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Gustavo Rol: “Je suis le numéro cinq”

Gustavo Adolfo Rol “le numéro cinq”. Chi era?

Numéro cinq: il libro in libreria
Dal Blog “In libreria con Barbara”

Continuiamo da queste colonne il viaggio alla scoperta di Gustavo Adolfo Rol (Torino 1903-1994), da molti definito mago, sensitivo, chiaroveggente, taumaturgo; da altri invece, illusionista, prestigiatore, mentalista, fino ad arrivare ad etichettarlo come ciarlatano.

Non vogliamo essere né a favore, né contro: semplicemente ci atteniamo ai fatti e alle testimonianze di quanti lo hanno conosciuto e non, ma testimoni attendibili con fatti dimostrati.
L’autore di questi articoli, in chiusura della serie di articoli vi farà partecipe di quanto ad egli stesso accaduto.

 “Je suis le numéro cinq”

“Je suis le numéro cinq” – “Io sono il numero cinque”. Con questa frase che Gustavo Adolfo Rol, esprimeva spesso nel corso dei suoi esperimenti, intendeva chiarire che le sue “possibilità” erano consentite a chiunque riuscisse a mettersi in contatto con la natura (esistono almeno venti specie di fiori che hanno 5 petali), o con il piano metafisico degli “spiriti intelligenti” (ne parleremo in seguito). Un altro riferimento non trascurabile: il numero 5 (numéro cinq) per Rol era di fondamentale importanza. Rol era il quinto di 9 “illuminati” presenti sulla terra. Sempre e solo 9, e a costoro era permesso, quale strumento di Dio, di poter alleviare le sofferenze altrui, di poter fare viaggi nel tempo, di avere il dono della bilocazione, e tant’altro, ma sempre e solo al servizio del prossimo e senza mai ricevere nulla in cambio, “altrimenti” diceva “perderei le mie facoltà”.

Chi fossero gli altri 8, crediamo non l’abbia mai esplicitamente rivelato.
Per tutto ciò affermava che “basta porsi nella giusta dimensione spirituale per poter essere in grado di fare le stesse cose che io faccio”. Aggiungeva inoltre: “a chi mi chiede di svelare il segreto, posso solo dire che non ho nulla da spiegare, proprio perché segreto non è”.

Ma andiamo per ordine.

Numéro cinq: il libro su Rol scritto da Paola Giovetti
La copertina del libro scritto da Paola Giovetti

33.333 giorni di vita

Gustavo Adolfo Rol nasce, come detto nel precedente articolo di giovedì scorso, il 20 giugno 1903 a Torino dove morirà il 22 settembre 1994 dopo aver trascorso su questa terra 33.333 giorni di vita.

Di famiglia benestante, il padre, Vittorio, è un avvocato, fondatore della Banca Commerciale Italiana di Torino, mentre la madre, Martha Peruglia, è figlia del Presidente del Tribunale di Saluzzo; suo cugino Franco Rol sarà pilota automobilistico e industriale chimico. Gustavo entra ben presto nel mondo del lavoro e su indicazioni del padre, viene inviato a Marsiglia per un impiego in banca; lavoro che non ama ma non vuole assolutamente deludere le aspettative del padre, tanto che chiuderà la sua carriera nelle banche di mezza Europa, all’indomani della morte del padre per dedicarsi all’attività di antiquario.

Un salto indietro nel tempo

Facciamo un salto indietro e ritorniamo a Marsiglia nel 1925/1926. Gustavo viveva in un pensionato e lavorava alla sede della Comit di questa città. I suoi pasti erano frugali e per niente sontuosi. Di fianco a lui sedeva spesso un uomo taciturno, di origini polacche, che ebbe modo di conoscere grazie ad un bicchiere di vino rovesciato. Erano gli anni del suo continuo girovagare nelle varie sedi della banca (Marsiglia, Londra, Parigi, Edimburgo, Genova, Casablanca); siamo negli anni 1925/1930.

Il polacco lo inizia ad alcune conoscenze sulla “materia” e gli indica il percorso da seguire per arrivare a quanto gli mostra. Durante una passeggiata serale: “Eravamo sulla Canebière” racconta Rol. «Che ora segna?  – chiese il polacco – e mi indicò l’orologio lumi­noso della Borsa – «Le nove e un quarto». «Io lo fer­mo» – disse il polacco. E l’orologio si arrestò”. In seguito apprese, sempre dal misterioso “polacco” altre teorie e pratiche che, se avesse voluto sviluppare appieno, avrebbe dovuto “lavorare” molto per apprenderle e metterle in pratica.

“Ateo” e “credente”

Il Maestro era un ateo incallito e cercava di spiegare a Gustavo, fervente credente, l’inesistenza di Dio. Fecero un viaggio a Lourdes, l’uno per dimostrare all’altro di essere nel torto, ma al Santuario assistettero ad un miracolo. Il polacco cadde in ginocchio ed esclamò più volte: “Io credo, io credo”. In seguito a questo episodio l’uomo, seguendo la fede e la scoperta dell’esistenza di Dio, decise di ritirarsi in un convento (ove rimase fino al giorno della sua dipartita). Rol, che era andato a trovarlo, si sentì dire che “null’altro posso insegnarti; devi fare da solo”. Il breve incontro si concluse con il misterioso polacco che chiede a Rol di non cercarlo mai più.

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“La tremenda legge”

Numéro cinq: il diario
Il diario di Rol scritto di suo pugno dopo la scoperta de “la tremenda legge”

Gli anni a seguire saranno quelli che forgeranno definitivamente la figura e il pensiero di Gustavo Rol. Nel 1927 infatti, a Parigi scopre una formula che verrà in seguito sempre indicata come “La tremenda legge” che lega il colore verde, la quinta musicale e il calore. Dalla scoperta di questa legge, cominciano a manifestarsi in maniera sempre più prepotente, i suoi poteri, fino al punto in cui scriverà sul suo diario “Ho scoperto una tremenda legge che lega il verde, la quinta musicale e il calore. Ho perduto la gioia di vivere. La potenza mi fa paura. Non scriverò più nulla”.

In seguito a ciò si ritirerà nel convento Villa Santa Croce, dove sarà la madre Martha a tirarlo fuori convincendolo a mettere le sue “possibilità” al servizio dei bisognosi. Cosa che puntualmente farà per tutto il resto della sua vita senza mai chiedere nulla in cambio. La “tremenda legge” si metteva in pratica visualizzando ed associando mentalmente, il colore verde, il numero 5 e la quinta musicale (parleremo più in dettaglio di ciò in uno dei prossimi articoli).

Nel 1927 l’incontro con Elna Reschknudsen

Sempre nel 1927 in un caffè parigino incontra la donna che gli sarebbe restato accanto per 60 anni: Elna Reschknudsen norvegese, figlia di un armatore, imparentata con ben 17 famiglie regnanti d’Europa. Fu amore a prima vista per entrambi. Le scrisse un biglietto: «Je meurs d’envie de vous embras­ser» (Muoio dalla voglia di abbracciarla) e lei gli rispose subito: «Moi aussi» (Anch’io). Si sposeranno nel dicembre del 1930.

Nel 1933 si laurea in Legge alla Regia Università di Torino. Era un uomo di una cultura e conoscenza senza limiti; parlava perfettamente il francese e l’inglese, e si destreggiava in maniera esemplare con il tedesco, lo spagnolo e le lingue scandinave. Oltre alla laurea in legge era laureato anche in: Economia e Commercio – conseguita a Londra – e in Biologia medica conseguita a Parigi. Nel frattempo cresce sempre più la sua passione e l’amore per la pittura e la musica (spesso suonava il violino per racimolare i soldi di un pasto, pur di non pesare sul bilancio familiare).

I “prodigi”

Uno degli articoli (1977) scritto da Renzo Allegri per il settimanale Gente

Molti sono stati i suoi “prodigi” atti ad alleviare sofferenze umane. Uno in particolare, viene ricordato spesso.    

Durante l’occupazione tedesca del 1943, a San Secondo di Pinerolo, salvò molte vite umane, fece liberare partigiani e civili, ostaggi dei nazisti. A due di loro salvò la vita da morte certa per fucilazione. Erano i fratelli Paschetto. Vennero trovati dai tedeschi nazifascisti, in possesso di armi e pertanto prelevati e condotti in piazza per l’esecuzione. Rol intervenne con aria decisa e chiese la liberazione dei due e di altri partigiani trattenuti in attesa della deportazione. Chiese ai 14 gerarchi teutonici di liberarli tutti in quanto non colpevoli delle colpe loro addotte. “E lei” – disse il Maggiore Werner – “come fa ad esserne certo?”.

“Così come sono certo” – disse Rol – “di conoscere esattamente il contenuto dei cassetti della sua scrivania ad Amburgo”; ed elencò a tutti e 14 i militari tedeschi cosa fosse custodito nelle loro scrivanie a centinaia di chilometri dall’Italia.

L’indomani mattina il Maggiore tedesco bruciò la documentazione che sarebbe dovuta andare agli atti dell’arresto, e fece liberare tutti i prigionieri. Si narra che, anni dopo, il Maggiore Werner, si sia ritirato in una confraternita in Italia, ma non esistono prove certe.

Nel comune di San Secondo di Pinerolo, dove la famiglia Rol possedeva una grande casa di campagna, oltre al ringraziamento scritto da parte del sindaco nel 1945, nel 2005 gli è stata intitolata una via a titolo commemorativo, dopo che una piazza era stata già intitolata alla sua famiglia.

Gustavo Rol: “Je suis le numéro cinq”

Rol riteneva di essere “le numéro cinq” di 9 “illuminati”

Lo sviluppo di questi articoli è reso possibile grazie alla collaborazione della Sig.ra Loredana Roberti, admin del gruppo Facebook Dottor Rol, la quale ci ha gentilmente messo a disposizione numerosi documenti, oltre ad averci fornito notizie e link utili per la stesura degli articoli stessi.