabile a una trappola che inganna e incatena la vittima. La donna, potrebbe interpretare il comportamento pentito dell’abusante, come una promessa di cambiamento imminente o come un ritorno al periodo felice dell’innamoramento, quando mai avrebbe immaginato di avere a che fare con un partner violento. Durante questa fase, la vittima spesso vede il proprio compagno come solo, bisognoso, disperato e ritiene di essere l’unica che può aiutarlo e salvarlo. Qui l’autore della violenza, con astuzia, passa alla fase 4 in cui insegue la ricerca della causa dell’esplosione di violenza.
  4. Scarico della responsabilità. Molti autori di violenza, si convincono che la loro azione e il loro comportamento siano dovuti a “cause di forza maggiore” da cui “vengono travolti”, senza alcun potere e possibilità di controllo. Per questo non cercano le cause dentro sé stessi, ma nelle circostanze esterne e/o in concausa con la vittima. Questo fenomeno è davvero assurdo. Molte persone maltrattate si assumono persino la colpa, convincendosi talvolta di essere state esse stesse colpevoli e di aver provocato e innescato la violenza del partner, finendo addirittura per perdonarlo e accettarne il falso pentimento.

Attenzione massima

Nelle relazioni violente, questo ciclo si ripete ininterrottamente crescendo d’intensità e pericolosità e quindi occorre la massima attenzione. Col procedere della relazione la donna è sempre più a rischio. La fase di luna di miele diviene più breve mentre le altre due aumentano in frequenza e gravità e, se non interrotte in tempo, possono, in casi estremi, condurre a gravi danni per la donna fino alla morte. È importante prendere consapevolezza dei comportamenti reiterati del proprio compagno, per uscire dal circolo della violenza.

È opportuno farsi aiutare dai centri antiviolenza, per combattere la violenza di genere, e/o intraprendere un percorso psicologico per riappropriarsi della propria esistenza.

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